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Bojack, True Detective e il Nichilismo di Nietzsche

Uno spettro riecheggia in quell’Occidente ormai divenuto globo, uno spettro mai pienamente compreso, ma necessariamente incarnato nella forma più (in)consapevole. Lo spettro del nichilismo. Ciò si manifestò nel filosofo Nietzsche, colui che ne fu massimo profeta e teorico, colui che diagnosticò la malattia del nostro tempo. Il nichilismo si erge come un totale disancoramento da tutto ciò che fosse considerato ultimo o risolutivo, costringendo l’individuo ad abbandonare qualsiasi appiglio, a perdere qualsivoglia punto di riferimento, trovandosi così in un profondo e sconfinato deserto, direbbe Zarathustra. Avviene un approdo al nulla in quanto nulla, percependo l’assenza di un fine e della risposta al perché.

L’autore tedesco, annunciando la morte di Dio, rivela al mondo la nostra condanna. Una condanna che colpisce tutti, noi stessi così come i personaggi da noi immaginati, noi stessi così come BoJack Horseman (un cavallo antropomorfo alcolizzato, cinico e depresso) e Rustin Cohle (detective pessimista alienato dalla vita). Entrambi vivono in un’era caratterizzata dalla presenza dell’assenza di una verità ultima, di un’essenza universale, di una divinità giustificatrice. Il nichilismo simboleggia quindi la trasvalutazione dei valori tradizionali, un’assoluta contingenza che condanna il soggetto a perdersi in un mondo permeato da mancanze. Vivere una tale situazione, una tale tacita consapevolezza, non è facile, poiché questo peso da portare sulle spalle è in grado di farti annegare. Infatti, BoJack, inconsciamente terrorizzato dall’ingiustificabilità della propria esistenza, si rifugia nel rassicurante ma fasullo luogo di conforto di droghe, alcool e scelte moralmente sbagliate.

Subire l’incessante forza del nichilismo è un’operazione di vita ardua, una forza talmente grande che è come se avesse necessitato l’esistenza di Nietzsche per manifestarsi, come se tale pensiero fosse rimasto fermo nella Storia ad aspettare un pensatore che potesse sorreggere un’idea così abissale.

L’autore tedesco tentò di essere all’altezza del suo pensiero, tentò di assumersi il peso della pluralità delle prospettive. È come se Nietzsche, l’umano troppo umano Nietzsche, si fosse sacrificato per manifestare il proprio pensiero. Una verità incarnata forse troppo grande solo per un uomo, talmente grande che condusse il filosofo alla follia. Questa è la strada che cerca di intraprendere Rust, colui che è consapevole della trasvalutazione dei valori, dell’irrazionalità che domina sulla ragione, colui che verrebbe definito spirito libero da Nietzsche. Rust fa propria la rivelazione della morte degli ideali, lui, ateo per scelta, è cosciente che, ormai, nemmeno un Dio potrebbe salvarci.

La realtà, in tutte le sue forme, si disvela totalmente infondata. La nostra vita, la popolarità di BoJack, il male presente nella Louisiana, tutto si scopre senza ragione. La totale ingiustificabilità dell’esistenza si espande in tutto il mondo, dal più piccolo amore giovanile alle ragioni di una guerra. Tale condizione di assurdità dell’esistere non è una verità dimostrabile razionalmente, sosterrà l’esistenzialista Camus, ma una presa di coscienza che si manifesta nel vivere quotidiano, nel girare Horsin’ Around come nel risolvere casi polizieschi. Infatti, questa angosciante sensazione non è tematizzata dai nostri personaggi, ma vissuta. Secondo Camus, però, l’assurdo non è una conclusione, ma un punto di partenza, un passaggio obbligato perché si possa vivere autenticamente la propria esistenza in maniera libera.

Se la nostra è l’epoca orfana di Dio e manchevole di riparo, ciò non implica necessariamente che si debba sprofondare nel nulla, non implica che si debba smettere di riprodursi, come dirà Rust. L’esistenzialismo è, infatti, una risposta al non senso aprioristico dell’esistenza. Il massimo esponente di questo pensiero, il filosofo novecentesco Sartre, dona la possibilità di oltrepassare il pessimismo e l’assurdità dell’esistenza, sostenendo che l’uomo, abbandonato a se stesso, debba reclamare la propria libertà, debba essere la propria libertà.

Sartre, cavalcando l’onda nichilista, pensa che non ci sia un’essenza prestabilita che determini il destino del singolo individuo, che non ci sia nulla che giustifichi la nostra esistenza, se non le nostre azioni. Noi, l’entità in cui l’esistenza precede l’essenza, dobbiamo scegliere, e scegliendo decideremo chi essere.

“La vita non ha senso a priori. Prima che voi la viviate la vita di per sé non è nulla; sta a voi darle un senso e il valore non è altro che il senso che scegliete.” scriverà il filosofo.

L’esser liberi, però, si rivelerà una vera e propria condanna. La libertà è l’unico fondamento dei valori, e niente, proprio niente, ci giustifica se adottiamo questo o l’altro modello. Non c’è nulla al di là dell’esistenza di BoJack, non c’è nulla che lo legittimi a deludere costantemente le persone a lui care. Così come non c’è nulla che giustifichi il tradimento di Rust nei confronti del fidato amico Marty. Simultaneamente, però, non c’è nulla che impedisca loro di fare tutto ciò. Sono soli, senza scuse.

Rust e BoJack hanno il totale controllo sulla propria vita, sulle proprie scelte, sono condannati ad essere liberi.

Il nichilismo simboleggia quindi la negazione dei valori tradizionali, generando così la possibilità, e la successiva necessità, di una posizione di nuovi valori però consapevoli della propria contingenza. La morte di Dio, come morte di tutti gli ideali, ha un prezzo, un prezzo che dobbiamo addossarci pienamente, avendo la responsabilità di creare e scegliere un nuovo senso per la nostra vita.

Sartre era convinto che l’uomo fosse il proprio progetto, tanto convinto da esprimere la sua filosofia nella vita pratica. Fu uno dei più grandi intellettuali che abbia mai cercato di incarnare il proprio pensiero, tanto da considerare la sua esistenza una manifestazione delle sue idee. Questo accade perché l’esistenzialismo è una scelta, una modalità di vivere che si sente, si percepisce, si tocca, molto prima di contemplarla, proprio come accade ai nostri due protagonisti che sono in parte (in)consapevoli dell’accadere, ma completamente gettati in un mondo soggiogato dalle forze del nichilismo.

Emerge così la consapevolezza che il senso abiti proprio nel nulla, che si debba accettare l’assenza di un’essenza salda, che ogni verità non sia ultima, che ogni prospettiva sia solo una prospettiva. Ciò conduce a una trasformazione che non è un divenire altro, ma essere se stessi. Il punto sarà imparare a divenire ciò che si è, direbbe Nietzsche. Poiché, anche se tutto è contingente, la scelta non è gratuita, quindi nel momento in cui scelgo me stesso come progetto, allora lì, essendo il solo responsabile, diverrò ciò che sono.

Assumendo se stessi come progetto consapevole della gratuità originaria, non si viene più divorati dal fato, ma volendo il non voluto e amando l’irrazionalità del nostro essere, riusciamo a rendere la contingenza una fortuna, sosterrà Sartre.

Accettando il destino che abita in noi stessi, accettando quindi la morte prematura della propria figlia per Rust e accogliendo l’assoluta mancanza di affetto da parte dei genitori per BoJack, ma soprattutto volendo il proprio destino, riusciremo a divenire autentici.

Questi filosofi, e questi grandi personaggi cinematografici, ci insegnano che l’obiettivo sarà imparare a vivere il nichilismo, a vivere l’esistenzialismo, ad esserne all’altezza. Ci permettono di acquisire la consapevolezza che nell’assurdità si possa trovare il necessario, che nel male si possa scoprire il bene, che per poter essere inondati dalla luce si debba essere oscurati dall’ombra.

“Una volta c’era solo l’oscurità. Se me lo chiedessi, ti direi che la luce sta vincendo.”  Rust

Questi grandi pensatori li abbiamo dentro le nostre ossa, sono decisamente autori per tutti e per nessuno.

 

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Tommaso Paris

“-Dio è morto, Marx è morto, e io mi sento poco bene- (Woody Allen). 22 anni, studio filosofia a Milano, ma provengo dai monti. Filosofia e Cinema, essenzialmente le due ragioni per cui mi alzo la mattina.”

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