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Nuovi Sguardi: Domenico Piscopo e Monsieur Satie et Sa Famille (Intervista e Cortometraggio)

Ciao caro Domenico, ho visto con piacere il vostro incredibile cortometraggio: Monsieur Satie et sa famille. Quello che più mi ha colpito è la purezza delle cose che racconta, senza dirle, ritornando al muto primordiale più attuale che mai. Certo, c’è una forte comicità, a tratti surreale, ma c’è anche sofferenza e cattiveria, a tal punto vere che posso passare dal tragico al comico solo grazie all’eroe meno eroico che ci sia, almeno sulla carta. Perché poi, infine, è forse l’unico eroe di cui abbiamo bisogno, quello che fa della dolcezza, dell’amore del coraggio la sua forza, molto più della forza stessa.
Come prima domanda volevo chiedere a te, protagonista, l’eroe di cui appunto parlavamo: come si dice la dolcezza senza usare le parole?

Un po’ come avviene (o meglio come dovrebbe avvenire) nella vita reale, mediante le piccole attenzioni e i piccoli gesti. So che può risultare un’ affermazione un po’ banale ma è l’essenza del rapporto tra Satie e sua figlia Sophie che è basato appunto proprio su questo, anche perché il povero e sventurato protagonista non ha oramai più niente da offrire se non il proprio amore. Nonostante quello che gli riserva la vita, Satie non perde la voglia di esibirsi e di sorridere anche se consapevole che riuscirà a racimolare pochi spicci per entrambi, non molla la propria arte e la propria famiglia, un connubio che è sempre stato di difficile convivenza . Tecnicamente invece la colonna sonora studiata sulla time line del corto e l’uso del bianco e nero danno forza ai momenti più ricchi di pathos .

Ho notato un esagerare nel volto davvero studiato, nelle micro espressioni così come nel dichiarare con ogni parte fisionomica apertamente cosa si stesse provando: hai studiato attraverso i maestri del muto? E, se sì, cosa cercavi in loro?

La bellezza di questo mestiere risiede proprio nello studio di un personaggio e del suo mondo.

Così è stato per Monsieur Satie , mi sono fatto una bella scorpacciata da Chaplin a Lubitish , dai primi film  anni 20 di Buster Keaton fino al recentissimo The Artist del 2011(film molto apprezzato da tutto il cast tra l’altro). Ho cercato di più che altro il codice comunicativo dei film di quel epoca che come  hai notato anche tu ,era molto esagerato nelle espressioni e nelle intenzioni specie se paragonato ad uno stile contemporaneo, una qualità di movimento che ho trovato essere molto simile alla nostra “Commedia dell’arte” che in qualche modo forse e anche un po’ il suo antenato fino ad arrivare ai cartoni animati come Tom & Jerry o Braccio di Ferro. Non ho preso un attore in particolare come modello onde evitare di fare una brutta imitazione ma ho cercato di creare un personaggio “nuovo” che fosse riconducibile a quel contesto.

Pensavo alla bellezza che siete riusciti a dare in questi pochi minuti: oggi, con tutta la fretta e il caos che ci avvolge, ritornare allo spaziotempo delle emozioni e delle immagini, senza parole, per ricordarci qualcos’altro che abbiamo dimenticato. Come hai lavorato sulle tue emozioni e sulle immagini senza didascalie che le definiscano ma solo nel loro mostrarsi per quello che sono?

Personalmente credo che una qualità fondamentale per un attore sia “l’ascolto”, nelle accademie di teatro gli insegnanti insistono molto su questo ed hanno ragione. Ho avuto la fortuna di partecipare ad un progetto dove ho ritrovato molti amici e colleghi con cui ho iniziato il mio percorso di studi e con loro per esempio c’è molto ascolto e quando c’è ascolto basta poco per ritrovarsi. Ognuno di noi è arrivato con il proprio percorso sul personaggio e portandosi dietro anche un po’ di normale preoccupazione ma quando poi ci siamo ritrovati sul set ci siamo affidati l’uno all’altro credendo sul serio al gioco che stavamo facendo e la chiarezza delle emozioni e delle immagini è venuta di conseguenza. Insomma bisogna anche un po’ divertirsi ed avere una certa apertura e sensibilità per emozionarsi, qualità che ho ritrovato nei miei compagni e colleghi.

Infine, volevo chiederti, tu che fai tanti spettacoli, che hai vinto premi su premi per questa piccola perla: cosa hai da dire a questo folle mondo, che consigli a chi cerca, a chi vuole cambiare le cose?

In questo periodo storico risulta davvero difficile anche solo provare a cambiare le cose, noi per esempio abbiamo avuto innumerevoli difficoltà per realizzare questo progetto soprattutto perché essendo un prodotto quasi di nicchia nessuno ci ha voluto credere o investire fino in fondo difatti alla fine è nato proprio grazie al sacrificio collettivo e alla voglia di farlo al meglio dei nostri mezzi. Cosa voglio dire con questo? Scegliete i vostri compagni di lavoro e lottate fino in fondo in quello che credete senza però perdere il divertimento e il piacere di farlo …un po’ come sta facendo la vostra redazione.

 

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Andrea Vailati

"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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