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Vita, Morte

Il mondo é una trama intrecciata di esistenze.

L’ uomo cerca di cucire il filo di se stesso.

Lo sguardo umano si ferma all’orizzonte della vita, incapace di comprenderne il senso ultimo, necessitante di una logica che definisca l’avvenire, l’umano é uno sconosciuto per la morte.

Inarritu ci mostra il mondo con un sguardo lontano dall’essere umano, un sguardo panoramico sull’umanità senza che chi guarda abbia occhi antropomorfi.

Che significa?

Babel é una storia composta da quattro storie, quattro trame dell’infinito tessuto del mondo, connesse da un “qualcosa” che l’ uomo in ogni epoca ha cercato di concettualizzare, di comprendere, ma dal quale tuttora é surclassato, l’esistenza tra la vita e la morte.

Babel non è un film che vuole parlare della vita, né un film che vuole parlare della morte, ma un film che osserva, silenziosamente, l’umanità che vaga nel mentre di queste due, sospesa nell’incertezza, inconsapevole di essere subordinata al caso e di non poter “scegliere” fino in fondo le sorti della propria esistenza.

Un bambino che per gioco spara un pullman colpendo una donna, con un fucile che il padre aveva avuto da un giapponese con una figlia sordomuta, cambia le sorti di molte più vite di quanto lui possa pensare, innesca trame nell’ inconfinato tessuto che, paradossalmente, non conoscerá mai.

Ecco, una sottile ma fortissima manifestazione della limitatezza umana, contrapposta ad una connessione quanto mai metafisica, la vita di ogni essere che tende alla morte confluisce nel vivere del mondo, il mondo é perpetuo affermarsi della vita e della morte in essa.

In questo angosciante limbo, dove l’ uomo é succube della sua speranza di poter essere artefice del proprio destino, Inarritu ci mostra un’inebriante poesia rilegata ad ogni attimo esistenziale. É proprio l’incertezza perenne che dona all’uomo la volontà di vivere,  non tra noia e dolore ma tra paura e necessità, come quegli occhi della ragazza giapponese che non può sentire né parlare con il mondo ma solo osservarne l‘infinita incompiutezza, rimanendone ammaliata e delusa.

Ogni storia é connessa eppure autonoma, non indipendente, ma si sviluppa su di una sua trama, mostrandoci il mondo umano nelle sue arroganze e paure, i buoni e gli egoisti, tutti che mentono a se stessi, convincendosi di avere un senso immanente, di essere una certezza invariabile, ma l’esistenza varia ogni istante.

Infine il fallimento, la morte, la solitudine, tutti versi di una stessa poesia, ma non solo, c’è anche speranza, gioia.

C’é una logica in tutto questo? Ci sono risposte alle nostre domande? Molto probabilmente no, eppure un’inelluttabile bellezza, sublime, vita, amore.

Andrea Vailati

"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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