News

Francesco Zenzola – Della Necessità di Entusiasmarsi

Un film corale, un film macchiettistico, un film che parla di una tessitura sociale italiana che forse l’Italia stessa non ha ancora capito. Con l’uscita oramai giunta di Bentornato Presidente, abbiamo avuto la splendida occasione di intervistare Francesco Zenzola, attore versatile che ha già navigato i colori delle webseries, della televisione e del grande schermo. Oltre al talento, canalizzato nella comicità così come nella ricerca di sperimentare, è l’entusiasmo quello che più ci ha colpito. Costante, totale, altruistico.

E’ stato davvero fiorente intervistarlo, verso la voglia di crederci sempre e comunque, anche più riuscirci. Che poi, ci è riuscito eccome.

 

Ciao Francesco, sono davvero contento di poter condividere questo momento insieme. Mi piacerebbe iniziare da una cosa che ho notato di te, e che mi sembra si canalizzi in tutte le cose che fai, in tutti i modi in cui ti muovi in questo mondo, ed è l’entusiasmo. Lo vedo nei social che utilizzi per raccontare i tuoi lavori, le tue esperienze; lo vedo in come parli delle persone con cui lavori, sempre contento di mostrare le loro qualità. Mi viene in mente quella frase di Philip Roth che dice “L’ostinazione, non il talento mi ha salvato la vita.” Di conseguenza volevo chiederti, secondo te, in un mondo come quello di oggi che ci mette tanto a notare qualcosa o qualcuno che ci sta provando, anche molto talentoso magari, l’entusiasmo è un talento?

Secondo me è fondamentale! Per me è una chiave fondamentale. Io mi definisco un attore che è sempre in crescita, non mi definisco un talento. Per me i talenti si contano sul palmo di una mano. Un talento per me è quell’attore che riesce ad addentrarsi davvero in poco in così tante sfumature, mostrare così tante cose. Io sono spinto da una grandissima passione per il cinema, che ho da quando sono piccolo. Da quando guardavo i film di Troisi, film dei grandi maestri italiano, cinema americano anni ’70, con Al Pacino, De Niro, quel cinema l’ho sempre amato. Questa passione mi ha spinto ed è per me essenziale: l’entusiasmo è tutto, ed io parto da quello, per un provino, per l’approccio ad un lavoro per aiutare un amico, mi coinvolgo sempre. Questo lavoro è veramente bello, con tante sfumature positive, più di quelle negative. E l’entusiasmo mi porta a buttarmi, ed è lì che trovi le cose più belle.

Grazie. Poi per un mestiere speciale come il vostro, che ha così tanto a che fare con le emozioni, l’entusiasmo forse ti permette anche di riscoprire il tuo talento. Passiamo ad un’altra domanda: tu sei un attore molto trasversale, hai lavorato per serie Tv come per il cinema. A tal proposito volevo chiederti: un tempo, quando le serie Tv non avevano raggiunto l’importanza, anche autoriale, che hanno adesso, il cinema dettava molto più i “canoni” della narrazione. Mi viene in mente una questione sul tempo, dove in un’opera cinematografica era in quelle due ore che si canalizzava tutto il tempo della trama, delle emozioni, dei personaggi; oggi nelle serie il tempo è molto di più. Come reagisce un attore nel preparare la sua parte, nel comprendere il suo personaggio rispetto a questi due tempi (in cui il personaggio “esiste”) così diversi?

Quello che ho capito con l’Ispettore Coliandro è che quando fai serie così lunghe devi partire da una base, ma poi devi farsi assolutamente prendere dagli eventi. Ti devi far prendere costantemente, anche nel rapporto con i colleghi, con il testo, dato che nelle serie il testo non ce l’hai sempre tutto all’inizio ma capita che arrivi un po’ alla volta o che cambi in corso d’opera, rimanendo stupito delle cose che accadono. Il film è più preciso, anche se ovviamente anche lì non puoi non farti sorprendere, sempre. Confrontarsi, non mi dà panico che le cose si evolvano, anzi, mi stuzzica. Con i Manetti poi, è una creazione costante. Tutti possono darti qualcosa, in modi diverse, dal regista all’attore ma anche il fonico e il direttore della fotografia: si crea insieme.

Davvero interessante! Mi viene in mente un’altra domanda, rispetto a qualcosa che mi hai detto prima, sulla tua riscoperta della commedia. Secondo me sta succedendo qualcosa di interessante in Italia, cioè che il cinema stia riprendendo un po’ quel ruolo, quel valore non solo di denuncia ma di osservazione di quello che accade in Italia, il caso Cucchi è sicuramente l’emblema più importante, ma non solo quello. Il cinema, forse, sta tornando a parlare di una società che sta cambiando, nel bene e nel male. Forse, poi, in un momento in cui c’è bisogno e voglia di leggerezza, paura della complessità, la commedia diventa il luogo migliore, più forte. Secondo te sia per il film in cui hai appena lavorato, Bentornato Presidente, sia in generale per lo sguardo italiano, può una commedia un po’ più vogliosa di far ridere le persone della loro stessa società, avere un ruolo importante in Italia?

Beh, sì. Bentornato Presidente ne è sicuramente un esempio. Questo film è uno specchio della politica attuale che può essere, a mio avviso, tragicomica. Perché comunque siamo in una fase di confusione, a prescindere dalla bandiera, è davvero una fase fortemente confusionale. Questo film vuole far ridere lo spettatore di una situazione che può essere davvero grave, complessa. Secondo me si può, ma  non so se lo spettatore italiano sia pronto a questo, vedo molto scetticismo anche nei commenti fatti, molte “mani avanti”. forse l’italiano non è pronto a ridere dell’attualità, e non è bello, perché la satira può davvero far ridere ma soprattutto capire i significati di questo società, Come un gatto in tangenziale è un bellissimo esempio di ciò. Può davvero aiutarti a riflettere. Bentornato Presidente non è semplicemente una critica al governo, ma parla di tutto, anche della Sinistra, ed in questo film sono dipinte scene davvero divertenti sulla Sinistra!

Mi hai molto incuriosito. Un’ultima domanda se posso, che non centra nulla con quello di cui abbiamo parlato finora ma basata su una parola che, quando si può, è davvero importante ribadire: Bellezza. Ti viene in mente una scena di qualunque epoca, film, serie Tv che sia, che ti fa pensare alla Bellezza?

Sì. E’ una scena di C’era una volta in America. E’ un film strepitoso, ci sono tanti momenti, troppi. Ora penso a quello della tazzina, dove De Niro gira la tazzina del caffè: per me quella è la Bellezza dell’attore, è una scena di godimento, suo che la vive, mio che la rivivo.

 

E con questo momento bellissimo ci lasciamo. Grazie Francesco, ti auguriamo davvero il meglio!!!

Leggi anche: Nuovi Sguardi: Monday di Carmelo Trifoglio

Andrea Vailati

"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.