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Arancia meccanica – Erotismo, Masse, Violenza

Arancia Meccanica: analisi

Nella cultura del secondo Novecento, prende forma una radicale critica contro le varie forme di controllo e dominio che le varie società, da poco uscenti dal conflitto mondiale, avevano intrapreso mediante quelle velate forme di consumismo che col tempo si sono radicalizzate. Nello specifico, analisi rivolte ai dati di costume. Ai moventi segreti e torbidi della psicologia di massa. Ancora: sulla degradazione che si specchia nei particolari minimi delle abitudini e dei comportamenti di un popolo.

Già a suo tempo, lo scrittore Carlo Emilio Gadda, col suo stile pirotecnico, in Eros e Priapo aveva focalizzato il legame esistente tra potere ed erotismo. La psicologia delle masse è guardata come un terreno che cade facilmente in preda degli esibizionismi erotici. La spettacolarizzazione dell’Eros ha il merito di controllare le masse. E in tale prospettiva, chiunque salisse al potere sarebbe capace di divenire un’abile seduttore di masse.

Che l’individuo immerso nella società possa farsi plasmare e influenzare dalla massa, è un dato concreto. Ogni brandello radicato dell’in-sé rischia di diventare parte integrante di un unicum. Ogni capacità ragionativa e comportamentale è una mera produzione in serie. Eppure, il singolo strappa questa ragnatela con forza, rifugiandosi, a volte, nella violenza come garanzia di non omologazione. Una sorta di ribellione che, tuttavia, rischia di restare nell’orbita adolescenziale.

Il cinema ha saputo tracciare importanti riflessioni a riguardo. Forse, tra i massimi registi e autori di sempre, non è casuale che la scelta sia ricaduta proprio su Stanley Kubrick. Il capolavoro Arancia Meccanica fece scandalo quando venne proiettato per la prima volta nelle sale cinematografiche. Aspramente criticato all’epoca, la parabola discendente del protagonista è un monito, la cui violenza è, sì, un reale danno per la società, ma anche modo per rompere quegli equilibri dettati dall’alto.

Arancia Meccanica: trama

Arancia Meccanica: analisi

“Eccomi là. Cioè Alex e i miei tre drughi. Cioè Pete, Grob e Fio. Eravamo seduti nel Korova milkbar arrovellandoci il gulliver per sapere cosa fare della serata. Il Korova milkbar vende ” latte+ “, cioè diciamo latte rinforzato con qualche droguccia mescalina, che è quel che stavamo bevendo. È roba che ti fa robusto e disposto all’esercizio dell’amata ultraviolenza.”

A esprimersi con questo linguaggio pop è Alexander DeLarge (Malcom McDowell), protagonista dell’intero film. Eccentrico, asociale, figlio di operai, questo ragazzo è a capo di una banda criminale denominata Drughi, i quali, al calar delle tenebre, dànno sfogo ai loro istinti più brutali. Picchiano, derubano, scatenanto risse, violentano. Il tutto pur di sfuggire dalla noia giornaliera e notturna.

Come ogni capo banda che si rispetti, teme per la sua incolumità e posizione. Teme che i suoi compagni lo possano detronizzare, specialmente quando uno di loro, Georgie Boy, si prende il lusso di stabilire i piani della serata, senza un consulto con il capo.

Infatti, Alex prende questo per una sfida al tal punto che li punisce fisicamente. Pace fatta, o così sembrerebbe. La sera stessa i Drughi si recano a casa di una signora, con l’intento di rapinarla e divertirsi un po’. Ma qualcosa va storto, poiché il povero Alex uccide l’anziana donna. In preda al panico scappa, ma si accorge che i suoi fidati compagni si sono trasformati in Giuda. Lo lasciano esanime a terra, mentre in lontananza le sirene della polizia si fanno sempre più vicine.

Alex viene quindi recluso in un carcere con l’accusa di omicidio. Le giornata scorrono in maniera del tutto monotona, finché non gli giunge all’orecchio una notizia. Si tratta della…

Cura Ludovico.

In realtà, essa è un innovativo programma di rieducazione sociale. Intrapresa, il detenuto, una volta guarito, sarebbe ritornato in società con la fedina penale pulita, senza scontare ulteriori giorni in carcere. Alex accetta senza batter ciglio, ma scoprirà fin da subito gli effetti nefasti della cura.

Egli, sotto l’effetto di farmaci, sarà obbligato a vedere scene di violenza attraverso uno schermo e con delle pinze che lo costringono a tenere gli occhi aperti. Inizialmente si compiace, prova una sensazione di sollievo. Ma quella libidine si trasformerà ben presto in dolore e nausea.

Alex è a conti fatti guarito. Qualunque atteggiamento violento è automaticamente represso dalla nausea, la quale porta il povero (ex)Drugo a diventare un povero inetto incapace di difendersi. Insomma, il cittadino modello votato al bene, che non può più ribellarsi alle istituzioni.

Arancia Meccanica: piacere alienato

Arancia Meccanica: analisi

La polemica contro la società repressiva e la difesa dell’individuo e delle sue istanze di felicità costituiscono alcuni principali temi di riflessione di Arancia Meccanica. Ora, non siamo certi se Kubrick durante la creazione del film, oltre ad aver guardato all’omonimo romanzo di Anthony Burgess, abbia attinto alla riflessione del filosofo Marcuse, in particolar modo dell’opera Eros e Civilità.

Tuttavia, possiamo azzardare ed affermare che tra l’opera di Kubrick e il pensiero del filosofo della Scuola di Francoforte ci sia una specie di vicinanza, anche in senso lato. Ma procediamo con ordine. Alex, come si può evincere dalla visione del film, è un soggetto che trae il suo più alto piacere dalla violenza, dal compiere del male verso il prossimo. Senza nessun tipo di giustificazione, l’atteggiamento di Alex con il mondo assume una coloritura differente se spostassimo il tutto sul piano della civilità che ha saputo sviluppare se stessa solo in virtù delle repressioni dei propri istinti e in particolare della ricerca del piacere.

Alex proviene da una famiglia borghese. Si presume che egli abbia una educazione borghese, conformista, costruita per seguire determinate regole. Quel tipo di società di classe che ha, col tempo, rimosso i suoi istinti arrivando ad eliminarli del tutto. La Cura Ludovico, letta in un’altra luce, ha non tanto il principio di disabituare il soggetto ad essere violento. Affatto. Induce quest’ultimo al cosiddetto principio di prestazione, ossia alla direttiva di impiegare tutte le energie psicofisiche per scopi solo produttivi e lavorativi.

Alex viene represso nei suoi istinti umani di piacere e felicità. Non viene educato. Anzi, viene diseducato da se stesso, dalla propria vera identità. Il tutto ha la pretesa di rifiutare completamente la propria natura, arrivando quasi ad averne la nausea, letteralmente parlando. Eppure, come si può benissimo osservare nel film, se Marcuse parla di ritorno del represso, anche Alex in un certo senso lo è, dal momento che i suoi istinti primordiali subiscono un ritorno di fiamma.

A differenza del romanzo, però, Kubrik lascia, sul finale, un interrogativo implicito: Alex è davvero guarito? E se così, come è guarito? Ritornerà ad essere il solito Drugo?

Arancia Meccanica: critica del sistema

Arancia Meccanica: analisi

Che la tecnologia infici la società, è un dato di fatto. L’Alex post-cura è a tutti gli effetti l’individuo alienato della società attuale. È colui nel quale la ragione si è identificata con la realtà e che, pertanto, non scorge più il distacco tra ciò che è e ciò che deve essere. Infatti, il sistema tecnologico ha la capacità di far apparire razionale ciò che è irrazionale e di stordire l’individuo in un frenetico universo conformistico. Anzi il sistema, pur identificandosi con l’amministrazione totale dell’esistenza, si ammanta di forme plurastiche e democratiche, che però sono puramente illusorie, poiché le decisioni, in realtà sono sempre nelle mani di pochi.

La stessa tolleranza di cui mena vanto tale società è unicamente, a ben riflettere, una tolleranza repressiva, poiché il suo permissivismo funziona soltanto a proposito di ciò che non mette in discussione il sistema stesso. Tuttavia, la società tecnologica non riesce ad imbavagliare tutti i problemi, a cominciare dalla contraddizione di fondo che la costituisce: tra il potenziale inespresso dei suoi mezzi, quando, in realtà, devono soddisfare i beni primari dell’uomo e una politica, a tratti conservatrice, che nega l’appagamento dei bisogni umani e stordisce la popolazione con l’esaudimento di bisogni fittizi.

Concludendo, Arancia Meccanica trova le sue radici tematiche nella visione contemporanea della società. E forse soltanto un genio come Kubrik poteva (ri)scrivere una pellicola dal fortissimo impatto contenutistico.

Leggi anche: “Arancia Meccanica- La Fenomenologia della Violenza”

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