News

Dumbo – Leggero come una piuma

Dopo essersi precedentemente confrontato con Alice in Wonderland, Tim Burton si approccia a un altro classico Disney nel suo ultimo film: con Dumbo raggiunge l’apice di questo connubio con le grandi storie della nostra infanzia, dove il tetro si mescola perfettamente alla tragicità e alla dolcezza di una storia per bambini senza alcuno stridio. I toni si scuriscono e anche il treno del circo Medici non risulta più colorato e carico di gioia agli occhi dei bambini, ma gravato dal peso del lavoro e diretto ogni volta verso una nuova meta, in una baracca sempre più difficile da portare avanti.
Proprio il fronte di questo treno ricorda un tondeggiante teschio sorridente, un dettaglio, un tocco di riconoscimento che ha fatto sorridere chi in sala ha colto l’autocitazione.

Una compagnia circense che non riesce ad emergere, alla continua ricerca del numero che la riporterà alla gloria, facendo finire quei giorni di magra. Quel numero potrebbe essere un elefantino speciale, Dumbo, figlio di mamma Jumbo. Max, il direttore del circo, una volta visto l’animale si sente imbrogliato e fa di tutto per ottenere il rimborso di un cattivo investimento. Viene definito un mostro, deriso e umiliato solo a causa di quelle orecchie troppo grandi, una diversità che non viene accettata e non può essere accettata se non dal cuore puro di due bambini.

Max, per quanto possa sembrare materialista, non tocca minimamente la cattiveria e la presunta superiorità che osteggia l’imprenditore V.A. Vandevere: elegante anche nel mostrare la propria superbia, Vandevere vuole solo rendere più radiante Dreamland, vuole solo aggiungere un’altra gemma al suo parco giochi, come con la sua Colette. Vandevere non nutre il benché minimo interesse per i suoi circensi e né per gli animali, ingabbia la loro libertà e li rende attrazioni senza alcuna dignità, pupazzi manovrati per il divertimento degli spettatori.

Max invece ama la sua famiglia circense e vuole che torni agli antichi splendori ma senza sottostare alla mercificazione degli affetti, solo portando in scena i talenti dei vari componenti.
La denuncia della cupa realtà dei circhi è tagliente, dove i maltrattamenti degli animali, il “vivere alla giornata”, le gabbie e le catene che non si spezzano sono la prassi e ci si spinge in una dimensione ferina che ricorda tanto un racconto kafkiano: gli spettatori vedono la felicità, sentono la forte musica, ridono e si divertono ma dietro questo grande apparire c’è tanta fatica, una vita di stenti e specialmente, nel caso degli animali, una sofferenza immensa che urla e non riesce a farsi sentire, perché lo scroscio degli applausi è troppo forte e le lacrime invisibili sotto il trucco.

Il cuore pulsante della storia è l’umanità di un elefantino che dà grandi lezioni di vita ai cupi e calcolatori animi umani: i suoi barriti suonano come candide parole, incapace di esprimersi a parole come nel film originale, anche questo animaletto, come quelle povere creature che realmente popolano i circhi, è costretto al silenzio, un silenzio che viene spezzato da dei barriti perfettamente comprensibili da Milly e Joe, mentre a noi è permesso solo annegare nei suoi occhi innocenti, densi di malinconia e sognanti un futuro migliore.

Dumbo (il cui nome è nettamente ossimorico rispetto all’immensa intelligenza da lui dimostrata) vuole riabbracciare sua madre e questa disperata ricerca, parallela alla disperata mancanza della mamma di Milly e Joe, sarà condotta anche con l’aiuto di Holt e Colette (dimostratasi un’artista semplice e dal cuore grande aldilà delle apparenze), nonché, alla fine, di tutta la compagnia. Una piuma lo aiuterà a volare, una chiave aiuterà Milly ad aprire ogni porta, ma la vera forza risiede nella loro volontà e insieme saranno capaci di grandi cose.

Un film che fa sorridere, sa creare tensione, fa riflettere e fa versare qualche lacrima, il tutto coronato da un cast stellare composto dalla splendida Eva Green, Danny DeVito, Michael Keaton e Colin Farrell e da una colonna sonora di Danny Elfman che accompagna e mette in risalto ogni singola sfaccettatura emozionale di Dumbo. Sicuramente tra i migliori recenti remake Disney Live action, emozionalmente intenso e allo stesso tempo delicato.

Leggi anche: Disney – Un 2019 tra nuove sfide e vecchie certezze

Giorgia Fanelli

"Nel Foscolo è visibilissima quell'aria di irrequieto dolore, quel desiderio di pace e di oblio, che fu sì comune agli uomini e agli scrittori della generazione romantica, e che trovò forse la sua espressione artistica più intiera nel Renato di Chateaubriand. Questo lettore di Plutarco, questo che più volte si professa stoico, quando si scopre senza posa a sé e agli amici è un ammalato dei mali profondi delle età di transizione: non molto dissimile in ciò dal Petrarca, di cui perciò comprese così bene gli spiriti". Eugenio Donadoni (critico letterario)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.