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Captain Marvel – L’Umanità tra le Nuvole e le Stelle

Immaginatevi un film a ritmo di grunge, sporco e sfacciato. Un film sulle note di Come As You Are dei Nirvana, un film simile a quel testo nella sua poetica. Come as you are, vieni così come sei, ma che vuol dire essere sé stessi? Cosa determina quello che siamo?
Sono questi gli interrogativi che assillano Carol Danvers (Brie Larson), la protagonista della nuova e arrogante pellicola Marvel: Captain Marvel.

Higher, Further, Faster

Più in alto, più lontano, più veloce, sempre di più. Il tono del film è in linea col carattere della protagonista. Una ex-pilota dell’aeronautica statunitense che in seguito ad un incidente perde la memoria e si ritrova nell’esercito dei Kree, una razza di nobili guerrieri. Carol non accetta facilmente che le si diano ordini, non le piace che le si dia torto; somiglia ad un altro Capitano di nostra comune conoscenza, ma è molto più sfrontata e insolente.

Le emozioni la controllano, il suo nebbioso passato le alimenta. Non è in grado di controllarsi, o meglio, non vuole farlo.

Se hai tutto sotto controllo, non stai andando abbastanza veloce

– Mario Andretti

Carol Danvers è una ragazza tra le nuvole, sia di corpo sia di spirito. Non si accontenta mai, non si ferma mai. Sin da piccola cercava di andare oltre i suoi limiti, circondata da persone che le dicevano che non ce l’avrebbe fatta,  che non avrebbe mai volato. Non puoi, non sei abbastanza forte, non vali niente, una vita di possibilità precluse. Tuttavia, lei ha rivendicato ciò che era suo di diritto. Ha rivendicato sé stessa.
La guerra ha un linguaggio universale, lei ha un linguaggio tutto suo, in cui prima si spara e poi si fanno domande. I disertori sono facili da riconoscere, i reietti, i perdenti, nel senso di persone che hanno perso qualcosa.

Carol ha perso la memoria, il suo passato. Secondo innumerevoli teorie, i ricordi sono alla base della nostra identità. Eppure, le mente umana è assai fallace. Ci sono cose che immaginiamo di ricordare, la realtà la plasmiamo nelle scariche del nostro cervello, il ricordo delle cose passate non è esattamente il ricordo delle cose com’erano, diceva Proust.

Allora cos’è che ci definisce? Su cosa basiamo il nostro essere? La risposta potrebbe non essere universale, ma esiste per Carol Danvers: l’istinto. Una forza primordiale e antica, che sorge nei luoghi dell’infanzia sepolta nella mitologia dell’esistenza individuale. La memoria può impedire la nascita di un’identità, ma quell’essere sopravvive nei dettagli del carattere, nell’istinto, nelle decisioni impulsive. Quelle scelte che sfuggono alla logica, arroganti e irrazionali, un dito medio all’ordine. Chi siamo è davvero determinato da quello che ricordiamo o crediamo di ricordare? O è qualcosa che sopravvive nei nostri impulsi più intimi e arcaici?

L’istinto detta il dovere, l’intelligenza fornisce il pretesto per eluderlo

– Marcel Proust

Mai ci fu frase migliore per riassumere Captain Marvel.

Essere Eroi, Essere Umani

Gli esseri umani di base sono deboli, imperfetti, indifesi, persino contro sé stessi. Creature fragili, quand’anche fossero onnipotenti. Tuttavia, non serve sparare raggi fotonici dalle braccia per essere forti. Quel passato perduto fatto di cielo e anime smarrite nell’azzurro torna per schiacciare e annichilire Carol. Eppure, questa bionda atomica ha tanto da dimostrare al mondo, il suo corpo e il suo spirito sono polvere di stelle.
Nei fumetti, Danvers guarda spesso la notte profonda tessuta nel cosmo, pensando we will be the stars we were always meant to be (saremo le stelle che avremmo sempre dovuto essere).

Il coraggio, però, non implica il diniego delle lacrime. Gli eroi sono umani, gli eroi sono Nick Fury e Phil Coulson, ambigui e contraddittori, arroganti e determinati. L’eroe è solo la versione migliore del sé. Non è sempre raggiungibile, ma è lì, semplicemente lì, tra le nuvole. Serve solamente volare.

In quei flutti d’aria e riflessi di sole c’è l’imperscrutabile meta di Captain Marvel, un simbolo, un’idea a prova di proiettile, meravigliosamente umana. Nella vulnerabilità si scova la forza, nella pietà che non cede al rancore si cela l’amore, o almeno, così cantava De André.
Un eroina patetica, fatta di pathos, si intende, emotiva e affascinante. Una donna con l’animo di una supernova, terribilmente bella e sensuale e altrettanto spericolata. Un concentrato di energia dal quale è impossibile non farsi contagiare.

Captain Marvel è un film classico, ma c’è grazia nella sua normalità, bisogna considerarlo. I colpi di scena non sono indifferenti, i personaggi sono a dir poco ammalianti. Ad ogni modo, ciò che più conta è la carica stellare di questa pellicola. Il profondo incanto del cosmo si unisce ai rozzi anni novanta terrestri in un equilibrio incredibile.
Il villain, che terremo celato per motivi di trama, non è così rilevante, a livello emotivo, quanto la protagonista. Forse è lei il suo peggior nemico, che non ha, però, meno timore di abbattere con un gancio ben assestato.

Parliamo di un film dai valori semplici, con nostalgici richiami al Superman di Christopher Reeve, ma che introduce un personaggio assai attraente e umano, troppo umano. Possiede poteri decisamente distruttivi, ma non è da quelli che viene la sua forza. Alcuni eroi si creano da soli, in corazze d’acciaio, altri si stendono su un filo spinato perché lo si possa attraversare. Lei sorge e desidera ardentemente volare, un giorno o l’altro.

Non conta mai esclusivamente il potere, ma quello che si sceglie di farne. Il valore che si sceglie di dimostrare a sé stessi. L’istinto indomito di fare la cosa giusta, qualunque sia il prezzo da pagare. Quell’istinto non nasce in laboratorio, né in una forgia, né tra le stelle. A dire la verità è alquanto ignoto e sfuggente, ma esiste, ha radici primordiali e oscure, ma sopravvive.

Siamo a fine partita ora, vedremo se quell’istinto trionferà ancora contro la potenza dell’Infinito del folle Titano Viola. Vedremo se Captain Marvel, Carol Danvers, potrà ribaltare le sorti della guerra infinita. Una cosa è certa: è troppo testarda per morire.

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