News

Memento – Frammenti che si fanno Sentire anche se non Vorresti

– Parlami ancora di lei.
– Perché?
– Perché ti piace ricordarla.
– Era molto bella. Per me era perfetta.
– No, no, non devi descriverla a parole. Chiudi gli occhi e ricordala com’era.

Questa è la richiesta di Natalie a Leonard in una tavola calda qualsiasi. Una richiesta che Leonard non ricorderà, perché dopo l’incidente la sua memoria a breve termine ha smesso di funzionare. L’incidente è lo stupro e l’assassinio che la moglie di Leonard ha subito per mano del fantomatico John G. Un’informazione così non può essere dimenticata, e al pari delle altre nozioni per lui fondamentali, è tatuata sulla pelle del protagonista.

La scena di cui parliamo, all’apparenza, è una come tante. Un dialogo tra il protagonista e un personaggio, Natalie, incontrato da poco; è una chiacchierata per approfondire la conoscenza l’uno dell’altra, ma assumerà questo significato solo per una dei due, dato l’handicap di Leonard, destinato a dimenticarsi l’intera conversazione in pochi minuti.

Non c’è nulla, all’inizio della sequenza, che le conferisca anche solo un tocco di pathos: ci sono le forti luci del giorno, i personaggi non trasmettono tensione, la tavola calda nella quale parlano è neutrale e parecchio frequentata, i dettagli scenografici non sono soffocanti. Nulla ci porta a pensare che da un momento all’altro la poesia delle immagini di Christopher Nolan e delle parole scritte da suo fratello Jonathan si scaglino sullo schermo con un’efficacia impressionante. Questa, nella personale idea di chi scrive, è senza dubbio la miglior scena di Memento, nonché una delle migliori della filmografia del regista e dello sceneggiatore inglesi.

Tutto il dramma, la malinconia, ma anche la sete di vendetta di cui Leonard è schiavo, si srotolano in un solo minuto di film, restituendo allo spettatore una forte sensazione di vuoto e tristezza. Quella che Natalie chiede al protagonista è una azione tutt’altro che semplice, è un impegno che necessita di uno sforzo ben preciso, proprio ciò che in lui difetta: ricordare. Certo, per Leonard non è un problema scavare nel passato, si ricorda tutto della sua vita fino al traumatico incidente, ma in questo caso non si tratta di ricordi qualsiasi, si parla dell’amore della sua vita.

Allora è necessario chiudere gli occhi e lasciarsi andare alla magia di quelle sensazioni, dettagli che la lingua non può comunicare, emozioni che rendono la risposta del protagonista fedele e sincera. Perché se il soggetto della frase è la sua amata Catherine, la risposta non deve mai essere falsa. Leonard sta attento a tutto, fa in modo che il suo disturbo non faccia sì che le persone approfittino di lui, conserva delle polaroid sulle quali scrive una didascalia identificativa della persona in questione, si tatua le informazioni addosso, conserva mappe e numeri di telefono, ma se si parla di sua moglie le difese inesorabilmente calano, perché la sua vita è completamente dedicata a vendicarla e a ricordarla.

Riesci quasi a sentire i dettagli, quelli che non hai mai pensato di esprimere con le parole. Frammenti che si fanno sentire anche se non vorresti. Li metti insieme e trovi il sapore di una persona, e capisci quanto ti mancano, e quanto odi chi te li ha portati via.

Ciò che è meraviglioso di Memento è che ci parla di un uomo incapace di costruire dei ricordi, ma al contempo intrappolato nelle sue memorie. Finché Leonard terrà in vita Catherine nella sua mente, la sua fiamma vitale sarà accesa, le sue lotte non saranno vane e la sua malattia non gli sembrerà un limite invalicabile, anche se forse, per sua stessa ammissione, sarebbe meglio il contrario: “Non riesco a ricordarmi di dimenticarti”.

Ma l’amore del protagonista lo porta a resistere ai propri problemi, nonostante conduca ormai una vita falsificata dal suo cervello, nel quale coltiva quotidianamente la sua brama di vendetta verso quell’uomo, John G., di cui non conosce nemmeno il volto. Leonard è attaccato alla sua vita e ai suoi piani perché è legato indissolubilmente ai suoi ricordi, gli ultimi e gli unici che ha, di quelli che ti lacerano dentro. Sono così vivi da sembrare tangibili, si materializzano davanti agli occhi chiusi di Leonard e davanti ai nostri, mentre in sottofondo la vita continua a scorrere, e si sentono ancora i rumori di quel bar che è improvvisamente diventato il teatro delle memorie di un uomo distrutto.

 

Cliccate qui per godervi questa indimenticabile scena.

 

Leggi anche: Roma – La maturità del ricordo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.