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Martyrs – Alla Ricerca di Risposte attraverso il Martirio

Cosa ci aspetta dopo la morte? L’anima può davvero sopravvivere in eterno? Questo dilemma ci accompagna da sempre. Per millenni l’uomo si è chiesto se davvero esista un aldilà, un paradiso o un inferno pronto ad accogliere le nostre anime una volta abbandonata la vita terrena.

Anche il cinema ha tentato di dare delle risposte a questa domanda. Molte pellicole hanno infatti affrontato la tematica della vita oltre la morte offrendoci degli interessanti spunti di riflessione. Fra le opere dedicate a questo argomento così delicato c’è Martyrs, film scritto e diretto da Pascal Laugier nel 2008.

Con una premessa come questa si potrebbe avere la sensazione che con Martyrs, il regista francese, abbia provato a scavare nell’animo umano in cerca di rivelazioni profonde. E invece no. Così non è. Perché se è vero che il fulcro della pellicola è la spasmodica ricerca di una risposta a una delle domande più antiche del mondo, Martyrs non è un film dai risvolti religiosi o filosofici. Martyrs è un horror cruento in cui il sangue scorre a fiumi e le urla di dolore riecheggiano strazianti tormentando il pubblico.

Ad un anno dalla sua scomparsa, la piccola Lucy viene ritrovata mentre corre per strada in stato di shock. Ha subito numerose violenze, ma non ricorda nulla di come sia avvenuto il suo rapimento e di chi l’abbia torturata. Molti anni dopo, una Lucy ormai cresciuta e assetata di vendetta irrompe in una casa e stermina un’intera famiglia. Chiama poi la sua amica Anna e l’avverte di aver trovato e ucciso i suoi rapitori. Anna la raggiunge per aiutarla ad occultare i cadaveri, ma oltre all’orrore provocato da Lucy, la ragazza scopre un passaggio segreto che la conduce nei sotterranei dell’abitazione.

È qui che la giovane viene rapita e portata di fronte ad una donna che le spiega di essere a capo di un’organizzazione che ha come obiettivo quello di torturare fisicamente e psicologicamente delle persone fino ad indurle in uno stato intermedio fra la vita e la morte. Secondo la donna, in quello stato la vittima può scoprire cosa c’è dopo la morte e rivelare il segreto che tormenta l’uomo dalla notte dei tempi. Per Anna inizia quindi un vero e proprio martirio.

Sangue, urla, dolore e terrore. Martyrs è una carneficina. Il regista Pascal Laugier non ci risparmia nulla e ci mostra in maniera brutale tutta la sofferenza che i martiri prescelti dalla setta provano sul loro corpo.

La violenza è feroce, disturbante e raccapricciante. Riempie lo schermo senza dare tregua allo spettatore. Se per buona parte della pellicola si avverte la necessità di distogliere lo sguardo dalle scene più cruente, man mano che le immagini scorrono e il sangue zampilla dalle ferite dei martiri, si arriva a provare una sorta di assuefazione alla crudeltà. I corpi spellati e orrendamente mutilati assumono un’aria grottesca nel momento in cui l’eccesso di brutalità satura l’atmosfera del film. Lo spettatore, dopo la visione di molteplici scene di tortura, riesce quasi ad abituarsi a quella escalation di assurda ferocia.

Non mancano nel film gli elementi tipici del genere horror come le presenze mostruose, i momenti ansiogeni e, soprattutto nella prima parte, un ritmo incalzante ricco di attimi di tensione. Ma l’impressione più forte che si avverte guardando Martyrs è che la ricerca della risposta a quella domanda atavica che l’uomo si pone dalla notte dei tempi sia, in realtà, solo un pretesto usato da Pascal Laugier per confezionare un horror splatter in cui ciò che fa davvero paura è l’umana follia.

 

 

Leggi anche: Il Sacrificio del Cervo Sacro – L’Horror della Borghesia

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