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I Soprano – Don’t Stop Believin’

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1981. I Journey, un gruppo rock fondato agli inizi degli anni 70′ sotto l’influenza dell’ex manager di Santana, pubblicano il loro settimo album, EscapeÈ la svolta definitiva verso il pop rock dopo anni di progressive e hard, nonché il preludio del successo. Tre sono i brani che segnano la storia dell’album più venduto della storia della band statunitense: Who’s Cryin’ Now, Open Arms e Don’t Stop Believin’. In realtà dei tre è il secondo il più acclamato: numero 2 per sei settimane consecutive e numero 13 nella Billboard’s 1982 year-end Hot 100. Ma Don’t Stop Believin’ qualche anno dopo, precisamente nel 2006, scalerà le vette di iTunes, divenendo uno dei brani più scaricati negli Stati Uniti con oltre 7 milioni di copie vendute.

La forza di questa canzone sta in uno dei migliori riff di apertura della storia della musica rock. Quel piano che scandisce l’intro è una melodia perfetta, che dona la giusta musicalità ad un testo tutt’altro che banale. Le parole scritte da Steve Perry, Neal Schon e Jonathan Cain completano poi il puzzle in maniera perfettamente complementare. Gridano a chiunque ascolti di non mollare mai, di inseguire sempre i propri sogni, di crederci fino alla fine. Come se non importasse il chi, il dove o il quando. Come se non è finita finché non è finita.

Perché Don’t Stop Believin’ è l’inno a sfidare i propri limiti, andando oltre senza mai voltarsi indietro. Dove magari non c’è nessuno o dove magari qualcuno ci aspetta, non importa. È soltanto l’invito a correre più in avanti che mai, rimanendo aggrappati all’ultimo scatto, all’ultimo passo, all’ultimo respiro. Senza mai smettere di sognare, senza mai smettere e basta.

Che c’entra Tony Soprano in questo è semplice. È quello schermo nero che molti di voi già conosceranno e che qualcun altro prima o poi scoprirà. Ma la storia dei Soprano non è soltanto una storia di perseveranza, è una storia di vittorie e di sconfitte che manifesterà quanto duplice sia l’indole umana, perfino quella di un’intera famiglia mafiosa. I Soprano sono così inconsapevoli protagonisti di una delle più ardite indagini antropologiche della storia della televisione: comprendere i così detti grigi umani che perseguitano l’animo anche del più deciso degli uomini. Ma facciamo un passo indietro e incominciamo a capire innanzitutto chi è la famiglia Soprano, sopratutto chi è il capostipite Tony.

i soprano

Come si evince chiaramente dal cognome, i Soprano sono una famiglia italo-americana che, nell’essenza, è composta da Tony, sua moglie Carmela e i figli A.J e Meadow. Originari di Avellino, gli avi di questa cominciarono fin da subito ad intrattenere contatti con le potenti cosche newyorkesi per poter stabilire un proprio racket sul territorio. E di pari passo con le attività criminali, i Soprano strinsero sempre più amicizie politiche per poter riciclare i proventi del traffico di droga. Così giungiamo al giorno d’oggi, mentre Tony, figlio di Johnny Boy, uno dei fondatori della potente Famiglia DiMeo (la famiglia cui fanno capo i Soprano), sgomita per trovare il proprio posto nel mondo.

Tony Soprano è il numero due della cosca DiMeo, secondo al solo boss Jackie Aprile, ma il cancro terminale di quest’ultimo lo renderà il Capo. Diverrà quindi l’uomo che decide il destino di molti altri, rimanendo all’apparenza un semplice responsabile dello smaltimento rifiuti del New Jersey. E tal responsabilità arcigna e pesante evidenzierà quanto un uomo grande, potente e cinico sia in egual misura debole, insicuro e profondamente contraddittorio.

Un Dr.Jekyll in casa, un Mr.Hyde là fuori.

Perché pur rimanendo uno spietato Boss della Mala, Tony non smetterà mai di essere un padre premuroso, un marito affettuoso ed un vicino disponibile. Insomma non smetterà mai di essere un uomo con i propri pregi ed i propri difetti. Un conflitto insito in ciascuno dei componenti Soprano, probabilmente anche in ciascuno di noi, che per via dell’attività criminale trova l’acme in Tony.

Naturalmente le conseguenze di ciò non tardano ad arrivare: attacchi di panico, svenimenti, totale impotenza. D’improvviso uno dei più feroci uomini degli Stati Uniti è il più debole dei viventi.

E così dinanzi le paure diveniamo tutti uguali, indifesi verso qualcosa che non sappiamo come combattere.

i soprano

Come già detto, questa doppia maschera che cela il viso di molti uomini è propria di ciascun componente della famiglia Soprano. Uno di questi è Chris Moltisanti, il nipote di Tony. Eclettico e sofferente, Chris è imbavagliato dal fato che fin da piccolo ha deciso per lui; doveva essere un mafioso e un mafioso è diventato, volente o nolente. Ma questo pian piano logora il giovane gangster, costretto ben presto ad accantonare i suoi sogni di sceneggiatore e regista per una vita che molte volte non avrebbe voluto. Per questo anche lui, come Tony, da un lato diventa un terribile killer al soldo della Mafia, dall’altro un povero tossicodipendente incapace di fare ciò che realmente desidera.

Sai cosa ho imparato? Quando la gente ti dà un’etichetta, spesso lo fa per sentirsi più fica di te, etichettati da solo. 

Sembra che questo destino sia il filo conduttore dell’intera famiglia Soprano; un vorrei ma non posso che è la chiave di molti dei protagonisti della serie HBO. Come per Carmela, la moglie di Tony, colei che insieme A.J patirà più di tutti l’essere perennemente in bilico. Sicura donna di casa, madre previdente e moglie invadente, Carmela è più volte tentata dall’abbandonare il marito, colpevole di tradimenti e di molteplici disattenzioni. Ma, oltre che per una notevole fede cattolica, non cederà mai definitivamente alla tentazione, perché non smetterà mai di amare il dolce e premuroso uomo così diverso dal cinico boss dei DiMeo.

Nei Soprano diviene pertanto manifesta l’indivisibilità dell’animo umano, così tetro come così luminoso, così semplice come così complesso. Diviene evidente che l’uomo non è scindibile in due e che di conseguenza non esiste bianco senza nero. Siamo un grigio talvolta sbiadito, talvolta intenso, che in modo camaleontico si adatta al contesto in cui giace. Come in Tony, come in ogni uomo.

Come il suo protagonista, anche l’opera di David Chase è indivisibile, non catalogabile. Non è una semplice serie tv ma piuttosto un tentativo di indagare quanto più possibile nei meandri dei sentimenti umani, riuscendoci come meglio non si potrebbe. Perché dopo i Soprano niente sarà più come prima, né la televisione né noi.

«You woke up this morning / Got yourself a gun / Mama always said you’d be / The Chosen One / She said: You’re one in a million / You’ve got to burn to shine / But you were born under a bad sign / With a blue moon in your eyes»

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