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Adaptation. (Il Ladro di Orchidee) – Essere Charlie Kaufman

Tu sei ciò che ami, non ciò che ama te.

Sono infiniti i motivi per i quali si può scrivere un’opera: un intreccio assurdo, una morale forte, dei personaggi originali, un’estetica innovativa e così via. Si può strutturare un racconto in modo che le immagini parlino da sole, oppure lo si può farcire di dialoghi fino a farlo esplodere. Inoltre, può essere narrato linearmente o, viceversa, si possono racchiudere gli episodi uno dentro l’altro, magari con dei flashback e flashforward, inserendo una miriade di personaggi utili ma che rischiano di fare una gran confusione. Eroi, antieroi, aiutanti, oppositori, eventi, sogni, ricordi, desideri, ogni elemento passa in secondo piano, diventa persino superfluo da analizzare nel momento in cui Charlie Kaufman decide di scrivere una sceneggiatura sulla sua incapacità di adattare il romanzo Il Ladro di Orchidee.


Ma andiamo per gradi.

Il film apre con delle immagini amatoriali tratte dal set di Essere John Malkovich nelle quali è possibile scorgere, in lontananza, lo sceneggiatore Charlie Kaufman che esce da una porta di servizio. Da qui inizia il film vero e proprio, che non si mostra come un’opera di pura finzione, ma è più un prolungamento del dietro le quinte. Il primo e geniale prodotto firmato Jonze-Kaufman è in produzione, sarà un successo, è pronto, finito insomma, ormai appartiene al passato, se si pensa con la testa di uno sceneggiatore.

Adaptation. si pone fin da subito come erede temporale di Essere John Malkovich, e successivamente capiremo che si tratta, dal punto di vista dei temi, di un sequel in tutti i sensi. Questo secondo capitolo dell’incarnazione secondo Kaufman, però, viene inspiegabilmente considerato meno del suo predecessore.

Al protagonista e sceneggiatore, come detto, viene chiesto di ricavare una sceneggiatura dal romanzo di Susan Orlean. L’autrice (interpretata da una sempre perfetta Maryl Streep) e il libro sono realmente esistenti, perché Charlie Kaufman venne davvero incaricato di adattare l’opera. Ciò che accade al protagonista della vicenda, interpretato da Nicolas Cage in stato di grazia, è ciò che veramente è accaduto allo sceneggiatore del film, che entrò in una profonda crisi approcciandosi alla nuova impresa. La pellicola, che inizialmente doveva narrare le avventure scritte da Orlean, si trasforma così in un manifesto sul blocco dell’artista e in un piccolo compendio sul cinema, su come si scrive una sceneggiatura, attraverso delle regole che Kaufman sparge per la pellicola e che lui stesso, ironico meraviglioso Genio, non segue.


Durante Adaptation., quindi, le azioni che vediamo sono anche quelle che il protagonista scrive nella sua sceneggiatura, assumendo i connotati di un’autentica confessione; si intuisce, minuto dopo minuto, che la narrazione non è oggettiva e in terza persona come pensavamo inizialmente, bensì soggettiva e in prima persona.
Kaufman inizia a seguire l’autrice del libro in modo da conoscerla meglio e scopre che intrattiene una relazione segreta con John Laroche (un superbo Chris Cooper), ovvero il protagonista del romanzo, un uomo talmente appassionato di orchidee da rubare le più rare, non solo belle, ma utili per estrarre una droga della quale i due sono dipendenti. Il protagonista si avvale dell’aiuto del suo gemello Donald, un uomo inventato da Kaufman ma accreditato comunque nei titoli di coda. Anche Donald è uno sceneggiatore, ma di film d’azione dal basso contenuto artistico, simbolo di un cinema che Charlie detesta, votato unicamente agli effetti visivi e all’apparenza.

Il film, se vogliamo, è tutto qui. La sua bellezza non risiede nella vicenda, ma è inscritta nel suo concetto. Si potrebbe parlare della regia frenetica di Spike Jonze, approfondire le grandissime interpretazioni presenti nel film, ma è quasi impossibile discostarsi dal suo protagonista e autore. Kaufman avrebbe potuto abbandonare il progetto, invece ha deciso di farci incarnare in lui per testimoniare come sia difficile adattare un romanzo come quello. E nonostante l’autore si assuma tutte le responsabilità del caso, ciò che si può intuire a mente fredda è che Il Ladro di Orchidee è semplicemente impossibile da trasformare in una sceneggiatura.

Oltre al blocco dell’artista, quindi, si può scorgere una tematica collaterale, ma centrale al tempo stesso, considerando l’importanza che un’idea così può avere nel cinema contemporaneo: chissà quanti racconti inadatti vengono sceneggiati al giorno d’oggi, quanti prodotti terribili ci saremmo potuti risparmiare se solo gli sceneggiatori fossero stati onesti come Kaufman e, guardandosi dentro, avessero detto a loro stessi “no, questo libro non si presta al cinema”.

Le Arti sono interconnesse, non interscambiabili. Come un fiore, il Cinema è un organismo stupendo ma delicato, va seguito e trattato con cura.
Nel suo impianto tragicomico, Adaptation. ci immerge tanto nel dramma artistico del protagonista quanto nella filosofia dell’autore, permettendoci di vivere un privilegio impareggiabile: non ci è bastato essere John Malkovich, ora sappiamo anche cosa voglia dire essere Charlie Kaufman.

Post Scriptum: Charlie, non sappiamo perché tu non venga più preso in considerazione a Hollywood. Uno come te, uno che ha vinto tutto, uno che, oltre al magnifico dittico con Spike Jonze, ha sceneggiato film del calibro di Eternal Sunshine of the Spotless Mind, Confessioni di una Mente Pericolosa e Synecdoche, New York, dovrebbe scrivere ancora e ancora. Hai dovuto ricorrere a una campagna di crowdfounding per produrre il tuo ultimo film, quella meraviglia di Anomalisa, e ormai sono passati quattro anni. Non era il destino che immaginavamo per uno dei migliori sceneggiatori della storia del cinema americano. Non possiamo sapere perché nessuno si affidi più alla tua illuminata penna, tutti noi della Redazione siamo semplicemente innamorati del tuo genio e del tuo estro, e speriamo dal profondo del cuore che tu possa tornare a splendere dell’immensa luce che meriti.

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