News

Penny Dreadful – Victor Frankestein e il peso della ragione

Victor Frankestein

Retrospettive Seriali: Penny Dreadful e la Tragedia Umana – Qui trovi l’introduzione: Penny Dreadful e la Tragedia Umana – Essere come Poeta o Essere come Demone

 

Mefistofele: “Sono lo spirito che sempre nega! Ed a ragione: perché tutto ciò che nasce è degno di andare in rovina. Sarebbe, pertanto, meglio che non nascesse. Così è tutto ciò che voi chiamate peccato, distruzione, in breve, il Male, il mio vero e proprio elemento”.

(Faust, Johann Wolfgang von Goethe)

Siamo nella prima del XIX secolo. In Germania, un autore che non ha bisogno di presentazioni, Johann Wolfgang von Goethe, concepisce, in due parti, uno dei poemi drammatici più importanti della letteratura mondiale ed europea. Stiamo parlando del Faust, celebre opera il cui autore di Francoforte sul Meno riprende una delle figure più famose della tradizione letteraria europea: Doctor Faustus.

Egli è un personaggio divenuto canonico nella letteratura e mentalità contemporanea. È figlio dei racconti popolari tedeschi, usato come base per numerose opere di fantasia. Goethe riadatta un personaggio icona, nonché prototipo dell’alchimista, il quale invoca il diavolo (Mefistofele, per essere precisi), con l’intenzione di stringere il famoso patto, per quel fine rimasto un topos nell’immaginario collettivo: avere la conoscenza illimitata, in cambio dell’anima, il suo bene più prezioso.

Quasi dieci anni dopo la stesura della prima parte del Faust, la scrittrice Mary Shelley progetta un capolavoro, punto focale dell’intera narrativa britannica: parliamo del celebre Frankestein o il moderno Prometeo. Era il periodo delle grandi narrazioni fantastiche, in cui al centro di tutto vi erano: il soprannaturale, il macabro, l’orrore, la paura.

Frankestein, con gli anni, ha dato vita a tutta una serie di riflessioni, creando un immaginario tale da cui poter attingere. Ed è proprio in virtù di ciò, che all’interno di questo articolo ci occuperemo di colui il quale rappresenta la mente del “progetto” tanto scandaloso, quanto macabro. Si parlerà dell’omonimo dottore Victor Frankestein, in particolare nella serie Penny Dreadful.

Victor Frankestein: la storia

Victor Frankestein

Come accennato prima, Victor Frankestein nacque dalla penna di Mary Shelley presso il lago di Ginevra nel 1816. Le cronache riportano che la scrittrice abbia creato il personaggio a seguito di un incubo, nel quale la stessa autrice assisteva alla nascita della creatura per mano di uno studente.

L’alone che ruota attorno alla figura di Frankestein è frutto di un immaginario, caratterizzato da ambiguità ed eccessiva stranezza. Il protagonista, infatti, fin dalla sua tenera età, ha sempre dimostrato un avido interesse per gli studi, dapprima filosofici e poi matematici. La creazione del celeberrimo mostro è frutto di un attento e metodico studio sia sulla filosofia naturale e sia all’indomani di quel grave trauma che lo colpì profondamente: la morte della madre.

Giunto all’università, Victor diventa il più acuto conoscitore della filosofia naturale e inizia a comprendere le possibilità di creare un uomo artificiale a cui conferire lunga vita, grande intelligenza, grande forza fisica e salute perfetta.

Victor inizia a studiare la decomposizione e il percorso degenerativo dei cadaveri, riuscendo, in seguito, nel suo obiettivo. Unendo parti di cadavere attentamente scelti, realizza una creatura che risponde alle caratteristiche desiderate. Tuttavia, si accorge che, esteticamente, ha di fronte soltanto un mostro orripilante, che lo stesso Victor, disgustato, decide di abbandonare a se stesso.

Victor Frankestein: il peso della ragione

Victor Frankestein

Indubbiamente, il Frankestein di Mary Shelley ha assunto il ruolo di mito popolare per la nostra cultura tecno-scientifica. Frankestein cattura la tensione permanente tra visioni utopiche della scienza e visioni distopiche delle conseguenze. Letto come una critica romantica al razionalismo illuminista, Frankestein oggi è citato come allarme davanti ai rischi posti da una ricerca sfrenata del sapere scientifico e del dominio sulla natura.

La tesi di fondo è molto esplicita. Nella nostra civiltà domina una forma di razionalità strumentale, risultato di un processo secolare durante il quale gli esseri umani hanno affermato il loro controllo e dominio sulla natura tramine un sapere tecno-scientifico.

Una razionalità, forse eccessiva, dalla coloritura strumentale, divenuta dominante, la quale non si occupa d’altro che di individuare e perfezionare i mezzi utili al perseguimento dei fini. Questi vengono definiti e controllati dal sistema che si impone sull’individuo:

La tendenza all’emancipazione dell’uomo si situava alla sua insegna, ma essa è anche il risultato di quegli stessi meccanismi da cui si tratta di emancipare l’umanità. Nell’autonomia e incomparabilità dell’individuo si cristallizza la resistenza contro il potere cieco e oppressivo della totalità irrazionale.

(La dialettica dell’illuminismo, Thedor Adorno e Max Horkheimer)

Si rinvia, dunque, alla concezione dell’intera scienza mondiale, alla sua struttura logica e ai suoi scopi. Se tutto può essere calcolato e quantificato, permettendo di ridurre la natura a strumento umano, allora non ci può stupire se l’intera storia umana abbia dato spazio alle peggiori barbarie.

Victor Frankestein è, infatti, guidato da un desiderio di scoprire i misteri della vita, si sforza a tal punto da creare un essere umano. Ma il suo prodotto è un mostro, che porta al suo creatore sofferenza e rovina. La sua è una caduta, frutto di quella fanatica ricerca di conoscenze e incapacità di riconoscere le responsabilità sociali e morali.

Victor Frankestein: eclisse della ragione

Victor Frankestein

Il rifiuto della ragione oggettiva (considerando anche la civiltà occidentale) segna una specie di tramonto metafisico. Se ci pensiamo, dall’età della rivoluzione scientifica (che è il periodo in cui vive Victor Frankestein) inizia il progressivo trionfo della ragione soggettiva, scientifica e calcolatrice, interessata al rapporto tra mezzi e scopi. Insomma quella che possiamo liberamente chiamare razionalità strumentale.

L’elemento di ogni spazio, per il pensiero contemplativo, ha un esito drammatico che colpisce gli uomini. Una umanità asservita solo alle ragioni della tecnica e dell’utilità non può produrre che società dove gli individui perseguono interessi egoistici, in modo funzionali agli interessi della grande industria.

Frankestein cattura quel dualismo della tecnologia, da cui nascono sia danno e sia beneficio. La realtà della sua Creatura, prima di entrare nella società umana, è tutt’altro che ideale:

Ero un povero incapace, miserabile disgraziato; non sapevo nulla e non potevo distinguere nulla; ma sentendo il dolore pervadermi da tutti i lati, mi sedetti e piansi.

(Frankestein o il moderno Prometeo, Mary Shelley)

La tecnologia può migliorare la vita umana. La Creatura scopre il fuoco e viene sopraffatto dal suo tepore. Tuttavia, presto impara che il fuoco non porta solo piacere, ma anche dolore e distruzione. La tecnologia, dispensatrice di vita di Frankestein, offre una speranza utilitaria, ma viene accompagnata da conseguenza dannose. Questi sono aspetti contrastanti della conoscenza scientifica che, tuttavia, sono in grado di migliorare le condizioni dell’umanità, minacciandola di renderla infelice.

Leggi anche: Il caso poetico Penny Dreadful

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.