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Game of Thrones: Tyrion, il Brutto Anatroccolo

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Tyrion Lannister, il promiscuo nano di Casterly Rock, perennemente ubriaco, continuamente circondato da prostitute, insolente, arrogante, scontroso e antipatico (ma ha anche dei difetti); il piccolo omuncolo di casa Lannister forse è uno dei personaggi meglio caratterizzati di Game of Thrones, poiché vediamo la sua promiscuità, che al confronto con ciò con cui si rapporta ogni giorno risulta essere iniqua. Nato affetto da sindrome di nanismo in una delle casate più facoltose di tutta Westeros, il giorno della sua nascita la madre muore di parto ed ecco che il piccolo neonato ha già tutta la sua famiglia contro: Tywin Lannister lo ripudia per il suo essere nano poiché, più legato al nome della casata che alla famiglia, lo ritiene una vergona; Cersei lo incolpa della morte della madre; Jaime, invece, è l’unico a ritenerlo effettivamente un fratello ma ancor di più un essere umano.

“Mio fratello ha l’armatura e io ho la mia mente, e la mente dipende dai libri quanto la spada dall’affilatura.”

Tyrion fin da piccolo ha sempre sentito il peso del nome della casata su di sé, per questo, sapendo di non poter essere un cavaliere, ha fatto della sua lingua la sua lama, l’arte dell’oratoria è la sua dote innata che lo salverà in non poche situazioni.

“Ti do un consiglio bastardo: rammenta sempre chi sei, gli altri lo faranno. Fanne la tua armatura e non potrà essere usata contro di te.”

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Ciò che rende così speciale il nostro piccolo impertinente è proprio la consapevolezza di sé: sa di essere un nano, sa di essere l’ultima ruota del carro (della famiglia e della casata), sa tutto ciò che si può dire di negativo su di lui e se lo fa scivolare addosso. Con la lingua come lama e con l’autocritica come armatura, Tyrion alla fine non è poi così diverso da un cavaliere. Nella serie il suo ruolo cambia di stagione in stagione, da essere solo un ricco spendaccione che passa da una donna ad un’altra, diventa comandante della battaglia delle acque nere contro Stannis Baratheon, viene accusato dell’omicidio del re Joffrey, posto sotto processo e condannato, qui Tyrion si libera del rancore che tanto prova nei confronti della sua famiglia e dà sfogo a tutto ciò che sente e prova. Successivamente conquisterà la fiducia della regina dei draghi diventando il suo consigliere più fidato; insomma il folletto Lannister nonostante le sue “dimensioni” percorre un lungo cammino.

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Uno dei momenti più tragici di Game of Thrones

Tyrion in Game of Thrones è interpretato da Peter Dinklage che più di una volta ha vinto svariati premi grazie alla sua immedesimazione nel personaggio, qui sotto riportiamo uno dei monologhi più emozionanti di tutta la serie grazie al quale Peter ha vinto un Emmy come miglior attore non protagonista:

“Padre, vorrei confessare. Io ti ho salvato, ho salvato la città e tutte le vostre inutili vite, avrei dovuto lasciare che Stannis vi uccidesse tutti. Sì, padre, sono colpevole. È quello che vuoi sentirti dire, vero? Non ho ucciso Joffrey, di quello sono innocente, sono colpevole di un crimine ancor peggiore: essere un nano. Sono stato colpevole di questo crimine per tutta la mia vita.

Non ho ucciso Joffrey, ma vorrei averlo fatto. Guardare morire quel bastardo mi ha dato più piacere di mille puttane bugiarde. Vorrei davvero essere il mostro che credete che io sia, vorrei avervi avvelenati tutti, darei volentieri la mia vita per vedervi morire in questo momento. Ma non darò la mia vita per l’omicidio di Joffrey, e so che non avrò giustizia qui, quindi lascerò che siano gli Dei a decidere il mio destino: richiedo un processo per combattimento.”

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