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Nuovi Luoghi: Antonio Monda e la Festa del Cinema di Roma – Del Cinema e Del Futuro

Superfluo introdurre il nostro breve scorcio sulla Festa del cinema di Roma sottolineando quanta importanza abbiano assunto i festival cinematografici negli ultimi anni; in un mercato anno dopo anno più impenetrabile, indecifrabile, la necessità che esista un’istituzione in grado di dare spazio alle voci più nascoste del nostro (e non solo) panorama diventa imprescindibile.

La Festa di Roma, nella sua giovane età (quest’anno 13 anni), sceglie tuttavia di diventar celebrazione del cinema, e dal 2014 rimuove ogni competitività: un festival che diventa evento, permettente la libera circolazione di immagini poste sullo stesso piano. E non sono mancati ospiti illustri, negli ultimi anni, tra i quali Tornatore e Scorsese nell’ultimissima edizione, che sfilano, si raccontano, si mostrano, incontrano il pubblico. Sotto il cielo autunnale della città eterna.

Abbiamo avuto il piacere di rivolgere poche ma significative domande al direttore artistico della Festa del cinema di Roma, lo scrittore Antonio Monda.

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Roma

Il Festival di Roma è un festival estremamente in crescita. Le volevo chiedere riguardo l’importanza dei festival in un paese come l’Italia: essendo comunque un periodo storico dal grande fervore artistico ma dalle limitate risorse economiche, quant’è decisiva un’istituzione come quella del festival, per permettere alle immagini di circolare?

Per prima cosa, non si chiama Festival del cinema di Roma, bensì Festa del cinema di Roma; noi celebriamo il cinema, non scegliamo vincitori né vinti, non assegniamo premi. L’anno scorso sono intervenuti Scorsese e Tornatore, ma si potrebbero elencare molti più nomi, da Tom Hanks e Meryl Streep a Cate Blanchett. E gli incontri con artisti di questo calibro hanno un grande impatto proprio in quanto protagonisti di una celebrazione, loro stessi celebrano il cinema. Ne è riprova la sovente presenza di ospiti non appartenenti a quel mondo, come Renzo Piano, per fare un nome. Riguardo la seconda domanda, i Festival sono fondamentali proprio in funzione della circolazione di film che altrimenti non vedrebbe nessuno; noi abbiamo il compito di permettere a numerosi film di valore di assumere la visibilità che meritano.

Quanto l’italia ha bisogno che i giovani osino, si spingano al di là, propongano la loro arte? E’ possibile recuperare una sorta di autorialità, messa tra mille virgolette, tra i giovani registi?

Ecco, la metta tra duemila virgolette, perché è stata proprio questa chimera dell’autorialità ad aver scatenato l’inferno. E’ necessario, prima di pensare a fare gli autori, saper fare cinema, imparare i codici, le regole, rapportarsi direttamente con questo tipo di mondo. Non si diventa autori semplicemente alzandosi una mattina e decidendolo, in questo senso.

Come vede il cinema italiano tra 5/10 anni, considerando la crescita tumultuosa di piattaforme come Netflix e Amazon? La sala cinematografica intesa come luogo di ritrovo e d’incontro riuscirà a sopravvivere?

Io sfortunatamente non predico il futuro, certo è che le piattaforme streaming e le Serie tv hanno avuto una crescita esponenziale negli ultimi anni. La conseguenza è un calo costante del pubblico nelle sale cinematografiche; bisognerebbe educare la nuova audience ad indagare, a scoprire il cinema, piuttosto che accontentarsi dell’intrattenimento che gli viene proposto.

Roma

Ho una domanda riguardo il suo libro, Nel territorio del diavolo: le volevo chiedere se pensa che il protagonista del suo libro assuma in una condizione degenerata quel machiavellismo mai pronunciato, il fine giustifica i mezzi, sostituendo al fine etico e morale uno scopo materiale, egoistico. E’ forse l’epoca in cui al bene si è sostituito il mero potere?

C’è una frase famosa, pronunciata da Flannery O’connor, che dice “è sorte del cristiano e del cattolico lavorare sempre nel territorio del Diavolo”. Questa frase, oltre ad aver ispirato il titolo del libro, in qualche modo risponde alla tua domanda: non penso che in questa nostra epoca il potere abbia sostituito il bene, tuttavia esiste una nuova sovranità che in questo senso distorce la ricerca del fine come bene comune, nel caso di Bush riducendolo a potere personale.

Dove portare la Festa del cinema Roma nello scenario europeo?

Dove portarlo non so dirlo con certezza, posso tuttavia affermare che la crescita che abbiamo avuto non è passata certo inosservata. Siamo inseriti, ci rispettano, e ci considerano estremamente di più rispetto ai primi anni, nei quali magari venivamo inquadrati come una realtà minore.

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