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Game of Thrones – La Redenzione di Jaime Lannister

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Affascinante, presuntuoso e letale. Così Jaime Lannister si presenta al mondo nel lontano, famigerato episodio-pilota di Game of Thrones. Degno primogenito della famiglia più potente di Westeros, lo Sterminatore di Re si oppone dal principio a personaggi morali e giusti come Eddard Stark o anche il fratello Tyrion.

Il suo carattere è spinto in primo luogo dal perverso peccato dell’incesto con la sorella Cersei; i fan di Game of Thrones hanno imparato a convivere con dinamiche ai limiti del comprensibile e con drastiche rappresentazioni del mondo medioevale, ma se c’è una cosa certa è la costanza del rapporto tra i gemelli Lannister.

In attesa di scoprire come evolverà la relazione durante l’ultima stagione, indagare i cambiamenti interiori al Leone di Lannister può essere un buon modo per svelare la sua intima, complessa natura.

Battaglia dopo battaglia e tradimento dopo tradimento, Jaime è infatti costretto a rivalutare il suo cinismo, la sua attrazione per Cersei e la sua appartenenza alla Guardia Reale di Approdo del Re. La lealtà a questo ordine non è candida, perché ciò che macchia l’onore di Jaime Lannister è la pugnalata con la quale pone fine alla vita di Re Aerys il Folle.

Da quel momento in poi, la Guerra dell’Usurpatore Robert Baratheon ha termine e Jaime sarà identificato in qualità di Sterminatore di Re.

Abbracciare un’etichetta

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Jaime nella prima stagione di Game of Thrones

The things I do for love.

Proprio il tema della definizione è quello più importante quando si parla di Jaime: la sua vita da Cavaliere ruota intorno all’esecuzione del re Folle; un alone di avversione circonderà il suo nome per sempre, durante il regno di Robert Baratheon e anche dopo.

Nel momento in cui la sua relazione incestuosa con Cersei porta alla nascita di Joffrey, Myrcella e Tommen, non può godere nemmeno della gioia di essere chiamato padre. Per salvaguardare un diritto di sovranità altrimenti illegittimo, infatti, fingere che il padre sia Re Robert è un sacrificio doloroso ma necessario.

Jaime ci intriga perché ama Cersei e la sua famiglia, nonostante Tywin avesse preferito che assumesse il ruolo di erede legittimo di Lord di Lannister piuttosto che quello di Cavaliere. Il suo amore per il nome dei Lannister e per la sorella si traduce nel tentato omicidio del piccolo Bran Stark, azione che susciterà per sempre disprezzo e orrore nei suoi riguardi.

A causa della sua lealtà sembra sempre un personaggio prettamente secondario rispetto agli altri che partecipano al mortifero Gioco del Trono: un guerriero formidabile, amante della regina ma null’altro che questo nella misura in cui il suo margine d’azione è limitato dall’identità di Cavaliere, alla quale non può sfuggire.

Probabilmente è l’unico personaggio oltre ad Eddard Stark a non avere particolari aspirazioni politiche, e per questo comprenderlo nel contesto ipocrita e dialettico di Approdo del Re risulta complicato. La minaccia che rappresenta per i suoi nemici si interrompe quando viene catturato da Robb Stark e reso prigioniero a Delta delle Acque: le conseguenze che questa cattività provocano su di lui ci permettono di scindere due Jaime, quello precedente e quello successivo alla cattura.

Una spada per riforgiarsi

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Il salvataggio di Brienne, nella terza stagione di Game of Thrones

Il cambiamento decisivo nella vita di Jaime si verifica quando Lady Catelyn lo vincola al giuramento di salvare la vita delle sue figlie Arya e Sansa: affidare alla persona più sleale dei Sette Regni un compito come questo è un azzardo spaventoso, ma Lady Tully è ferma nel suo intento e anche grazie all’aiuto di Brienne di Tarth riesce in qualche modo a fare breccia nella sua personalità.

Jaime Lannister terrà segrete le vere ragioni del suo gesto a tutti, accettando di veder infangato il suo onore e il suo nome e di essere bollato come traditore. L’unica persona a cui, in preda alla febbre, rivelerà questa storia sarà Brienne di Tarth una volta catturato dagli Stark.

Rilasciato dalla prigionia con la promessa di rimandare le ragazze Stark alla madre, Jaime intraprende con la guerriera un profondo viaggio esistenziale, tribolato sia sul piano fisico che psicologico: viene torturato, perde la sua mano destra, si confronta con una donna totalmente diversa da Cersei, la prima ad offrirgli comprensione per le sue azioni.

Gradualmente, iniziamo inconsapevolmente a provare empatia nei suoi confronti: poiché in fin dei conti è sempre stato emarginato rispetto ai contesti in cui si trovava anche a causa delle sue etichette, non è mai stato davvero riconosciuto.

Mentre la spinta al piccolo Bran si definisce in ragione della crudeltà del vecchio Jaime, il soccorso da vero Cavaliere a Brienne nella fossa con l’Orso, tormentata dai soldati dei Bolton, è espressione del cambiamento esistenziale avvenuto in lui.

In conclusione, possiamo dire che Jaime resta un personaggio pericolosissimo, drastico e potente, solo che se in precedenza queste caratteristiche riflettevano nelle oscure acque dell’incesto con Cersei, in seguito assumono contorni più chiari, quasi da martire; tutto ruota intorno a Oath, la spada di Valyria che affida a Brienne quando i due sono costretti a salutarsi.

Il Cavaliere errante

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Jaime nella settima stagione di Game of Thrones

La separazione dalla guerriera è causa di profonda sofferenza: una volta tornato ad Approdo del Re, Jaime si trova intrappolato di nuovo nelle dinamiche che hanno costellato la sua vita intera: l’amore per Cersei e i figli, che muoiono uno dopo l’altro; gli intrighi e il disprezzo di suo padre di Tywin, la competizione amichevole con Bronn.

Il nuovo Jaime non si trova bene come prima nella capitale di Westeros, perché il risveglio empatico avvenuto in lui gli impedisce di recuperare quella posizione cinica che tanto facilmente l’aveva portato a compiere il male.

Precedentemente il suo desiderio era essere con Cersei, amarla, starle accanto e proteggerla; dopo le guerre, la cattura e le esperienze maturate stagione dopo stagione questo desiderio è macchiato da una riscoperta purezza, che gli impedisce di legarsi alla sorella come prima.

Pur continuando ad amarla, infatti, nota necessariamente la follia che la domina sempre più, e le morti dei suoi figli non fanno che accrescere la sua sterile sete di potere. Mentre Jon Snow e Daenerys Targaryen prendono sempre maggiore consapevolezza del fatto che la vera minaccia sono gli Estranei, Jaime assiste allibito alle macchinazioni della sorella, fino a raggiungere il limite della tolleranza.

Egli compie un gesto complicato e naturale allo stesso tempo, drastico nella sua semplicità: la lascia al suo destino, conscio di aver fatto per lei tutto ciò che poteva. Jaime Lannister taglia i ponti con se stesso decidendo di abbracciare una causa nuova, quella del Nord impegnato a combattere l’inverno, quella che Lady Catelyn gli aveva affidato nella gabbia, mostrando un’assurda, misericordiosa fiducia.

In questi ultimi episodi lo ritroveremo, ci emozioneremo per lui perché se è anche grazie alla sua spinta che il Gioco del Trono ebbe inizio, siamo sicuri che in qualche modo anche alla fine proverà il suo valore.

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Gianluca Colella

Ho 24 anni, studio psicologia clinica a Napoli e quello che amo della mia esperienza con la Settima Arte è la possibilità di legare ciò che studio agli show e ai film che amo; lo spazio culturale soggettivo e oggettivo nel quale possiamo emozionarci riconoscendo l'evoluzione di storie, personaggi ed affetti è una delle cose più preziose che abbiamo e secondo me l'arma più preziosa del cinema. Un po' la Forza di Star Wars.

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