News

Santiago, Italia – Una storia d’accoglienza

Una delle caratteristiche più affascinanti della settima arte è l’importanza del cinema come termometro sociale della storia umana. Non ci vuole molto ad immaginare che lo stesso Nanni Moretti, nel suo ultimo lavoro, abbia posto in primo piano il lato antropologico rispetto alla narrazione, di cui è uno dei nostri autori di maggior spicco.

Santiago, Italia pone di fronte al regista romano tanti volti vissuti, come il regista Patricio Guzmán, il corrispondente Paolo Hutter, i diplomatici dell’ambasciata italiana Roberto Toscano e Piero De Masi. Insieme rievocano pagine di speranza civile, bruscamente interrotta dal colpo di stato dell’11 settembre 1973, che mise fine alla rivoluzione riformista del presidente cileno Salvator Allende, per mano del generale Augusto Pinochet.

Come molto spesso accade, ai discorsi politici restituiscono molta più importanza le parole e, in questo caso, le immagini. È una ferita profonda e ancora aperta, quella dipinta sui volti commossi degli intervistati, che ricordano i bei tempi della militanza, delle opere di bene sociale del coraggioso cardinale Raùl Silva Henrìquez, di tante, tante famiglie che non saranno più le stesse.

Proprio nei confronti della chiesa, lo stesso Moretti (presente in sala durante la proiezione), tende la mano, come mai aveva fatto prima: Ciò non significa che questo sia il preludio a una mia conversione religiosa. Ma nemmeno sono d’accordo con la celebre frase di Luis Buñuel, ‘grazie a Dio sono ateo’, perché è una cosa che mi avvilisce non avere il dono della fede”, dirà lo stesso regista.

Le ultime parole di Allende alla radio testimoniano una resa inevitabile e straziante, dopo che la propria aviazione lo ha bombardato mentre era all’interno del Palacio de la Moneda, ma allo stesso tempo speranzose per un avvenire diverso. Da quel momento in poi, le forze militari hanno prevalso sull’identità dei perseguitati, tenuti prigionieri all’Estadio Nacional o torturati con finalità mirate e raccapriccianti. Lo spettro di una complicità dei servizi segreti americani, contrari ad una democrazia di stampo marxista, aleggia sulle vicende di Santiago non come parole al vento, ma come fatti accertati, come ribadisce l’autore.

Quando la situazione sembra disperata, l’ambasciata italiana entra in gioco per proteggere i civili tra le sue mura, prima di concedere loro una via di fuga nel nostro paese, accogliendo centinaia di cileni con un’integrazione umana e generosa, solidale e salvifica.
Nel continuo gioco tra buoni e cattivi, spuntano anche gli incontri con alcune figure controverse: il generale Guillermo Garìn, che oggi conduce una vita tranquilla come se niente fosse, ma nelle interviste, messo con le spalle al muro, rispondo sempre con maggiore imbarazzo.

Ancor più avvincente è l’intervista con il militare Eduardo Iturriaga, attualmente in carcere, stizzito e innervosito, senza rammarico per le brutali azioni compiute. Anzi, si vanta di essere stato un rispettabile difensore dello stato, poiché esecutore di un potere cileno giusto, che nelle sue azioni ha comunque fatto meno vittime di tanti altri stati.
Solo in questo frangente, Moretti appare dinanzi alla macchina da presa, confrontandosi con il militare a cui risponde “io non sono imparziale”, ribadendo ancora una volta la sua posizione e la sua indignazione.

Santiago, Italia si pone davanti allo spettatore come mezzo di riflessione sociale ed empatico, e solo in un secondo momento politico, grazie anche ad un montaggio asciutto, pulito e sempre al servizio della narrazione. “Essendo specialisti nel parlar male di noi stessi, è una ragione di orgoglio nazionale sapere che l’ambasciata italiana si prodigò per quel popolo”, dice Moretti in sala, ricordando un’Italia bella e solidale, al di là di ogni bandiera e credo politico.
A fine proiezione, la sala ha spontaneamente riservato una lunga standing ovation al suo autore.
C’è ancora speranza per il cambiamento sociale e umanitario. Il cinema, quello vero, quello empatico, rimane uno dei mezzi più efficaci per realizzarlo.

Leggi anche: Il Neorealismo Italiano – La Culla del nostro cinema

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.