News

La Poetica di Rocky – La Tigre Risvegliata

In fondo chi se ne frega se perdo questo incontro, non mi frega niente neanche se mi spacca la testa, perché l’unica cosa che voglio è resistere; nessuno è mai riuscito a resistere con Creed, se io riesco a reggere alla distanza, e se quando suona l’ultimo gong io sono ancora in piedi… se sono ancora in piedi io saprò per la prima volta in vita mia che… che non sono soltanto un bullo di periferia. 

– Rocky

Una sola parola riassume la poetica di Rocky: resistenza. Rimanere in piedi quando suona la campana, saper incassare i colpi della vita, e, se il mondo è un bastardo, stenderlo con tutta la forza che hai.
Per molti un simile messaggio potrebbe risultare troppo semplice, addirittura banale; ma sarebbe un grosso errore considerarlo tale, specie quando Rocky si ispira ad una storia vera.

Il 24 marzo 1975, Stallone assiste all’incontro di boxe tra il campione del mondo in carica, Muhammad Ali, e un pugile semisconosciuto, Chuck Wepner, organizzato dal manager Don King. L’incontro, sebbene alla fine vinto dal campione, è rimasto famoso nella storia pugilistica per aver visto Ali più volte in seria difficoltà, addirittura al tappeto durante la nona ripresa. Wepner riuscì a resistere fino al K.O. subito durante la quindicesima ed ultima ripresa. Stallone, colpito dalla resistenza di Wepner, ebbe un’ispirazione e in tre giorni scrisse una prima stesura della sceneggiatura.

L’arte non ha creato la volontà, non ha creato la determinazione, l’ha presa dalla realtà per renderla leggenda. Ma è vera, pura, semplice e sincera forza di rialzarsi e andare avanti, di resistere.

Cresciuto per le strade, corrotto dalla malavita, Rocky cerca la sua redenzione e, dopo le occasioni perdute, ritrova in sé l’uomo e la sua voglia di sopravvivere. Ed è lì che lo si può scorgere, l’occhio della tigre risvegliata, il brivido dell’incontro, il sangue del combattimento, il cacciatore nella notte dallo sguardo di fiamma.

I cuori bruciano, ripresa dopo ripresa, quando l’umile della strada tiene testa allo furia del campione, Apollo Creed. Il forte affronta l’irresoluto, ma rimane sbalordito dalla forza che covano i deboli, che si aggrappano ad ogni cosa, folli e affamati, non lasciano scampo alla loro preda.

Tuttavia, alla resa dei conti, la vita è l’eterno avversario, incrollabile, che colpisce più duro di tutti. Nel codice del guerriero non esiste la resa; anche se il corpo gli dice di fermarsi, il suo spirito non si piega mai. Nel profondo dell’anima vi è una tenue brace, che divampa inarrestabile quando decide di non arrendersi.

Devi essere come quello che mangiava fulmini e cacava i tuoni

– Mickey Goldmill, allenatore di Rocky

 

La Tigre Abbattuta

Accade spesso e in fretta che si scambi la passione per la gloria. Nessuna conquista è definitiva. Una volta raggiunto un traguardo bisogna combattere per tenerselo stretto.  Arriva un tempo in cui i castelli crollano e la fiamma si assopisce, e ciò che rimane svanisce nella sabbia. Anche i migliori cadono. Come il nostro eroe in Rocky III, che perde l’appiglio sui sogni del passato e non lotta per tenerli in vita. Rocky ha scalato l’Olimpo dalla strada e poi è stato scaraventato dalla cima in un abisso; è precipitato nel baratro del suo stesso animo, dove però ha fatto nuove scoperte.

Non si tratta di te contro l’avversario e nemmeno di te contro la vita; si tratta di te contro te stesso. È l’eterno paradosso che manda avanti Rocky, scoprendo proprio in sé il suo più temibile sfidante. È una battaglia di volontà, che non ha intenzione di perdere, una guerra contro le sue paure. E così inizia la risalita, faticosa e impervia; perdere per poter vincere, insorgere sulle avversità e gli ostacoli. Saper reagire cambia le cose e quando pensi di valere qualcosa devi meritartela.

Tutto ciò che manda avanti Rocky nei suoi film è la sua sete di dimostrare a sé stesso di poter superare la notte più oscura, di essere capace di una fuoco inestinguibile, alimentato dalla concentrazione e dal coraggio. Nocche insanguinate e ossa rotte, un animo spezzato e un cuore di pietra, l’arsenale non di un vincente, ma di un combattente, un uomo che cerca i suoi limiti per superarli, per essere migliore dell’uomo che era ieri.
Così nasce il mito di Rocky Balboa.

Rocky Balboa

Ora ti dirò una cosa scontata: guarda che il mondo non è tutto rose e fiori, è davvero un postaccio misero e sporco e per quanto forte tu possa essere, se glielo permetti ti mette in ginocchio e ti lascia senza niente per sempre. Né io, né tu, nessuno può colpire duro come fa la vita, perciò andando avanti non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi, come incassi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti… così sei un vincente! E se credi di essere forte lo devi dimostrare che sei forte! Perché un uomo vince solo se sa resistere! Non se ne va in giro a puntare il dito contro chi non c’entra, accusando prima questo e poi quell’altro di quanto sbaglia! I vigliacchi fanno così e tu non lo sei! Non lo sei affatto! 

– Rocky Balboa

Il modo in cui sa resistere, questa è la misura di un uomo, questa è la poetica di Rocky. Avere il coraggio di alzarsi la mattina e guardarsi allo specchio, sapendo di non aver deluso quello sguardo riflesso che giudica continuamente. Impari ad amarti, ad amare, anche la strada più sporca, che ti aiuta a crescere. Rocky è la storia di un viaggio di andata e ritorno dall’inferno, ma solo il cielo sa quanto oltre ci si può spingere.

Se perdi la strada, torni al punto di partenza, ritrovi il ritmo del tuo cuore, ci credi e trionfi. Una vittoria non di oro o di trofei, ma di pace e risvegli, di potenza e coraggio. Un passo alla volta, un pugno alla volta, una ripresa alla volta, e puoi finalmente amare o perdere, fin tanto che credi in te stesso. Una lotta tra cicatrici e animi infranti, che le tempeste hanno reso roccia.

I film di Rocky parlano, nella maniera più semplice e diretta, come un gancio destro, della più grande delle possibilità umane: quella di scegliere. Scegliere se alzarsi o rimanere a terra, scegliere se fare un passo avanti o indietro in una discussione, scegliere la via più saggia. Lui, Rocky Balboa, sarà sempre lì, al nostro angolo, a vegliare su coloro che avranno la forza di non gettare la spugna.

Nella vita gli incontri, i ring su cui si sale sono tanti, e i gradini prima dell’arena sembrano infiniti, la distanza immane e interminabile. Tuttavia, proprio in quei momenti di terrore assoluto, una persona dimostra a sé stessa chi è davvero. A terra o in piedi, abbandonati e in guerra contro il mondo. Bisognerà finire al tappeto tante volte, finché non scoccherà una scintilla, e allora le cose potranno davvero cambiare. Bisognerà volare un giorno o l’altro.

Be’, ecco, a dire la verità, sai certe volte un po’ di paura ce l’ho è vero; quando sono sul ring e le prendo, e le braccia mi fanno tanto male che non riesco più ad alzarle. Sì allora penso: “Dio quanto vorrei che mi beccasse sul mento così non sentirei più niente!” Però poi c’è un’altra parte di me che viene fuori e non ha tanta paura… c’è un’altra parte di me che non vuole mollare, che vuol fare un altro round. Perché fare un altro round quando pensi di non farcela, è una cosa che può cambiare tutta la tua vita. Capisci quello che voglio dire?

– Rocky

 

Leggi anche: Creed II – L’ultimo incontro di una saga infinita

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.