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Visioni Italiane: Festival degli Esordi – I Vincitori della 25esima Edizione

Visioni Italiane

I talenti nascosti del sottosuolo italiano sono innumerevoli. Le produzioni indipendenti ci stupiscono sempre di più con prodotti di una qualità e di una poesia uniche. Storie e racconti nate dalla Curiosità del cinema piccolo e avventuroso. Tante teste e tanti occhi che osservano, si interrogano e, infine, narrano. Tutti uniti sotto il segno dell’umiltà e della passione.

Questi talenti hanno bisogno di una voce, il nuovo ha bisogno di sostenitori. Il festival Visioni Italiane si prodiga ormai da anni per dare spazio e risalto ai giovani artisti che hanno tanto da dire, ma che purtroppo rimangono nella penombra in questo che non è un paese per festival. Tuttavia, può diventarlo.

(Informazioni nel dettaglio le trovate in questo articolo: Visioni Italiane – Un Festival totalmente Italiano)

Abbiamo avuto l’onore di presenziare alla premiazione dei vincitori della 25esima edizione dell’evento Visioni Italiane, prodotti animati da una certa poetica e una perizia artistica davvero notevole se si pensa ai budget irrisori. Sentimenti e intimismo sono stati messi in scena; osserviamo ora i vincitori nelle varie categorie.

  • Premio I(n)soliti ignoti – Ovunque Proteggimi (Italia, 2018) di Bonifacio Angius

La rassegna I(n)soliti Ignoti – Nuovi protagonisti del cinema italiano, selezione delle migliori opere prime e seconde italiane uscite in sala nel corso del 2018, ha dato spazio ai nuovi protagonisti del nostro cinema. Opere differenti per storie, generi e stile che svelano inediti e sorprendenti sguardi d’autore.

 

  • Premio Visioni Ambientali – Il Ragazzo che Smise di Respirare (Italia, 2018) di Daniele Lince

Un corto di appena 13 minuti in cui si alternano una forte denuncia all’inquinamento ambientale messa in parallelo, però, a quello che può essere l’inquinamento dell’animo umano. Un’aria inquinata toglie il respiro così come gli affanni della vita quotidiana possono soffocare un individuo. Il protagonista è Max, un ragazzo di undici anni che, ossessionato dall’inquinamento atmosferico, decide di smettere di respirare. O almeno, cerca di farlo il meno possibile, per vivere più a lungo.

 

  • Premio Visioni Acquatiche – Bautismo (Italia, 2018) di Mauro Vecchi

Roman è un ragazzo sudamericano giunto da poco a Milano per ricongiungersi con la madre. Le sue giornate scorrono vuote, in giro senza meta, cercando di evitare i bulli del quartiere. Unirsi a una gang sembra l’unica via d’uscita dalla solitudine.
Bautismo è battesimo in spagnolo, un rito di iniziazione quindi, ad una comunità o ad un gruppo di strada, appunto. L’acqua è l’elemento che più si presta, forse, a delle vere e proprie trasposizioni artistiche, che la richiamino solamente, senza necessariamente inquadrarla.

 

  • Visioni Doc – Noi (Italia, 2018) di Benedetta Valabrega

In una famiglia si litiga senza tenere conto delle conseguenze. Per generazioni i fratelli hanno smesso di parlarsi. Ora, tre sorelle vogliono rompere l’incantesimo.

Il festival Visioni Italiane chiama diverse giurie per scegliere i vincitori e ogni giuria sceglie la sua opera preferita. Noi, per aver trattato la delicata tematica familiare con una sensibilità commovente, ha ricevuto ben tre riconoscimenti. Oltre al premio principale assegnato dalla giuria della cineteca ha vinto il Premio Giovani, attribuito dagli studenti del Liceo delle Scienze Umane Laura Bassi di Bologna, e Premio al miglior autore/autrice, attribuito dagli studenti di ‘Non Fiction’ di Bottega Finzioni.

Al suo fianco, con due premi, ha trionfato anche The Fifth Point of the Compass (Italia-Germania, 2017) di Martin Pinroth. Il film, infatti, si è portato a casa il Premio D.E-R. Visioni Doc, la cui giuria è composta da studenti DAMS (Università di Bologna), e il Premio speciale per la comunicazione storica e la documentazione del presente, giuria composta da studenti del Master di Comunicazione Storica dell’Università di Bologna coordinati dal prof. Mirco Dondi.
A tal proposito, il giovane Pinroth è rimasto soddisfatto per la vittoria in quanto la sua opera, a suo dire, è molto personale ed intima.

La trama: nel 2009 Georg muore in un incidente aereo di ritorno dal Brasile. Cresciuto con la famiglia adottiva in un piccolo paese sulla Dolomiti, aveva intrapreso un viaggio a Salvador da Bahia per cercare la madre biologica. Sette anni dopo, suo fratello Markus attraversa l’oceano per seguirne le orme.

 

  • Visioni Italiane – Inanimate (Gran Bretagna, 2018) di Lucia Bulgheroni

Il premio più importante, l’equivalente del miglior film agli Oscar. È straordinario che venga data una riconoscenza ad un cortometraggio che si inserisce in una categoria di film fin troppo sottovalutata: le pellicole d’animazione.

Ebbene sì, Inanimate è un corto animato in stop motion. È la storia di Katherine, una ragazza che ha una vita normale, un lavoro normale, un fidanzato normale, un appartamento normale. O almeno è quello che pensa fino al momento in cui tutto comincia a cadere a pezzi, letteralmente.

Una riflessione introspettiva e cupa sulla quotidianità rarefatta, sui pirandelliani strappi nei cieli di carta che sovrastano la nostra esistenza, in cui tutto è banalmente unitario finché non va in frantumi.

 

Premi al miglior contributo tecnicomiglior regia, sono andati a La Bête di Filippo Meneghetti. Un corto, sulla falsa riga di The VVitch, che parla della scomparsa di un bambino in chiave horror, mantenendosi in equilibrio sulla linea sottile tra misticismo e realtà.

Il Premio Young To Young alla migliore opera che affronti il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza è andato a Little Boy Lost/Little Boy Found di Tommaso Bertoncelli. L’opera tratta di un bambino conteso tra due genitori divorziati, che sceglie di compiere un gesto imprevisto ed estremo.

Il Premio Giovani è stato assegnato a Beauty di Nicola Abbatangelo. Il mondo era sempre stato grigio, finché una notte Henry creò i colori e riuscì a imprigionarli in una grande palla di vetro per veder sorridere per l’ultima volta l’amore della sua vita.

La miglior sceneggiatura invece è stata assegnata a Parru Pi Tia di Giuseppe Carleo.
Nella periferia di Palermo, Annachiara sta per rivedere un’ultima volta il suo ex fidanzato. La nonna le suggerisce un rito antico che potrebbe salvare le sorti di questo amore andato in frantumi.

In ultima analisi, la magia e l’irrazionale stanno tornando di prepotenza. Il vago e l’indefinito, l’indefinibile realtà è osservata da sguardi acuti e talentuosi, per non dire visionari. Forse questi artisti potranno portare il cinema italiano, il nostro cinema, in una dimensione altra, verso frontiere mai esplorate.

Leggi anche: Il Sottosuolo Italiano – C’è così tanta Bellezza in quest’Italia, cerchiamola.

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