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CBGB: il luogo dove ‘non’ nacque il Punk

Il movimento punk, o forse meglio sommovimento punk, ha rappresentato un’ondata musicale e culturale che ha imperversato, a partire dalla seconda metà dei ‘70, dapprima nelle strade di New York City, poi nel resto degli U.S.A. propagandosi infine in tutto il resto del mondo.
Come viene rappresentato in “CBGB” il punk non è davvero nato nel celeberrimo locale di cui il film documentario reca il nome, ma nel seminterrato di John Holmstrom, illustratore e fondatore del magazine Punk.

Ma è al Country Blue Grass Blues che il movimento ha trovato la sua naturale valvola di sfogo.

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Ebbene, al tempo accadeva ancora che le tendenze e la cultura giovanile/underground formatesi per le strade si imponessero sui palcoscenici per poi sfociare successivamente in radio e sugli schermi. Non l’inverso.
Così fu per il Punk, ed il nostro CBGB ne rende bene l’idea. Tutto nasce da un bisogno collettivo, da muri eloquenti di graffiti e locandine, dal caso…e da Hilly Kristal.

Lo scanzonato proprietario del Country Blue Grass Blues, come il nome suggerisce, ebbe in mente nel ‘73 di aprire un locale dedicato a musica country, blues e bluegrass, ma i suoi piani vennero a dir poco sconvolti.
Il film, che al principio riporta la didascalia: “this story is mostly true”, dipinge Kristal come un visionario imprenditore e talent scout, il quale, a dispetto delle idee iniziali, intravede la portata di un modo nuovo di fare musica ed il talento in giovani che parevano più teppisti che musicisti.

Un modo nuovo di fare musica…prepotente, seducente, provocatorio.

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Excursus

“Punk” ad inizi anni ‘70 non era che una parola usata per riferirsi a teppisti da quattro soldi, ben presto però divenne bandiera di un esercito di band che si allontanava (alla deriva) dalla nave ammiraglia del rock, in cerca di approdi musicali nuovi.
Culturalmente, invece, fu portavoce di un disagio collettivo, valvola di sfogo di un compulsivo bisogno a trasgredire. In senso lato.

Divenne la base identitaria per una cultura fondata su principi di distruzione e di rinnovamento. Distruzione di tutto ciò che fosse stato costruito prima d’allora, ed un rinnovamento radicalmente scomposto e in dissonanza con l’ambiente circostante.
I punk ne fecero codice di condotta e di pensiero, di abbigliamento da indossare e naturalmente di musica da ascoltare.

Potremmo arrivare a definire il Punk come corrente filosofica dei tempi moderni.
Questa filosofia, perfettamente sintetizzata dalle liriche dei Sex Pistols: don’t know what I want, but I know how to get it ha radunato masse informi di ragazzi senza prospettive dando loro uno stile di vita ben preciso. E dando origine a una subcultura, legata alla musica, precorritrice di una strada sulla quale poi si sarebbero avvicendate tutte le altre sino a fine XX secolo.


Il film mostra sul palco del CBGB personaggi trai più eccentrici, come i Ramones con le loro canzoni intitolate tutte per “I don’t wanna…”, i Dead Boys con il loro comportamento osceno, Patti Smith mentre declama versi di Rimbaud prima di esibirsi.

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Durante la seconda metà dei ‘70 questa tensione al contrasto e allo sconvolgimento innescata su quel palco di Bowery Street travolse tutti gli adolescenti ed i giovani nel raggio di chilometri.
Catalizzò evidentemente un bisogno interiore, un moto sociale, che sino a pochi anni prima si manifestava esclusivamente attraverso semplici comportamenti di vandalismo urbano.
Il Punk smosse qualcosa di estraneo alla coscienza dei giovani, di milioni di giovani del periodo storico post-sessantotto.
Possiamo pensare che questi ragazzi, i quali vissero il sessantotto riflesso negli occhi entusiasti dei propri genitori, dei fratelli maggiori, conobbero un’infanzia che determinò in loro certe aspettative.
Le promesse di libertà e giustizia sociale in realtà non furono poi mantenute. Ed anzi, riuscirono gradualmente erose nella memoria collettiva delle persone.

L’ideale piccolo borghese, il sogno americano, lentamente si instaurava tra le famiglie con il giungere della crescita economica. La quale, unitamente alla televisione, rese delle “bestie da consumo” proprio coloro che fino a un decennio prima manifestavano e perivano nelle piazze rivendicando i diritti.
I punk degli anni settanta e ottanta furono figli della disillusione, dissennati ribelli in una società venduta ai beni materiali: gli elettrodomestici in casa, l’automobile…una società che aveva smesso di sognare in luogo della scalata sociale.

Il Film

La magia della pellicola sta nel pungente umorismo di personaggi farsescamente veri: Hilly Kristal imprenditore fallito apre il CBGB reclutando il personale dalle strade circostanti.
Il suo esperto fonico è ingaggiato presso un mercatino da rigattiere e, nel film, darà il “La” alla moda degli anfibi come contromisura agli escrementi del cane di Hilly sul pavimento; un vagabondo tossicodipendente sarà il suo tuttofare destinato a occuparsi del chili e del topo della cucina, verso cui invece nutrirà reverenziale timore .

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Il tutto è condito dalla rappresentazione di infiniti protagonisti della scena Punk e Proto-punk dell’epoca.
Lou Reed, Debbie Harry e i Blondie, Talking Heads, Iggy Pop, Ramones, Terry Ork, Patti Smith e in conclusione Sting e i the Police non compongono nemmeno la completa elencazione degli artisti che la pellicola ci riconsegna in effervescente gioventù.
Come su anticipato assisteremo alle inconcepibili performance dei Dead Boys annoveranti atti quali addirittura l’auto soffocamento, alla magnetica personalità di Iggy Pop irrompere nello schermo e durante l’esibizione dei Blondie, sul palco, con la sua “I wanna be your dog”, infine a incidenti come quello dei the Television con la perdita d’acqua del piano superiore che garantisce un’elettrizzante esibizione a contatto con il microfono

La pellicola, poi, durante i titoli di coda reca il giusto tributo a Hilly Kristal.
Uno spezzone del Rock and Roll Hall of Fame del 2002 mostra i Talking heads ringraziare pubblicamente e invitare sul palco il loro mentore e 
padrino del movimento punk.
“Hilly è il motivo per cui siamo qui”.

 

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