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Una serata con Orfeo Orlando – Sono Cesare ma Chiamatemi Mimmo e La Terra Buona

Abbiamo avuto l’onore di assistere a due proiezioni sorte da quel misterioso e inesplorato cinema indipendente italiano. Non solo, lo abbiamo fatto alla presenza del regista e attore Orfeo Orlando (L’Uomo che Verrà, Boris e altre  svariate partecipazioni, incluse esperienze teatrali).

La prima visione è stata del suo mediometraggio Sono Cesare ma Chiamatemi Mimmo, un docu-film sulla storia di Cesare Alberti. Nato nel 1904 a San Giorgio di Piano (Bologna), Cesare era una giovane promessa del calcio italiano, spentasi prematuramente all’età di ventun’anni. Alberti in settanta partite ha segnato cinquantaquattro reti. La sua carriera, inoltre, fu messa in pericolo da una frattura al menisco, che all’epoca era considerato irrecuperabile. Tuttavia, decise di affidarsi alle cure di un professore genovese, Federico Drago, che tentò, primo ed unico in Italia, la riduzione chirurgica della lesione al menisco.

Cesare Alberti non è un nome conosciuto, pochi sanno davvero chi sia e quale coraggio e abilità abbia dimostrato. Tra quei pochi c’è proprio Orfeo Orlando, che alla nostra domanda sul perché realizzare un elogio simile, pur disponendo di pochi mezzi, ha risposto così:

Cesare Alberti ha affrontato in ventun’anni le sofferenze che un uomo affronta in una vita. Era un ragazzo cui è toccato crescere in fretta, un talento che farebbe invidia ai calciatori di oggi. Bisogna avere coraggio quando si trova la propria strada e Cesare lo ha dimostrato. Nonostante il budget irrisorio ci sentivamo in dovere di raccontare questa storia, perché il coraggio e il talento di Alberti non andassero dimenticati.

 

In effetti la pellicola ha un’impostazione molto teatrale; è impossibile non notare i pochi soldi a disposizione, ma quello che conta è come sono stati investiti. Sono Cesare ma Chiamatemi Mimmo è un film umile e sincero, si può non apprezzarne l’estetica, però non si può non percepire l’amore e la passione, la voglia di comunicare qualcosa e tramandare un retaggio.

indipendente

Nel film vediamo anche Cesare che accompagna la carriera calcistica ad un lavoro da cameriere, cosa impensabile per un calciatore dei giorni nostri; su questo dettaglio Orfeo Orlando ha sottolineato che “quello era un calcio più genuino, più povero, sotto certi aspetti, ma più romantico. In quel romanticismo Cesare Alberti sarebbe davvero potuto diventare il più grande”.

Insomma, Orfeo Orlando ha portato a termine un’opera con ogni mezzo a sua disposizione, pur di consegnarci questa testimonianza, grezza ma schietta. Per certi versi, non è stato dissimile da quel Giacomo Leopardi, nella sua poesia Ad un vincitore nel pallone, di cui riportiamo la prima strofa, come esempio di cosa una penna e un pezzo di carta possano fare nel celebrare la virtù, così come può farlo una cinepresa.

Di gloria il viso e la gioconda voce,
Garzon bennato, apprendi,
E quanto al femminile ozio sovrasti
La sudata virtude. Attendi attendi,
Magnanimo campion (s’alla veloce
Piena degli anni il tuo valor contrasti
La spoglia di tuo nome), attendi e il core
Movi ad alto desio. Te l’echeggiante
Arena e il circo, e te fremendo appella
Ai fatti illustri il popolar favore;
Te rigoglioso dell’età novella
Oggi la patria cara
Gli antichi esempi a rinnovar prepara.

 

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La Terra Buona

La seconda proiezione è toccata a La Terra Buona, un film di Emanuele Caruso, distribuito nel Marzo 2018.

La pellicola è ispirata a tre storie vere, che nella realtà, a differenza della finzione, non si sono mai incontrate. Un ricercatore in fuga per le sue cure alternative, una ragazza malata in cerca di una speranza e padre Sergio De Piccoli, monaco benedettino, vissuto per più di 40 anni a Marmora dove ha ristrutturato il monastero e raccolto nella canonica, divenuta una biblioteca, circa 60 000 libri, collezionati in tutta la sua vita.

Un film molto spirituale, che tratta della salvezza e della bellezza che appassisce prematura, una pellicola in cui si va alla ricerca di un posto sicuro, in cui sentirsi accuditi e protetti.

Una parte del costo di produzione del film, circa 78.000 euro, è stato finanziato mediante crowdfunding in un esperimento unico in Italia di azionariato popolare (partecipazione agli utili da parte dei sottoscrittori).
Il risultato è una pellicola spartana, ma molto sentimentale, ben scritta e, soprattutto, interpretata; giovani promesse come Viola Sartoretto, nel ruolo della protagonista Gea, o lo stesso Orfeo Orlando donano al film un’espressività e una dolcezza uniche.

In quanto alla sua esperienza l’interprete Orlando si è espresso così

La memoria emotiva ti viene in soccorso. Tutto quello che hai passato negli anni garantisce la sincerità di una performance e di un’emozione. Ai miei allievi cerco di insegnare come la recitazione sia naturale, non una finzione o una creazione fasulla. L’esperienza di vita è tutto, il bene e il male, le cose piacevoli, ma anche le cose tristi e i percorsi molto dolorosi. Sono dei passaggi che hanno inciso molto sulla mia personalità e penso che questo possa trasparire nelle mie interpretazioni. 

Emanuele Caruso è stato molto coraggioso, perché solitamente il sottoscritto, anche per le sue caratteristiche, per la sua fisicità, viene impiegato per ruoli più leggeri. Magari è una via più breve per alcuni registi per catalogare un personaggio grazie alla sua struttura fisica. Caruso ha avuto il coraggio di affidarmi un personaggio molto intenso, così come fece Giorgio Diritti per L’Uomo che Verrà. 

Direi che Diritti e Caruso sono i due registi cui porto più riconoscenza, che mi hanno messo più alla prova e mi hanno tirato fuori dallo stereotipo del piccoletto del cinema.

Un uomo che ha visto crollare gli stereotipi di fronte a sé e di fronte alla sua determinazione. Le etichette di persona bassa o piccola non lo hanno scoraggiato e così è arrivato a recitare in un film da David di Donatello (L’Uomo che Verrà, appunto). Non serve cercare esempi di valore nei film, quando è la vita reale ad offrirli.

Purtroppo, c’è una realtà con cui fare i conti nell’ambito artistico, quella economica. I soldi possono determinare l’esistenza di un’opera d’arte.

Dato il contesto di produzioni indipendenti, abbiamo chiesto ad Orfeo Orlando quale sia, secondo lui, la situazione del cinema italiano indie, low budget, di cui spesso i prodotti, anche di qualità, vengono trascurati.

Il cinema italiano ha passato momenti di indubbia crisi, ci siamo forse adagiati sugli allori. Adesso vedo molto fermento. Ho conosciuto tanti giovani registi che fanno ben sperare. Serve ancora una miglior distribuzione delle risorse, vale a dire che i soldi non vadano sempre alle solite produzioni, che magari fanno film che tendono, esclusivamente o quasi, al guadagno, ma ci vuole un po’ di coraggio. Il talento non manca, sia a livello attoriale sia a livello registico, all’Italia non è mai mancato. C’è stato, in tempi recenti uno sperpero, forse, di risorse, anche ingenti, per fare delle cose comode, chiamiamole così. 

Adesso, forse, abbiamo preso coscienza e speriamo che lo facciano anche i produttori, che abbiano il coraggio di affidare risorse a giovani registi talentuosi e con la voglia di fare cose nuove, e magari potremo recuperare il tempo perduto. È importante che anche la cronaca supporti i talenti agli albori, che gli dia visibilità. Non abbiamo nulla da invidiare agli altri, semplicemente dobbiamo avere coraggio e dare fiducia al talento che a noi non manca. 

Chi lo sa quale sarà la svolta. Chi lo sa se le produzioni troveranno questo coraggio. Noi della Settima Arte lo cerchiamo e scoviamo, come è stato con il gentilissimo Orfeo Orlando, un attore navigato che comunque sceglie di supportare le nuove generazioni di artisti. A suo dire, sono promettenti.

 

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