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Copia originale – Fatela agli altri, perché loro la farebbero a voi

Uno dei film di questa stagione degli Oscar passati più sotto traccia è sicuramente Copia originale di Marielle Heller, biopic tratto dall’autobiografia di Lee Israel. Si tratta di una pellicola poco chiassosa e molto umana, capace di entrare sotto pelle e di far riflettere.

La protagonista, interpretata perfettamente da Melissa McCarthy, è una biografa ormai caduta in disgrazia, alcolizzata e scontrosa. Su di lei pesa il caratteraccio e l’incapacità di crearsi un nome, che le impediscono di trovare finanziamenti per un nuovo libro. Ed è così che decide, in qualche modo, di reinventare il suo talento. Lee si rende conto di poter guadagnare creando delle finte lettere di celebri figure letterarie del Novecento, particolarmente ambite da collezionisti.

E’ interessante vedere l’approccio con cui la donna si approccia all’attività di falsaria. Se da un lato sembra quasi costretta, trascinata dagli eventi, dall’altro Lee non sembra certo turbata dall’idea di truffare per vivere. Anzi, con il passare del tempo ci rendiamo conto che non solo non provi rimorso, ma anzi affronti il tutto come una sfida personale. Dare vita a dei falsi migliori degli originali. Creare lettere che potrebbero essere state scritte davvero da Ernest Hemingway o Dorothy Perkins.

La si può considerare come una forma di manierismo. Del resto le sue non sono delle volgari copie, identiche parola per parola. Si potrebbe guardare ai suoi falsi come le lettere che quei grandi autori non hanno mai avuto l’occasione di scrivere. Quella che era stata la sua condanna per il mondo dell’editoria è la sua fortuna come falsaria. Lee Israel è in grado di sparire completamente dietro la materia che tratta. Ed è questo a rendere i suoi lavori indistinguibili dagli originali.

Copia originale ripropone quella che è un’eterna domanda: copiare è arte? L’andamento del film farebbe propendere per una risposta affermativa. Del resto la Israel ama questa sua attività criminale perché la vede come un modo per esprimere la sua capacità nella prosa, a cui le case editrici e il pubblico non sembrano più interessati, visto lo scarso interesse generato dal suo ultimo libro. E se anche non si vuole riconoscere come arte il suo lavoro, poiché per parlare di arte c’è bisogno di un’impronta personale, bisogna comunque riconoscerle una straordinaria abilità. Del resto, delle centinaia di lettere da lei fabbricate, sono ben poche quelle che hanno destato sospetti.

L’attività di falsaria di Lee del resto è anche una vendetta personale verso quel mondo che l’ha buttata via senza alcun tentennamento. Oramai della Perkins e di Noel Coward sembrano rimaste solo le lettere, la buona prosa interessa poco e le librerie sono piene di libri fatti in fotocopia per quelle masse, sempre meno numerose, che quando leggono non hanno la minima intenzione di impegnarsi e cercano solo di passare del tempo. Lee Israel sembra quasi voler dire “se la buona prosa non vi interessa, in fondo i falsi li meritate“.

Copia originale è una pellicola che riesce a caratterizzare perfettamente la sua protagonista. Questo non avviene solo con i dialoghi e la recitazione della McCarthy, qui in stato di grazia dopo aver sprecato troppe volte il proprio talento recitativo in commedie senza né arte né parte, ma soprattutto grazie ad una perfetta descrizione degli ambienti in cui passa il tempo. La sua casa, i locali dove si ritrova a bere, persino le librerie dove compie le sue truffe, sono tutti luoghi grigi e tristi. Si prova così una compassione per la donna che, se ci si limita alle sue azioni e ai suoi atteggiamenti, non avrebbe ragione di esistere.

Il più grosso merito del film diretto da Marielle Heller è quello di essere un biopic diverso dagli altri. Non cerca di rendere la sua protagonista più grande di quello che è, ma si limita a dare una propria lettura dei personaggi e degli eventi che questi mettono in atto. Lo fa con un distacco che non cerca giustificazioni, ma anche un’umana comprensione che troppo spesso sembra mancare nella società attuale, esattamente come negli ambienti newyorchesi descritti dal film.

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