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One Piece: Dressrosa – Sul Filo (Filo) del Romanticismo

Dire la parola romanticismo è dire arte moderna – cioè, intimità, spiritualità, colore, aspirazione verso l’infinito, espressa con ogni mezzo artistico a disposizione”.

Seppur con un secolo di ritardo, è difficile trovare un insieme di parole che definiscano il Romanticismo settecentesco in modo più esaustivo di quelle utilizzate da Baudelaire.

Non è un caso dunque che il colore riempia gli occhi della ciurma di Rufy appena giunta nell’isola di Dressrosa, governata dal famigerato Do Flamingo. Quei colori folgorano anche lo spettatore dell’anime di One Piece, uno scintillio che trafigge inaspettatamente l’animo umano.

Incredibile che nella città del Demone Celeste si respiri quell’aria densa di armonia e gioia. In questa serena quotidianità vivono i cittadini e moltissimi giocattoli animati, che forniscono compagnia e divertimento ai primi. Sembra che ogni scorcio di Dressrosa si colori di emozioni positive, di sentimenti autenticamente genuini.

Insomma, se dovessi definire Dressrosa con una parola, userei “pittoresca”, ma in un senso che trascende l’accezione artistica e si carica di una leggiadra spiritualità e di un dimenticato misticismo.

Tra le righe si possono scorgere svariati riferimenti a quel movimento artistico-letterario che, partendo dalla Germania, ha investito buona parte dell’Europa durante il XVIII secolo. Quello del Colosseo e delle lotte fra gladiatori è un tema ricorrente sia nella letteratura che nella settima arte, anche nelle sue espressioni più recenti. Un tema che, seppur permeato di storicità, scavalla anche nel genere fantastico (basti pensare allo scontro tra Thor e Hulk in Thor: Ragnarok).

La leggendaria fama del Colosseo si attribuisce ovviamente all’Antica Roma, nella quale le cruente lotte per la vita dei gladiatori erano una delle attrazioni più in voga. Tuttavia, nonostante cambiassero i fini di chi promuoveva quella che oggi verrebbe considerata un’intollerabile barbarie, quest’usanza sopravvisse anche all’inizio del Medioevo, per poi trasformarsi, con il tempo, nelle giostre medievali in cui i Cavalieri si affrontavano nell’arena.

Il Romanticismo tedesco, forte di un’affinità con i romanzi cavallereschi e di una meravigliata riscoperta del Medioevo, abita quindi nel centro nevralgico – da un punto di vista emotivo, non logistico – di Dressrosa: il Colosseo delle corride.

Rufy parteciperà al torneo organizzato da Do Flamingo perché in palio – e qui il romanticismo si carica di nostalgia – c’è il frutto del diavolo Foco Foco, un tempo posseduto dal fu Portuguese D. Ace.

Rufy e Sabo: una scintilla dalle ceneri

Dopo aver vinto il proprio blocco di incontri, in attesa delle fasi finali, Rufy si rende conto che quello davanti a lui è Sabo, il fratello che lui stesso ed Ace avevano creduto morto sulla zattera affondata dai Draghi Celesti.

In questa scena è racchiuso tutto il romanticismo dell’intera saga, un momento in cui si fa fatica a trattenere un paio di lacrime perché controbilancia sul piano emotivo la morte di Ace. Un fratello perso per sempre, fra le sue braccia, e l’altro appena ritrovato, con cui si prolunga, nell’immaginario, quell’abbraccio doloroso che costituiva l’ultimo ricordo di Ace.

Un dolore ormai elaborato che si trasforma in una gioia incontenibile, la poetica di un destino che si riflette nella chiusura di un cerchio che si presentava, fino a quel momento, come una linea retta.

Rufy: “[singhiozzando] Ma Sabo, io ho lasciato che uccidessero Ace davanti ai miei occhi!

Sabo: “Lo so, anche se Ace è morto, io sono contento che tu sia sopravvissuto. Ho quasi perso entrambi i miei fratelli senza alzare un dito. Se fossi morto anche tu, sarei rimasto solo. Grazie! Grazie per essere sopravvissuto, Rufy!

Rufy, che aveva partecipato al torneo-trappola solo perché non voleva che nessun altro possedesse i poteri di Ace, ora può stare tranquillo e iniziare a pensare alla vera battaglia, quella con Do Flamingo. Infatti Sabo si aggiudicherà la vittoria del torneo e accederà ai poteri del frutto Foco Foco.

La memoria di Ace, mai completamente spenta, adesso risorge dalle ceneri come una scintilla, una nuova fiamma che proteggerà Sabo e, indirettamente, anche Rufy. Quel calore ora abbraccia la loro anima come se il tempo si fosse fermato a quando erano piccoli e riscalda i loro cuori che, seppur mai avevano smesso di battere, adesso lo fanno con maggior forza.

Il Senor Pink, l’ultimo dei romantici

Figura molto controversa quella del Senor Pink, uno degli ufficiali dei Pirati di Do Flamingo. Lo scontro con Franky non è per deboli di cuore, ma non tanto perché sia eccessivamente cruento, quanto per le gag quasi-demenziali sulle quali danza – letteralmente – lo scontro. Tra balletti di danza classica e nuoto sincronizzato, il romanticismo di Pink diventa parodistico quando decide di lasciarsi colpire da un terribile pugno di Frenky pur di proteggere un gatto. Oppure quando interrompe lo scontro, su proposta del cyborg, per salvare una vecchietta in difficoltà e rimane sollevato nel sapere che Frenky aveva mentito per ingannarlo.

Un romanticismo che diventa parodia di se stesso perché l’esser uomini di onore, cavalieri di altri tempi, sembra subordinato alla volontà di vincere quel combattimento. Tanto che sia lui che il versatile Cyborg si lasciano colpire dai reciproci attacchi avversari, compresi quelli finali ad alto impatto grafico e fisico, che decreteranno il vincitore: il membro della ciurma di Cappello di Paglia.

Per capire la sensibilità del personaggio, nascosta da un acconciamento imbarazzante e, in modo diametralmente opposto, da un orgoglio da maschio alfa, è necessario conoscere la sua storia personale.

All’età di trent’anni, già membro dei pirati di Do Flamingo, si innamora di una donna, Lucian, che i pirati li odia, per cui è costretto a mentirle sul suo vero lavoro. I due si sposano e hanno un figlio, ma un giorno, di ritorno da una missione, apprende tragicamente dalla moglie che il piccolo è morto per una febbre improvvisa e che lei ha scoperto il suo segreto e non vuol più saperne di lui.

Ma la tragedia non termina qui. Lucian viene travolta da una valanga e, seppur sopravvivendo dopo il ricovero in ospedale, finisce in uno stato di coma vigile: ha gli occhi aperti e uno sguardo fisso, ma non c’è luce nei suoi occhi né traccia di emozioni sul suo viso.

Ed è qui che prende forma il romanticismo di Senor Pink che, accortosi di un accenno di sorriso della sua amata alla vista di una cuffietta da bebè, con la quale si era riparato dalla pioggia, inizia ad andare a trovarla vestito sempre più da bambino, in ricordo di loro figlio. Drammaticamente romantico che Senor abbia preferito passare da pervertito di fronte al personale dell’ospedale e alle persone in generale piuttosto che smettere di donare alla sua dolce metà quel tenue sorriso, ricordo sbiadito di una felicità perduta.

Si capisce allora il perché l’ufficiale dei Pirati del Demone Celeste possa rappresentare l’ultimo dei romantici, ma non nella declinazione popolare che ha subito il termine. Senor Pink è l’ultimo vero romantico, nel senso più letterario del significato.

Altrettanto interessante è l’interesse tipicamente romantico per ogni stato di alterazione della mente, traducibile nella perdita della memoria da parte delle persone care ai giocattoli – esseri umani, considerati sovversivi e trasformati grazie al potere di un sottoposto di Do Flamingo. Oppure la “pittura” del samurai Kanjuro, con il potere di dare vita ai propri disegni, che, ben lontana dal definirsi tale, squarcia l’ordine della Natura, non riproducendola come sublime manifestazione dell’assoluto nel mondo sensibile, ma dandole realmente vita.

Dressrosa muove – e smuove – temi cari al Romanticismo e lo fa sotto il tirannico controllo di colui che sembra far danzare questi temi sui suoi taglienti fili. Colui che credeva prima di tutto di esser lui stesso la manifestazione più pura di quell’infinito che prima l’arte romantica e poi l’idealismo tedesco hanno lungamente ricercato.

Un Romanticismo che forse non ci soddisferà pienamente a causa del suo essere appeso lungo quel filo di bugie e sotterfugi e il cui unico riferimento al sublime è condensato nella patologica malvagità di Do Flamingo.

Ma l’essere in bilico sopra la tragedia fornisce l’elemento motivante per il raggiungimento di quella consapevolezza necessaria per le imprese eroiche, sempre cariche di ideali romantici.

 

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Edoardo Wasescha

- Laurea magistrale in Filosofia e Forme del Sapere - Aspirante giornalista - Nerd da prima che diventasse una moda

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