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Enemy – Il Ragno: La Donna e La Condizione Umana

Il caos è ordine non ancora decifrato.

Adam non è che il nemico di sé stesso, con il suo continuo sbagliare, le sue indecisioni, la battaglia eternamente persa contro il suo subconscio e il suo rapporto fallimentare con il sesso opposto. È un triste professore di storia con una vita monotona, che scopre l’esistenza di un uomo esattamente uguale a lui in ogni aspetto: Anthony Saint Claire.

Anthony non è che il nemico di sé stesso, con il suo continuo sbagliare, le sue indecisioni, la battaglia eternamente persa contro il suo subconscio e il suo rapporto fallimentare con il sesso opposto. È un attore di bassa lega che viene contattato da un professore di storia identico a lui sotto tutti i punti di vista: Adam Bell. Nonostante all’apparenza Adam e Anthony non condividano la stessa vita, hanno in comune attitudini e vizi, perché è vero che sono ognuno il nemico di sé stesso, ma sono anche uno il nemico dell’altro, perché Adam è Anthony e Anthony è Adam.


Il tema del doppio, già meravigliosamente affrontato nel romanzo capolavoro dal quale è tratto il film, cioè L’Uomo Duplicato di José Saramago, passa tra le mani di un maestro del dettaglio come Denis Villeneuve. Il regista decide, allora, di aggiungere un elemento impenetrabile, spaventoso e onirico: il Ragno.

E se non fosse chiaro ciò che questo rappresenta nella scena d’apertura, nella quale in uno spettacolo erotico una donna schiaccia una tarantola, un gesto che impressiona il protagonista (in quel caso Anthony, data la fede al dito), l’apparizione del secondo aracnide inizia a comunicarne il significato profondo. Mentre Adam cammina in un corridoio d’albergo per incontrare Anthony, un corpo nudo di donna con il cranio di un ragno cammina sul soffitto in direzione opposta a lui, una creatura elegante, sensuale e soprattutto spaventosa. La donna-ragno, con la sua sicurezza e sincera nudità, è opposta e contraria rispetto al protagonista, rivelandosi a lui come minacciosa e irraggiungibile.

Controllo. È tutta questione di controllo. Ogni dittatura ha un ossessione, tutto qui. Ad esempio, nell’antica Roma si nutrivano le persone con panem et circenses, si distraeva la popolazione con l’intrattenimento. Ma altre dittature usano altre strategie per controllare le idee, la conoscenza. Come fanno? Riducono l’istruzione, limitano la cultura, censurano l’informazione, censurano ogni mezzo che l’individuo usa per esprimersi. È importante ricordare questo, si tratta di un piano che si ripete in qualsiasi momento storico.

Enemy si rivela in tutta la sua complessa ed ermetica potenza in una sola illuminante scena.
Durante un pranzo, la madre del professor Adam Bell consiglia al figlio di abbandonare la fantasia di diventare un attore. Ecco che ogni risposta giunge all’orecchio e agli occhi dello spettatore. I due personaggi del film sono un uomo solo, un unico organismo senza memoria e senza prospettive.

Il ragno, allora, prende il controllo di tutta la sua sfera vitale, si erge con eleganza e prepotenza sulla Toronto di Adam, una città per lui cinica e oppressiva, fredda spettatrice del dramma di un uomo comune. Il protagonista è nella tela della donna in ogni sua esperienza, è schiavo del giudizio di sua madre, quando è Adam intrattiene una relazione poco soddisfacente con la bellissima Mary, quando è Anthony è coinvolto in un matrimonio del quale non riesce a rispettare doveri e vincoli.

L’estetica del ragno che controlla Adam ha delle caratteristiche fondamentali: si ispira a Maman, una scultura di Louise Bourgeois esposta sempre in Canada, ma a Ottawa. Già dal titolo si comprende come l’opera sia un riferimento alla donna, fragile nella sua struttura, con delle zampe fini e gracili, ma accogliente nella sua essenza, grazie a un corpo che funziona da fulcro vitale.

Anche in Enemy la figura femminile è dipinta al contempo fragile, accogliente e maestosa.Tre caratteristiche incarnate dalle uniche tre persone importanti nella vita del protagonista: da Mary, l’amante sensibile di Adam, da Helen, la dolce moglie di Anthony, che non a caso aspetta un bambino, e dalla madre, una persona estremamente carismatica. Il mondo di Adam e del suo alter ego Anthony, impersonati in maniera fenomenale da Jake Gyllenhaal, viene sommerso dal ragno inaffrontabile che è sua madre, in un’inquadratura dall’estetica e dal significato potentissimi.

La storia si ripete due volte, una come tragedia, l’altra come farsa.

In Enemy la circolarità della storia è un assioma, la Storia dell’uomo si ripete perché ogni singola vita non fa che essere un serpente che si mangia la coda. Adam e Anthony non incarnano tragedia e farsa separatamente, ma i due valori continueranno ad attraversare ogni vita parallela costruita dal protagonista. E anche quando Adam arriverà a “rubare” la vita di Anthony, ovvero a riprendersi la propria, con una moglie pronta a regalargli un figlio, lui deciderà di partecipare a uno degli incontri erotici della prima sequenza, che ora possiamo idealmente considerare anche come ultima.

Nel continuo fluttuare tra tragedia e farsa, la vita di Adam non avrà soluzione di continuità, i doveri continueranno a spaventarlo e la sua esistenza lo opprimerà sempre di più. Il ragno allora sostituirà la moglie, invadendo la stanza e l’intimità di un uomo ancora sospeso tra farsa e tragedia, tra illuminazione e rassegnazione, in un finale criptico e senza speranza che ci consegna la condizione umana secondo Villeneuve: un insieme di prigioni costruite con le sbarre dei nostri errori.

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