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Magneto – Una Volontà Ferrea non perde il Controllo

Due poli opposti si attraggono, ma due poli simili si respingono. E’ una proprietà fisica che impariamo sin dai primi anni di scuola. Il magnetismo è un fenomeno affascinante, l’osservazione di forze invisibili che uniscono e dividono corpi carichi di energia, e la comprensione del fenomeno può condurre al suo utilizzo e controllo, e di conseguenza, del controllo della maggior parte delle creazioni forgiate dall’uomo. Ci siamo affidati al metallo quasi interamente. E’ la chiave della nostra porta di casa, è l’arma con cui ci difendiamo. E’ il ciondolo che portiamo attorno al collo e sul cuore, è la nostra moneta di scambio. E’ la recinzione che ci tiene prigionieri e, per il piccolo Erik Lehnsherr, nel campo di concentramento di Auschwitz, è un chiodo fisso.

Il momento in cui il ragazzo scopre per la prima volta i suoi poteri è proprio nella sua prigione,nello stesso campo di concentramento dove perde la propria madre . Circondato da uomini mossi da passiva e banale crudeltà, che brandiscono pistole e fucili, che ornano il loro petto di medaglie, elargite da un invisibile potere superiore che li domina. Il controllo diventerà la priorità per il giovane mutante.
Per non essere più controllato da chi impugna il ferro senza rispetto del potere che impregna l’arma.

Anni dopo, sopravvissuto alla prigionia e alla ricerca dell’uomo che iniziò la sua tortura, incontra un giovane ricco di empatia e saggezza, Charles Xavier. Il ragazzo è un telepatico, capace di entrare nelle menti delle persone che lo circondano. I due stringono una sincera amicizia, una che lascia un marchio indelebile nello sviluppo della loro persona e dei loro poteri.
Tuttavia, due poli opposti si attraggono, due poli simili si respingono. Per quanto Charles voglia domare la rabbia di Erik, il suo amico lo allontana sempre di più, notando con crescente fastidio quanto controllo Charles eserciti su di lui.

Entrambi si dichiarano dalla stessa parte, dalla parte dei mutanti e contro l’umanità che invece minaccia la loro esistenza. Charles predica però per una coesistenza pacifica, una di buona volontà e misericordia. Erik non può vederla allo stesso modo. Ovviamente. Se Charles fosse stato ad Auschwitz, lo avrebbe assicurato che i soldati che puntavano le bocche delle loro pistole alla sua testa erano buone persone, che seguivano solo ordini e che erano insicuri se sparare era la cosa giusta. Erik invece vede solo il ferro degli ingranaggi che si muove, il cane della pistola che viene innescato, il grilletto che viene premuto.
Uno vede la testa, l’altro guarda la mano che regge la pistola.
Uno controlla la mente, l’altro l’arma.

Se la bontà e l’empatia di Charles sono le qualità con cui esercita il controllo, Erik si affida alla sua paura, alla sua dignità e al suo orgoglio. Se Charles è il venerato e pio Martin Luther King, Erik è Malcom X, in tutta la sua giusta indignazione e la sua furia. Ha perso persone amate, compagni di battaglia e la sicurezza del proprio futuro, in un mondo che non tollera i mutanti.
“La pace non è mai stata un’opzione” ricorderà a Charles.  Giungerà il momento in cui sarà necessario prendere le redini, prendere il controllo della razza dei mutanti, prendere la colpa (o il merito) delle ardue ma essenziali decisioni. Giungerà così il momento di Magneto, del Messia dei mutanti dalla croce di ferro.

La relazione tra Charles e Erik sarà irrimediabilmente rotta, insieme alla colonna vertebrale del suo amico. I due però continueranno a incontrarsi e scontrarsi, in una costante guerra ideologica per decidere il destino della razza mutante e di quella umana. Due poli lontani, ma simili, legati da un senso di fratellanza e di comunità. Attraverso passati e futuri corrotti, scenari apocalittici, decreti governativi e cure per la mutazione, la lotta ideologica del Professor Xavier e Magneto persisterà, come una partita a scacchi perennemente in stallo.

Nonostante la divisione, Magneto è sempre pronto ad estendere un ramo d’ulivo. “Noi siamo il futuro, Charles”. Noi, mutanti. Non la Confraternita, non il Club Infernale, non gli X-Men. Un sogno di un futuro prospero, della sopravvivenza del più forte. Ergo, quella dei mutanti e non degli umani. Per Magneto, l’umanità sopravvive nel futuro solo come schiavi, nelle stesse prigioni in cui fu rinchiuso quando era solo un bambino, o se la loro crudeltà supera quella della sua razza.

La crudeltà di uomini, piccoli uomini insulsi come Bolivar Trask, Sebastian Shaw o il Colonnello William Stryker rappresenta la minaccia più grande, sotto la leadership di Xavier. Perché mentre lui cerca la bontà nei loro cuori, Magneto invece vede solo le armi che impugnano, armi che possono essere ritorte contro chi desidera la fine dei mutanti. E’ istinto di sopravvivenza, è amore verso la propria razza. E’ una volontà che nessun uomo, vecchio amico, divinità o governo può piegare. Un cuore di ferro su cui il maestro del magnetismo ha il completo controllo.

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Enrico Sciacovelli

Un altro di quei tipi che parla troppo di film e vorrebbe essere pagato per farlo, anzichè lamentarsi dell'ultimo Transformers senza successo.

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