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Dragon Ball Super: Broly – Le Colpe dei Padri Ricadono sui Figli

Ebbene sì, Dragon Ball è tornato. Molti fan d’élite della saga potrebbero essere infastiditi da quel Super, una serie marcata da incostanze e compromessi. La verità? Con Dragon Ball Super questo film ha poco a che fare. Si pone in continuità con la storia, certo, ma si presenta di più come una Fusione di ricordi e paure.
Inoltre, reintroduce una figura amata del passato, il cardine di questa pellicola che ha finalmente ricevuto l’approfondimento psicologico che ha sempre meritato: Broly, il Leggendario Super Saiyan.

Tuttavia, prima di arrivare al piatto forte, il viaggio ci riporta alle origini del mito: il Pianeta Vegeta. Buona parte dell’inizio del film è destinata al drammatico passaggio di eredità dai padri ai figli; Re Vegeta, Paragas e Bardack, le cui azioni sono destinate ad incidere profondamente sul futuro dei piccoli Vegeta, Broly e Goku.

Il film si apre quarantuno anni prima degli eventi del Torneo del Potere mostrando il passato della razza Saiyan,  i guerrieri del pianeta Vegeta, costantemente impegnati nella conquista di altri corpi celesti al fine di rivenderli per conto di Re Cold, capostipite della famiglia di tiranni galattici più temuta dello spazio. Un giorno Re Cold si reca con il suo esercito sul pianeta Vegeta per presentare ai Saiyan suo figlio Freezer, designato come nuovo comandante delle sue armate.

Arrivano qui le prime sequenze impressionanti; attraverso zoom calibrati e inquadrature di traverso, viene rievocata la paura che Freezer da sempre incute, la crudeltà incarnatasi nello spietato despota. Quella risata, quel sorriso, quella statura così infima che rievoca un terrore così grande.

Spaventato dal potenziale di questa razza e dalla leggenda del Super Saiyan, li sterminò distruggendo il loro pianeta. Tuttavia qualche guerriero riuscì a salvarsi, i quali saranno motivati per il resto della loro vita a vendicare la loro razza, contro il tiranno che la spazzò via. Un’antica verità: tutti creano le cose che temono. 

Prima della distruzione, però, per il Re Vegeta arriva una preoccupazione maggiore: Broly, un neonato Saiyan dal livello di forza persino superiore a quello di suo figlio, il principe Vegeta. Ordina, dunque, che il bambino venga inviato sul desolato pianeta Vampa. Il Re temeva che, avendo già un potere molto al di sopra della media, sarebbe potuto diventare superiore a suo figlio, o peggio, avrebbe potuto rappresentare una minaccia per i Saiyan e per l’universo stesso.

Il padre di Broly, Paragas, capisce il vero motivo dell’allontanamento del figlio e lo raggiunge sul pianeta Vampa. La sua astronave, però, viene danneggiata ed è irreparabile. Broly e Paragas sono condannati, quindi, a trascorrere la loro esistenza nella desolazione. Paragas coverà negli anni a venire il suo odio per Re Vegeta, bramando ardentemente la sua vendetta.

Anni dopo, una volta lasciato il pianeta del suo esilio, Paragas trasferirà l’odio per Re Vegeta sul figlio che porta lo stesso nome. L’arroganza e l’orgoglio del padre ricadono, dunque, sull’eterno Principe dei Saiyan. Tuttavia, non sarà Paragas ad affrontarlo. È Broly che viene gettato sul campo di battaglia, a combattere una guerra non sua. In una perversa forma di legame padre-figlio, Broly deve lottare per un odio che non gli appartiene, un odio che il padre gli ha costretto a provare.

Il Super Saiyan della Leggenda

Nell’ormai remoto film del 1993, Broly era semplicemente un concentrato d’ira che detestava Goku. Adesso, Broly è un Saiyan mite, poco interessato al combattimento.

Cresciuto in un ambiente desertico e selvaggio, con un padre severo alla stregua della crudeltà, Broly è un sopravvissuto. Impara ad adattarsi, fa amicizia con le creature del luogo, altre le caccia per nutrirsi. Infatti indossa attorno alla vita un brandello di pelliccia di una belva di cui si era affezionato. È un ragazzo ingenuo, semplice e innocente; non vorrebbe fare del male, dalla vita ha solo subito. Ha perso la sua casa, esule su di un altro pianeta. Caso vuole però, che abbia un potenziale smisurato come combattente.

Non vi ricorda nessuno? La Terra, forse, non è bestiale come Vampa, ma Goku non è cresciuto in maniera troppo diversa. Paradossalmente Kakaroth ama combattere più di colui che dovrebbe essere il cattivo. Tuttavia, si sa, quando si parla del figlio di Bardack tutte le definizioni di bene e male crollano. Se Goku scorge un barlume di bontà, anche nella furia più cieca, cercherà di portarla dalla sua parte.

Di fatti, dopo pochi colpi scambiati, il Saiyan dal cuore puro si accorge che in Broly c’è qualcosa che non va. Non è malvagio, non sta minacciando la Terra, ma sta perdendo lentamente il controllo, vittima dell’odio di suo padre.

Un genitore che costringe il figlio ad odiare non merita riconoscenza. Eppure, Broly ha una perversa forma di attaccamento paterno, che non gli permette di detestare il padre. Lo rispetta e non consente nemmeno che si parli male di lui. Broly non ha colpe, se non il fardello che Paragas lo ha obbligato ad ereditare.

È meravigliosamente complicato e contraddittorio, una sorta di miracolo che l’amore del figlio sopravviva nonostante il genitore gli abbia fatto conoscere solo l’odio. 

Broly e Vegeta subiscono e soffrono il retaggio dei loro padri, attraverso una vita di battaglie, sangue e dolore nel loro nome. Goku, invece, cosa ha ereditato?

Bardack ha vissuto come tutti i saiyan, distruggendo e uccidendo, ma di fronte alla minaccia di Freezer, alla catastrofe inevitabile, ripensa al suo operato. È un lampo nella sua mente, una scintilla di espiazione: non può fare ammenda per i suoi peccati, tutte quelle vite spezzate. Forse, però, potrà salvare la vita di suo figlio. Lui, magari, avrà quella forza di trovare la redenzione, là dove il destino di suo padre era ormai segnato.

Il retaggio di Goku è la redenzione.

Di fronte ad un Broly rinsavito, il Saiyan terrestre si offre come maestro, così che possa controllare il suo enorme potere e, un giorno, tornare per combattere, fianco a fianco o testa a testa.

Mi chiamo Son Goku, ma tu, Broly, chiamami Kakaroth.

Un lieto fine sentimentale, in tipico stile Dragon Ball. Tutte queste emozioni e nostalgia sono dettagli in un film fatto principalmente per l’estasi visiva data dai combattimenti spettacolari.
Parliamo, inoltre, di una pellicola non priva di difetti, anche se minimi, limitati a qualche sbavatura nell’animazione nelle scene più statiche o il contrasto tra la gravità dei combattimenti e la frivolezza dei siparietti comici.
Tuttavia, si viene ricompensati con numerose citazioni alle saghe storiche del manga/anime, arricchite dalla reinvenzione e della consacrazione di altri elementi del canone esteso dell’opera di Toriyama

Al centro della narrazione c’è Broly. Un personaggio indubbiamente interessante, con una psiche frastagliata e contorta, simile a Kakaroth, ma perverso da quel morboso rapporto padre-figlio.
Broly vive di contraddizioni, in un controverso percorso che lo porterà dall’eroe capace di svelare la purezza negli animi più oscuri. L’eroe che ha sempre reiterato una sola lezione: non sono gli altri a definirci.

Goku e Broly sono simili perché entrambi, alla fine, vogliono liberarsi dal retaggio violento dei propri padri; meglio ancora, molto più coraggiosamente, tenteranno di dare alle loro colpe un salvezza.

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