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Gli Intoccabili – L’Immanenza del concetto di Giustizia secondo De Palma

gli intoccabili

Che vuol dire immanente?

La filosofia definisce immanente ciò che risiede nell’essere, non può avere un’esistenza da questo separata e ha in sé il proprio principio e la propria fine. In realtà diversi filosofi hanno usato il concetto di Immanenza per intendere pensieri diversi. Nietzsche per asserire l’assenza di qualsivoglia verità trascendente, Wittgenstein per definire un concetto di verità universale indipendente da qualsiasi soggetto, Sartre per enunciare che immanente è quando tutto è interno a tutto. L’immanenza è perciò un amplesso di pensieri che io intendo, in estrema sintesi, come l’affermare un principio indipendente da qualsiasi valore estraneo al proprio essere. Metaforicamente chi scrive immagina l’immanenza come la più piccola delle scatole di una matrioska: nascosta ma che non ha senso al di fuori di questa.

Questa premessa è fondamentale per capire la reale portata dell’opera di Brian De Palma, Gli IntoccabiliIl nativo di Newark, su una sceneggiatura del premio Pulitzer David Mamet, non vuole soltanto raccontare l’epopea che portò all’arresto del già a lui caro Scarface Capone, vuole anche gridare l’indipendenza della Giustizia. Un concetto che per affermarsi non tiene conto di alcun veto morale ma soltanto del proprio fine, che essendo immanente, è insito in sé. Inizia così in una serie di ombre giganti The Untouchables, l’epica ascesa di De Palma nell’Olimpo della Settima Arte.

I protagonisti sono i così detti Intoccabili, coloro che nelle tenebre della criminalità regnano imperterriti sul traffico clandestino di alcolici, uno su tutti Al Capone. Ma sono anche chi quella guerra la combatte dall’altro lato del guado, fra gli ostacoli della corruzione e la diffidenza delle istituzioni, uno su tutti Elliott Ness. È pertanto una battaglia estenuante fra due eserciti contrapposti, in quel di Chicago e sulle note di Ennio Morricone, che ascende Gli Intoccabili verso la Leggenda. Ove il più classico degli scontri fra Bene-Male, nel più canonico dei duelli fra Gangster e Poliziotti, diviene eterno mediante un racconto che, pur finzione, è una controversa vittoria della Giustizia.

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L’affascinante Chicago degli anni ’30 è il centro dell’America proibizionista. Dominata dall’evidente violenza e dell’invisibile corruzione perpetuata dagli uomini al servizio di Capone, è sotto scacco dell’Anti-Stato. Il governo federale, stanco della disobbedienza civile alle stupide ma pur sempre valide leggi statali, invia sul posto un agente del Tesoro, Elliott Ness. Il suo compito è fermare Capone con qualsiasi mezzo e con qualsiasi accusa. Ma dopo qualche iniziale insuccesso, Ness intuisce che per condurre questa lunga cavalcata non basta una volontà di ferro. Necessita di una squadra di incorruttibili agenti, riciclati qui e là per gli angoli di Chicago, che saranno ciechi dinanzi le tentazioni umane. Nascono così Gli Intoccabili.

Elliott Ness, Jimmy Malone, Giuseppe Petri e Oscar Wallace costituiranno infatti qualcosa di più di una semplice task force di Polizia. I quattro col passare del tempo e delle irruzioni divengono uniti nel segno di un obiettivo che giace nell’Amicizia e risiede nella Giustizia. Perché sono la parte di mondo che non pensa al colore della cucina ma piuttosto a liberare un’intera città da una cappa opprimente chiamata Mafia. Perché sono la parte di mondo sorda ai dolci richiami che le banconote emettono quando vengono contate l’una sopra l’altra. Perché sono la parte di mondo che ancora crede e non smette di credere in un lieto fine, in una vittoria dei legittimi sugli illegittimi, in una vittoria del Bene sul Male. Anche a costo di rinnegare i propri credi e le proprie origini.

Perché la Giustizia è autonoma da ogni realtà trascendente, risponde soltanto a sé e per sé e non teme alcun giudizio divino.

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Ness è la manifestazione di quanto detto. La prima operazione da lui condotta è un fallimento in virtù di un agire rigoroso e rispettoso delle procedure legislative. Avvertendo la polizia dell’irruzione non fa che avvertire gli uomini di Capone, avvisati dalle sentinelle disseminate ovunque all’interno del dipartimento. Per questo assolda uno come Jimmy Malone, un burbero ed irlandese poliziotto di quartiere lontano da qualsiasi forma di corruzione. Lontano anche da ogni forma di limitazione morale, dedito esclusivamente al perseguire del proprio fine. Perché Malone mette subito in chiaro che questa guerra dovrà esser combattuta senza paura di sporcarsi le mani.

“Se vuoi Capone, devi fare così: lui tira fuori il coltello, tu la pistola. Se manda uno dei tuoi all’ospedale, ne mandi uno dei suoi all’obitorio: è così che si fa la guerra a Chicago. Solo così puoi prendere Capone.”

Ness man mano prende coraggio. Da impeccabile agente del Bureau diviene sempre più un alfiere del proprio obiettivo. Capisce che qualunque legge imbrigli il proprio fine è un ostacolo illegittimo nei confronti delle proprie azioni. Capisce che non c’è tempo per la paura delle conseguenze perché lungo un cammino impervio gli interrogativi sono troppi e le risposte poche. Così la scia di sangue che i quattro si lasciano dietro diviene più veemente.

Anche se quel miraggio in lontananza ad ogni colpo è sempre più vicino.

La storia prosegue pertanto su due fronti: da un lato le aule di Tribunale pronte ad inchiodare Capone per evasione fiscale, dall’altro i marciapiedi delle strade inondate dai colpi che Ness e Capone si tirano a vicenda. I caduti non mancano. In primis Wallace, egregio contabile sacrificato al fucile per mano di Malone. In seguito proprio quest’ultimo, cavalier servente della causa che morirà volutamente in nome di questa. Ma l’omicidio più efferato, nonché più significativo, è quello di Frank Nitti, celebre braccio destro di Scarface.

Nella celebre scena finale Ness si accorge che Nitti, nonostante sia in un’aula di Tribunale, porta con sé una pistola. Ne scaturisce un inseguimento in cui Ness ha la meglio e potrebbe salvare Nitti, eseguendo soltanto il proprio dovere. Ma in quel momento dimentica di essere un poliziotto, dimentica di dover seguire un codice e pensa solo ad eliminare un’altra pedina dalla scacchiera. Forse in quel momento si rende conto che in guerra non esiste esitazione. Lo scaraventa giù, distruggendo ogni forma di diritto.

Questa scena è, a nostro avviso, la chiave per affermare la piena immanenza della Giustizia di De Palma.

Ancor più ciò è reso evidente dalla verità che Ness, frustrato, rivela al giudice dopo esser venuto a conoscenza della presenza di una giuria corrotta.

“Vostro onore, la verità in tutto questo è che Capone è un assassino e che purtroppo verrà lasciato in libertà. C’è un solo modo per trattare con uomini come lui ed è quello di abbatterli. Io l’ho fatto. Ho tradito me stesso, ho perfino infranto le leggi che dovevo difendere. Sono diventato così dopo quello che ho visto e credo che sia giusto. Adesso quell’uomo deve essere fermato e lei ha il dovere…”

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Il volto della Giustizia di De Palma diviene visibilmente controverso. E’ evidente che mostra qualcosa di pericoloso, di dannoso, di terribilmente rischioso se posto nelle mani sbagliate. Ma mostra l’indipendenza della Giustizia da qualsiasi realtà trascendente, da qualsiasi briglia morale o no che possa relegarla ai margini della propria essenza.

Gli Intoccabili è quindi una vittoria, anche se probabilmente una vittoria di Pirro.

Il poetico racconto dell’arresto di Al Capone pone dilemmi che vanno al di là della vana gloria. De Palma gioca su ciò che Machiavelli chiamò con“il fine giustifica i mezzi”. E giungendo alla fine di questa storia ciò non viene risolto, anzi.

E’ questa la leggenda degli Intoccabili, coloro che non furono solo chiacchiere e distintivo.

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