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Ingrid Bergman e Roberto Rossellini – La lettera d’amore e la profezia di Hemingway

Questa è una favola di altri tempi. Ed è una favola sul potere delle parole, soprattutto quelle scritte a mano. Quanto potere di per sé contengono le parole è risaputo, ma quello che non riusciamo a quantificare è il potere della parola giusta, detta al momento giusto, ad un uditore o pubblico pronto a recepirla. Martin Luther King non disse “I have a plan!”, disse “I have a dream”, Lennon non cantava “Hypothesize” ma “Image” e Steve Jobs ha scritto sui cartelloni pubblicitari “Think Different” non “Famolo strano” (chiedo venia al grande Carlo).

Parola giusta, momento giusto, ascoltatore pronto. La parola che fa scattare la nostra favola è stata scritta a mano su una lettera ed è un “ti amo”, ma non è come potete immaginare. Ingrid, l’autrice della lettera la scrisse ad un uomo che non aveva mai visto, di cui conosceva a malapena la figura, eppure si sentiva vicino allo spirito di quest’uomo, che di mestiere faceva il regista, solamente dopo aver visto due dei suoi film: Roma città aperta e Paisà, due pietre miliari neorealiste.

 

Caro Signor Rossellini,

ho visto i suoi film Roma Città Aperta e Paisà e li ho apprezzati moltissimo. Se ha bisogno di un’attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo ‘ti amo’, sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei.

Questo il contenuto della breve lettera di Ingrid Bergman a Roberto Rossellini. È il 1948 ed ha inizio la storia che stiamo per raccontare.

La lettera arriva a casa Rossellini l’8 maggio, giorno del compleanno del grande Roberto, ed incendia la mente del regista. Il messaggio della Bergman è un capolavoro di astuzia femminile, proprio nella scelta delle parole, “Sono una ragazza”, “sarei onorata”, un’esagerata modestia da parte di chi era già diva, con un oscar vinto per il thriller Angoscia (oltre a 4 nomination) ed in quegli anni musa di Alfred Hotchcock in ben quattro pellicole. Ma il finale con quel furtivo «ti amo» è il tocco di genio, (non) a caso è l’unica battuta in italiano da lei pronunciata in un suo film americano, e già nascondeva e denunciava il seme di un feeling.

Rossellini era già un totem cinematografico, dotato di un’irresistibile savoir faire ne faceva uso abilmente con il gentil sesso, forse esagerando dato che già aveva lasciato la sua moglie “legale” (non essendoci il divorzio ancora), la costumista Marcella De Marchis, madre di due dei suoi figli, poiché non aveva resistito a quel monumento di talento e mediterraneità che era Anna Magnani, con la quale al momento dell’arrivo della lettera conviveva. Da questo momento sino al ’49, il regista e l’attrice intrecciarono svariati incontri lavorativi e non, sempre nelle capitali europee dove lei stava girando film, Parigi per Arco di Trionfo e Londra per il film di Hitchcock Il peccato di lady Considine, mentre il matrimonio di lei naufragava e la Magnani  all’ennesimo telegramma, passato segretamente a mo’ di pizzino dal portiere di casa, rovesciava una scodella di spaghetti sul capo di Rossellini.

In una di queste fughe d’amore Rossellini propose alla sua amante di rimpiazzare proprio la Magnani nel film che stava scrivendo: Stromboli. Fu ovviamente il colpo di grazia oltre all’abbandono dell’italica attrice a casa adducendo come scusa quella di portare a spasso i cani, la bassotta Lilina e il barboncino Pippo, per non tornare mai più.

Rossellini però aveva già girato parte di Stromboli con un giovane produttore siciliano. Quando ci fu la rottura con la Magnani, la produzione mollò Roberto e scritturò un regista tedesco (William Dieterle), per far interpretare egualmente il film alla Magnani, cambiando il titolo in Vulcano e girandolo nell’isola eoliana adiacente. Così l’estate del ’49, di per sé caldissima, fu rovente a causa di quella che i rotocalchi chiamarono la «guerra delle isole»: a Stromboli la troupe di Rossellini con la Bergman, a Vulcano quella della Magnani. I paparazzi circondano i due set con ogni mezzo di fortuna e tutto il mondo da quel giorno seppe mettere sulla mappa le isole Eolie.

Il gesto della produzione originale di voler continuare con la Magnani non fu interpretato dalla nuova coppia. Esso fu l’incipit della crociata contro la star svedese. Infatti se per Roberto non cambiò molto professionalmente, la Bergman subì danni notevoli alla sua carriera e alla sua vita personale. Innanzitutto l’ex marito, il dottor Lindstrom, ottenne l’affidamento della figlia Pia, che dichiarerà appena in età d’intervista di non aver mai voluto bene a sua madre. L’immagine che inizia a diffondersi della diva è quella di una donna senza scrupoli, capace di ogni azione per la sua carriera, una madre che abbandona la famiglia per distruggerne altre e due. Per l’opinione pubblica americana fu uno scandalo enorme: la Bergman, fino ad allora considerata una santa, divenne subito un’adultera da lapidare. Fu accusata di essere «l’apostolo della depravazione di Hollywood». Il caso arrivò addirittura al Senato americano, dove il senatore Edwin Johnson del Colorado la definì “potente distillatrice del male e cultrice del libero amore”.

Solo il grande scrittore Ernest Hemingway difese pubblicamente la star svedese, profetizzando alla stessa: «Ascoltami, figliola, voglio farti un discorsetto. Abbiamo una sola vita di fronte a noi. Tu sei una grande attrice. Le grandi attrici hanno sempre grossi guai, prima o poi; se non li hanno, vuole dire che sono stronze (puoi cancellare le parolacce). E tutto ciò che le grandi attrici fanno, viene perdonato». Si sono visti avvocati peggiori.

Nonostante l’endorsment dell’immortale Ernest, fu difficile trovare una produzione o un regista voglioso di scritturare Ingrid, consci di quanto livore covava nei suoi confronti. Anni di magra dove le occasioni di lavoro furono esclusive del nuovo marito (erano convogliati a nozze in Messico), ma con modesti risultati al botteghino e con la critica apertamente schierata contro. Ingrid non mostrò mai segni di cedimento, mai una volta fu colta dal dubbio se stesse facendo o meno la scelta giusta nello stare con Roberto. Era innamorata e questo le bastava. Non influivano minimamente le cataste di lettere che riceveva a casa, le campagne denigratorie della stampa, attacchi di famosi e non, lei aveva il suo Roberto ed una nuova famiglia: Roberto Jr, Isotta Ingrid e Isabella.

Il perché fu attaccata lei e mai lui è facile interpretarlo, in una società arretrata e fallocentrica come in quegli anni, dove l’uomo era libero di dar sfogo al suo ego ed essere elogiato per machismo, la donna aveva un solo ruolo oltre a quello di mater: subire. Se non lo faceva, se agiva fuori dagli schemi diventava un bersaglio, e spesso le frecce più aguzze contro di essa venivano scagliate dalle schiere di donne che avevano ingurgitato una simile sorte.

Ingrid nel suo comportamento divenne un simbolo, agì “for the ages”, un elegante e pacato low profile adottato sia per proteggere i figli, sia perché ella veleggiava al di sopra del liquame dove volevano s’impantanasse, aveva la coscienza pulita, la sua unica colpa era l’essersi innamorata.

Ma l’idillio che sembrava eterno inizia ad affievolirsi. Rossellini sviluppa una duplice gelosia poiché vuole l’esclusività di Ingrid come musa e moglie, ostacolandone i progetti con altri registi, e nonostante la gogna mediatica fu inquadrato negli States come “il Signor Bergman” e non più come il genio neorealista. L’insoddisfazione di Roberto in concomitanza di ruoli fortemente voluti dalla Bergman (Eliana e gli Uomini e subito dopo Anastasia) portarono la coppia ad un momento di riflessione che condusse il regista in India. Tornerà con una nuova compagna, Sonali Das Gupta.

La Bergman ferita nel cuore ma libera artisticamente fa il suo trionfale ritorno ad Hollywood con la vittoria dell’Oscar per Anastasia. È l’inizio di una seconda vita artistica, che porterà l’attrice a recitare sino al 1978, ottenendo svariate nomination ed a centrare il terzo Oscar con “Assassinio sull’Orient Express” nel 1975. Si realizzò la profezia di Hemingway.

Ma se avreste avuto la possibilità di chiedere alla Bergman se avesse riscritto quella lettera, la risposta probabilmente non sarebbe mai cambiata. Le avevano tolto la dignità e la sua arte eppure lei si sentiva ancora libera ogni giorno che si svegliava al fianco di Roberto e poteva dare un bacio ai suoi figli.

Tanto poi l’opinione pubblica si autoredime, dimenticandosi del veleno da lei stessa gettato. Sulle opinioni che riguardano la divina Bergman mi fido del compianto Indro Montanelli: “Non ho mai visto in vita mia, nemmeno nei film di cui la Bergman è protagonista, una donna così trasparentemente pulita. Cristallina.” Un languore cristallino che trapassa i cuori ancora oggi, non biasimate Rossellini, nessuno poteva resisterle.

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