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Rebecca, la prima moglie – You Must Love Me

Where do we go from here?
This isn’t where we intended to be
We had it all, you believed in me
I believed in you

Questi sono i primi versi dello struggente singolo di Madonna, You must love me, parte della colonna sonora del film Evita, musical del 1996 sulla vita di Evita Peròn. L’amata First Lady Argentina si ammalò di cancro nel 1951 e la canzone è la sua ultima e disperata dichiarazione d’amore al marito.”Tu devi amarmi”. Evita ha un fortissimo bisogno di essere amata nei suoi ultimi giorni di vita e prega il marito di starle accanto, temendo il giorno in cui non lo rivedrà più.

Amore è sofferenza. Lo sa bene anche la protagonista del capolavoro di Alfred Hitchcock Rebecca- La prima moglieinterpretata superbamente da una giovanissima Joan Fontaine. La canzone di Madonna e il film sembrano non avere nulla in comune, ma in realtà entrambe le opere affrontano il tema dell’insicurezza nell’amore con toccante realismo. Sia Evita sia la protagonista del film, dopo aver patito molte sofferenze, non chiedono altro se non amore dai rispettivi compagni e sono terrorizzate dall’idea di essere abbandonate. Nel film di Hitchcock, la donna, pur essendo la protagonista, non ha nome, e il pubblico non riuscirà a trovare un punto di riferimento iniziale al quale aggrapparsi. Mentre si trova a Monte Carlo in veste di dama da compagnia, fa la conoscenza di Massimiliano “Massimo” De Winter (Laurence Olivier), un gentiluomo benestante, rimasto vedovo della moglie Rebecca, morta affogata. I due si innamorano e si sposano, nonostante la differenza di ceto sociale. Tutto è idilliaco.

Il film inizia come la più classica commedia romantica: sembra di assistere ad una moderna versione di Cenerentola. La ragazza, dal carattere così introverso e insicuro, ha finalmente trovato se stessa nell’amore per Massimo. Ma, come sappiamo, se parliamo di un film di Hitchcock, la serenità non può certo durare a lungo. Dopo la felice luna di miele, i neosposi si recano a Manderley, l’immensa villa di Massimo.

Già dai colori percepiamo che qualcosa è cambiato: sebbene la pellicola sia girata in bianco e nero, nella prima mezz’ora prevale il colore più chiaro, quello che più rappresenta l’immagina metaforica della luce. All’arrivo dei coniugi alla villa, il bianco viene sostituito da sfumature di grigio. La protagonista capisce quanto sia vivo il ricordo di Rebecca, prima moglie del suo amato, nella casa e nei suoi abitanti. La defunta viene infatti costantemente citata ed elogiata come una donna splendida, carismatica e sicura di sé. In particolare, Rebecca viene ossessivamente ricordata dalla signora Danvers (un’inquietante Judith Anderson), cameriera personale della defunta. Le sicurezze della protagonista cominciano a vacillare…

Certainties disappear
What do we do for our dream to survive?
How do we keep all our passions alive
As we used to do?

Deep in my heart I’m concealing
Things that I’m longing to say
Scared to confess what I’m feeling
Frightened you’ll slip away

Paradossalmente, per le persone che la circondano, sembra più viva Rebecca rispetto a lei, così timida e riservata. Più passano i giorni, più la giovane sviluppa un vero e proprio complesso di inferiorità nei confronti della defunta, accentuato dalle continue insinuazioni della signora Danvers. Quest’ultima opera infatti nei suoi confronti una vera e propria tortura psicologica, facendole visitare le stanze della prima signora De Winter come fossero luoghi sacri a lei vietati. Le ripete in continuazione che non sarà mai all’altezza di Rebecca, colei che fu e rimane una divinità agli occhi della governante.

Eppure, l’unica cosa che davvero importa alla nostra protagonista è la certezza di essere amata da Max. Dal loro arrivo, però, l’uomo sembra distante e triste. La giovane ha il terrore che Max si sia stancato di lei, che la villa gli abbia ricordato il suo amore per Rebecca, un modello di donna perfetta che lei non potrà mai raggiungere.

Ecco, la paura di non essere amati. Più o meno tutti la proviamo. Siamo consapevoli che le persone non sono di nostra proprietà e non possiamo obbligarle ad amarci e starci accanto.

You must love me
You must love me

Proprio quando la giovane, sempre più vittima delle violenze della signora Danvers, raggiunge l’apice della disperazione e decide di farla finita, ecco che accade qualcosa di davvero inaspettato. Viene ritrovato un panfilo in mare. All’interno vi giace un cadavere, che presto viene identificato come quello di Rebecca. La cosa sconvolge molto Massimo, così la moglie decide di affrontarlo una volta per tutte.

La seconda signora de Winter: Tutte le volte che mi toccavi sapevo che facevi un confronto con Rebecca, tutte le volte che mi guardavi, mi parlavi o camminavi con me nel parco so che cosa pensavi: “Questo l’ho fatto con Rebecca, e questo, e questo”, non è vero?
“Massimo” de Winter: Credevi che io amassi Rebecca? Hai creduto questo? Io l’odiavo!

Ecco dunque la verità. Rebecca era una donna crudele e manipolatrice. Dopo l’ennesima cattiveria nei suoi confronti, Massimo l’aveva colpita alla testa durante una lite. Quel colpo le fu fatale. Perciò lo strano comportamento dell’uomo non era dovuto al dolore per la morte della moglie, ma da un profondo senso di colpa per il crimine di cui si era macchiato. Alle parole “Io l’odiavo”, nella protagonista vi è una strana espressione. Un misto tra stupore e sollievo. In quel preciso istante, il suo animo rinasce dopo tante sofferenze patite, riprendendo in pochi secondi la sicurezza interiore perduta.

Why are you at my side?
How can I be any use to you now?
Give me a chance and I’ll let you see how
Nothing has changed

Deep in my heart I’m concealing
Things that I’m longing to say
Scared to confess what I’m feeling
Frightened you’ll slip away

La ragazza assiste il marito durante il nuovo processo. Lo spettatore capisce che c’è qualcosa di nuovo in lei: una luce diversa negli occhi, più matura e consapevole. Ora ha la certezza di essere amata da Massimo, di cui è anche ora un importante punto di riferimento e appoggio. L’insicura ragazza è divenuta finalmente una donna forte.

Rebecca-la prima moglie non è quindi solo uno dei migliori thriller di Hitchcock, ma una profonda analisi psicologica dell’insicurezza nei rapporti affettivi. Tutti noi abbiamo temuto di perdere una persona amata, ci siamo sentiti inferiori a qualcuno, anonimi come la protagonista dinanzi a personalità in apparenza più carismatiche e importanti di noi. La nostra insicurezza ci ha spesso portato ad essere gelosi, possessivi. A volte tutti noi vorremmo gridare “Tu devi amarmi” a qualcuno.

You must love me
You must love me
You must love me

Leggi anche: Vertigo: La donna che visse due volte – Un indimenticabile ed immortale capolavoro

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