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Bill – Il Diavolo, l’Uomo

Kill Bill

Nella storia del cinema, le possibilità di trovare un antagonista sfaccettato quanto Bill Gunn sono oggettivamente basse; questa premessa è necessaria perché sviluppare un’analisi psicologica del villain di Kill Bill, quarto film di Tarantino, implica riconoscere le caratteristiche del personaggio che lo rendono un’icona del sadismo.

La vendetta nei confronti di Bill è il filo conduttore dei due volumi, uniti nel segno della violenza, che la Sposa Beatrix (Black Mamba/Uma Thurman) scatena contro la squadra delle vipere mortali. La ricerca della killer risvegliata dal coma è una vera e propria caccia, resa più seducente dal velo di mistero che avvolge Bill, quest’uomo così crudele, saggio e affascinante.

Grazie alla creatività di Tarantino, questo capolavoro dà vita ad una dialettica unica ed epica, tra violenza, romanticismo, poesia ed etica. Si tratta di una storia cinematografica che tocca corde profondamente ambigue, complesse e umane. Come una chitarra dal suono sublime o un dipinto senza eguali. Un’opera capace di fare genere a sé, iniziata con una carneficina clamorosa.

Kill Bill vol. 1: il colpo di grazia

Kill Bill

Sai bimba, mi piace pensare che tu sia abbastanza lucida persino ora da sapere che non c’è nulla di sadico nelle mie azioni. Forse nei confronti di tutti quegli altri, quei buffoni, ma non con te. No, bimba, in questo momento sono proprio io, all’apice del mio masochismo. 

La trama di Kill Bill gira tutta intorno alla scena iniziale del primo film, la carneficina di cui sono vittime i partecipanti alle prove del matrimonio della Sposa, per miracolo l’unica a salvarsi. Le danze si aprono con lo storico monologo di Bill, pronto a premere il grilletto che la terrà per 4 anni in coma.

Quello del Massacro ai Due Pini è un momento frammentario: la carneficina, il sangue e lo sparo a Black Mamba non offre che un parziale spaccato sulle intenzioni, i comportamenti e la filosofia di Bill Gunn. Tarantino guida gli spettatori a percepirlo come un attraente, mortale enigma.

Mentre ci confrontiamo con la profonda caratterizzazione dell’eroina, del villain e degli altri membri delle vipere mortali che si frappongo tra i due, Kill Bill intrattiene grazie alla sua raffinatezza estetica e talvolta esagerata: la stessa scena del colpo di grazia colpisce per l’impatto visivo brutale del primo piano di Uma Thurman.

La sposa imbrattata di sangue ispira empatico sgomento, suscita turbamento nell’uomo comune, che si chiede chi mai potrebbe essere capace di un tale male, estremo e gratuito? Nel segno di Tarantino, per rispondere a una domanda come questa è necessario contattare l’intima essenza della sua creazione, Bill Gunn.

Kill Bill vol. 2: il flauto, la spada e la bambina

Kill Bill

No, tu non sei una persona cattiva… Tu sei fantastica… Sei la persona che preferisco… Peccato che di tanto in tanto sai essere una gran troia… Come ti sembro? 

Mentre il primo capitolo è principalmente l’esplosione di una furia vendicativa, il secondo approfondisce molto il passato di Beatrix e Bill, i loro rapporti con il maestro Pai Mei o il forgiatore Hattori Hanzo, l’uomo di Okinawa; dopo che l’uomo e la donna si sono lasciati, il loro incontro fuori alla chiesa del massacro mentre Bill suona il flauto ha un retrogusto di nostalgici rimorsi.

Quello spietato, poetico uomo di cui la Sposa è innamorata ha qui già maturato l’idea della strage, ma nella sua crudeltà non ha tenuto conto di una variabile significativa, esistenziale: la bambina di cui Beatrix è incinta è sua figlia.

Dopo il risveglio e l’impeto col quale Black Mamba annienta i vari artefici della strage, si avvicina definitivamente al suo uomo grazie alle informazioni di Esteban Vihaio. Così l’assassina si presenta sulla soglia di Bill, decisa a terminare la caccia in un bagno di sangue.

La sua risoluzione viene temporaneamente meno quando si imbatte in sua figlia B.B, con la quale gioca e a causa della quale è costretta ad intrattenere un dialogo con l’uomo che ama e odia. Questo scambio è uno dei più belli del cinema di Tarantino perché trasuda un’umanità profonda, con tutte le sue ambivalenze, le sue contraddizioni e i suoi desideri: il passato da assassina di Beatrix si è scontrato con una decisione importante proprio a causa della gravidanza, poiché la madre voleva risparmiare alla futura bambina un mondo di insensata violenza.

La scoperta da parte di Bill che la sua donna era sopravvissuta alla strage lo ha portato lentamente alla consapevolezza che, prima o poi, ella sarebbe giunta per lui; la teoria di Superman è un passaggio filosofico degno di nota per il suo impatto sul rapporto tra i due e per la considerazione che Bill ha di Beatrix: combattere la sua natura di assassina è inutile perché, secondo lui, è nata per questo.

Dopo l’intenso scambio verbale, prende vita una mimica battaglia a colpi di spade, al termine della quale Beatrix prevale applicando la formidabile e letale tecnica dell’esplosione del cuore con cinque colpi delle dita. Piangendo e ridendo insieme, la madre assassina osserva il suo bersaglio cadere al suolo, esanime.

La leonessa si è ricongiunta al suo cucciolo e tutto va bene nella giungla.

Bill Gunn o il Diavolo: Kill Bill con I Fratelli Karamazov

Kill Bill

… Ciascuno di noi è colpevole di tutto e per tutti sulla Terra, questo è indubbio, non solo a causa della colpa comune originaria, ma ciascuno individualmente per tutti gli uomini e per ogni uomo sulla Terra.

Nel 1879 Fedor Dostoevskij pubblicò questo capolavoro, il suo ultimo romanzo, un classico della letteratura, manifesto dei pensieri dell’autore sulla religione, l’etica e la società del suo tempo.

Al centro della trama stanno le vicende della famiglia Karamazov e i loro conflitti e sentimenti contrastanti: Dmitrij, Ivan e Aleksej, tre fratelli molto diversi fra loro e un padre dispotico. È il contesto nel quale il parricidio del capofamiglia Fëdor ha luogo, del quale viene accusato Dmitrij.

Il tema principale sul quale Dostoevskij riflette è il senso di colpa, che da specifico diventa universale nella misura in cui la sua è una riflessione che coinvolge l’Umanità tutta. A tal proposito, il capitolo del Grande Inquisitore è significativo perché espone tesi sulla sofferenza umana e sul libero arbitrio che sovvertono la classica morale cattolica.

Il climax dell’opera è raggiunto verso il finale: la visione del Diavolo durante la follia di Ivan è un momento topico perché il lettore tocca con mano un Male intimo all’Uomo, non trascendentale; lo scambio tra i due mette inevitabilmente in mostra che il Diavolo non è altro che una creazione dell’uomo, nella misura in cui esso incarna tutto ciò che l’umano non tollera in sé stesso.

Questo Diavolo, che si presenta umilmente come un parassita che asseconda la vuota noia dell’uomo, colmandola col dolore che egli provoca all’Altro, è affine al Bill Gunn di Tarantino, perché come egli è sistematicamente portato ad agire ciò che è nella sua propria natura, ovvero il Male.

Senza di te non ci sarebbe alcun avvenimento e invece è necessario che ci siano avvenimenti. E così, con una stretta al cuore, io lavoro perché si verifichino eventi e creo l’irrazionale su ordinazione.

In Kill Bill l’agire sadico e lucido di Bill, che spara alla sua amata, potrebbe essere considerato una concretizzazione di questa filosofia: l’attualizzazione inevitabile di una potenzialità mortifera, che sovrappone l’assassino al Diavolo e impedisce qualsiasi visione escatologica della natura umana: ciò che l’uomo compie non è frutto di una volontà superiore, ma è dovuto a moti intimi, segretamente ignoti e letali. Diabolici in quanto umani.

Assumo sembianze umane e ne pago tutte conseguenze. Satana sum et nihil humanum a me alienum puto.

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Gianluca Colella

Ho 24 anni, studio psicologia clinica a Napoli e quello che amo della mia esperienza con la Settima Arte è la possibilità di legare ciò che studio agli show e ai film che amo; lo spazio culturale soggettivo e oggettivo nel quale possiamo emozionarci riconoscendo l'evoluzione di storie, personaggi ed affetti è una delle cose più preziose che abbiamo e secondo me l'arma più preziosa del cinema. Un po' la Forza di Star Wars.

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