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Nuovi Luoghi: Il Lato oscuro del Cinema – Intervista a Franco Calandrini e Maria Martinelli

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La nostra permanenza al Nightmare film festival è stata indimenticabile. Abbiamo avuto il piacere e l’onore di entrare in contatto non solo con un progetto artistico vivo e intrigante ma anche con un retroterra culturale attivo e partecipe. Perciò anche noi abbiamo risposto all’invito che Festival stesso ci proponeva:  Venite con noi nel lato oscuro del cinema. Abbiamo così fatto la conoscenza del direttore artistico del Festival, Franco Calandrini e di Maria Martinelli, Responsabile della Comunicazione e Programmer. Entrambi sono stati così gentili da concederci di intervistarli per la nostra redazione. Ecco cosa ci hanno detto.

Buongiorno, come è nata l’idea di un festival che raccontasse il lato oscuro del cinema? Che cosa vi ha spinti a iniziare il  vostro percorso?

Franco Calandrini: L’idea di raccontare il lato oscuro del cinema è piuttosto recente. Essendo stato fondato 16 anni fa, per rispetto dei festival di genere già esistenti e quindi per non danneggiare o infastidire chi è venuto prima di noi,  un festival che trattasse e indagasse il cinema horror in tutte le sue declinazioni ci era sembrata una scelta quasi inevitabile. Solo che una scelta quasi inevitabile assomiglia molto, forse anche troppo, ad una non scelta, anche se, a quei tempi, per l’inizio è stata realmente strategica. Festival che indagassero seriamente il cinema horror e il potere eversivo che ne conteneva in Italia, non c’erano e per qualche anno abbiamo avuto vita facile. Se un autore faceva un film horror, si rivolgeva a noi, stessa cosa per le distribuzioni.

Maria Martinelli: Io non ho iniziato il mio percorso col direttore, Franco Calandrini, 16 anni fa, ma mi sono aggiunta solo da 4/5 anni dopo che il Festival si era già consolidato da molte edizioni. Perciò ho raccolto la sfida di creare un qualcosa di nuovo e innovativo, un Festival più inclusivo. Lui (Franco Calandrini) veniva già da 10/11 edizioni e sentiva la necessità di trasformare il Festival allargandolo a più generi e a un cinema più ampio. Io ho accettato questa sfida e insieme abbiamo iniziato a elaborare un progetto più improntato sulla comunicazione, con più sezioni, più proiezioni. In questi ultimi 3 anni è stato fatto tantissimo lavoro verso questa direzione fino all’ultima edizione che ci ha dimostrato quanto stessimo andando nella direzione giusta, proprio grazie a questa nostra incisività.

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Franco Calandrini insieme alla regista Ana Asensio

 

Cosa è cambiato tre anni fa? Perché avete sentito l’esigenza di cambiare la vostra natura originaria?

Franco Calandrini: Tre anni fa è successo che sono tornato alla direzione, dopo un periodo in cui ho fatto solo da consulente artistico, e ho realizzato, assieme a Maria Martinelli, mia collega e primo interlocutore, che nel frattempo erano nate tre riflessioni: venendo meno ad un gentelmen agreement che era solo nella nostra testa, e che avrebbe voluto che i festival di genere si occupassero solo dei propri generi di riferimento, un po’ tutti avevano iniziato ad inserire sezioni o appuntamenti di cinema horror. E allora ci siamo detti, ma se gli altri festival, di noir, di fantascienza, di crime, etc.. non si fanno problemi ad inserire nel loro programma film horror, perché noi non dovremmo inserire film noir, sci-fi, crime, ecc? Prima considerazione. La seconda invece è connessa alla qualità delle opere da presentare al pubblico. Perché è ovvio che se si è (auto) costretti a selezionare solo film horror, dei dieci in concorso, ad essere generosi, un paio sono sì eccellenti, gli altri, per dirla alla Lodoli, fanno volume e basta. Logica conseguenza, un progressivo abbassamento della proposta e relativo, e inevitabile, allontanamento del pubblico. Anche perché quando ti arrivano centinaia, che poi negli anni sono diventati migliaia, di film, di cui spesso le eccellenze sono rappresentati da film noir, thriller, crime, sci-fi, cosa fai? li ignori per mantenere tenere fede a promessa che nessuno ti i aveva chiesto di onorare? Terza riflessione, e questa forse andava fatta all’inzio, ma all’inzio si è spinti da tale foga, entusiasmo e convinzione da obnubilare anche la più palese delle verità: Ravenna, città di circa 100 mila abitanti porta in sala circa 500 mila spettatori ogni anno, di cui solo il 4% va a vedere film horror, tra l’altro, horror main stream. Che sia a Milano o Roma o Bologna o Torino, e cioè in città di qualche milione di abitanti e/o fortemente universitarie, il pubblico è assicurato, ma pensare di potere fare un festival contando sul 4% della popolazione cinematografica ravennate era davvero troppo. Anche perché invece un buon 50% ama e frequenta i film di genere, riconducibili a quello che ormai è diventata la nostra area di intervento conclamata: il lato oscuro del cinema.

Maria Martinelli: La trasformazione è stata data dal sottotesto del Festival che è il lato oscuro del cinema. Uscivamo da un percorso e siamo entrati in questo che ne rappresenta l’attuale longline. Questa longline prevede un cinema più ampio: un cinema a 360 gradi.

La Bellezza di questo festival, una delle cose che più ci ha colpito, è come nell’eterogeneità di generi riusciate a selezionare, da tutto il mondo, film che mantengono una forte continuità.  Come riuscite, tra così tanti titoli a riscontrare tale elemento continuo, e sopratutto a cosa vi appellate nella vostra ricerca: ad una sensazione latente? ad un’intuizione? o ad un vero e proprio studio del lato oscuro?

Franco Calandrini: Beh, intanto grazie per l’apprezzamento. L’eterogeneità dei generi era là che ci chiamava e che aspettava solo di essere ascoltata. Poi ovviamente non basta. Dare coerenza ad una selezione, di qualsiasi festival si tratti, generalista o di genere che sia, sta alla direzione e al suo comitato artistico di riferimento. Ogni anno, a seconda delle opere che arrivano alla segreteria del festival, è come ricominciare da zero. Perché essendo un festival internazionale, non solo sei tenuto a mostrare il meglio della cinematografia di genere di tutto il mondo, ma devi anche trovare il giusto equilibrio sia tra i generi rappresentati, che tra i Paesi, tenendo bene a mente che esistono Paesi a grande capacità produttiva, sia per quantità che per qualità, e Paesi con grandi limiti o difficoltà. Ecco, sarebbe per noi molto semplice selezionare, tra i 7 film di concorso, 7 film scelti tra America, Spagna, Inghilterra, Francia, ecc.. ma sarebbe un limite. Ed è così che ogni anno, all’ennesimo film perfetto anglosassone (che gli anglosassoni non ce ne vogliano) preferiamo dare spazio a film provenienti da Paesi con cinematografie a bassa capacità produttiva, perché penso questo sia anche il ruolo di un festival.

Maria Martinelli: Il lato oscuro delinea quello che potremmo definire, senza banalizzare, un cinema che fa pensare, un cinema che ti entra non solo nella testa ma anche nella pancia e nel cuore. Un cinema che ti porta a vivere delle emozioni. Per lato oscuro intendiamo questo ma anche più cose. È difficile da definire in modo troppo preciso.

Che ne pensate dell’Horror italiano? Quanto L’italia entra nel Nightmare film festival?

Franco Calandrini: Io penso che ormai da anni non si possa più parlare di horror all’italiana perché i Maestri del passato che tanti ci invidiano non hanno lasciato discepoli. Ci sono alcune eccezioni certo, come Lorenzo Bianchini, Silvana Zancolò, Alex Infascelli, che abbiamo avuto a vario titolo al festival, ma sono, appunto, eccezioni. Come lo è stata l’escursione di Luca Guadagnino con Suspiria. Ma noi siamo qui, senza preconcetti, pronti a dare il giusto spazio e la giusta ribalta a chi convincerà in futuro.

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Maria Martinelli insieme al regista Marco Martinelli

Maria Martinelli: Non facciamo più horror. Quindi il cinema horror italiano non mi riguarda. Mi riguarda invece tutto il cinema italiano che quest’anno è stato rappresentato molto bene non nella sezione del concorso internazionale, e anche nelle altre sezioni. Il punto fondamentale è che si sono formate varie sezioni parallele, fra cui Nightmare d’Essai e Showcase. Queste sono le due sezioni in cui abbiamo visto molti film italiani che appartengono al lato oscuro del cinema. Il concorso rimane internazionale perché il livello rimane molto alto e io che sono produttrice e regista confermo che fare in Italia un certo tipo di cinema è molto difficile per motivi di budget e di preparazione. Però è una mia missione portare il cinema italiano in questo Festival. Spingo sempre il direttore ad avere un’attenzione di riguardo per il nostro cinema.

Quest’anno il film vincitore del festival è stato Bravo Virtuoso, una black comedy firmata dal regista armeno Levon Minasian. Il fatto che una black comedy abbia vinto cosa comporta? In che modo un film del genere segna una svolta nel panorama del Nightmare film festival?

Franco Calandrini: Sai, le black comedy hanno pieno diritto di cittadinanza al nostro festival perché rappresentano il lato oscuro del cinema, se vogliamo, in modo ancora più infido, il classico lupo travestito da agnello, perché tu ti rilassi, abbassi la guardia e arriva il colpo che ti lascia tramortito. Poi ci sono degli esempi illustri anche nel cinema mainstream. Penso a tanti film dei fratelli Coen, a Wes Anderson; ma non solo, penso allo Scorsese di Fuori orario, mezza cinematografia di Altman, Danny Boyle; l’ultimo Lynch di Twin Peaks… Quindi non c’è una svolta dichiarata, anni fa vinse un’altra black comedy, May I Kill U? di Stuart Urban.. Penso che sia molto più difficile fare una black comedy di qualità, rispetto un qualsiasi altro film di genere più canonico.

Maria Martinelli: Mantiene una tradizione di continuità con quello che è stato il festival negli ultimi quattro anni, con ciò che è stato intrapreso in questa versione che vede come suo sottotesto e sottotitolo: Festival del cinema di Ravenna. L’inclusività di molti generi ha cambiato la faccia del cinema, perciò c’è continuità. Noi crediamo nella continuità. Non crediamo nelle spaccature e nelle divisioni. Anzi siamo innatamente inclusivi, perché nel festival ci sono altre realtà che collaborano con noi e con cui creiamo delle sezioni. Stiamo facendo davvero un lavoro di inclusione. Perché crediamo che sia questa l’unica strada: mettersi in rete per crescere.

Sempre più il Festival si è potenziato nei contenuti e nelle aspirazioni. Pensate di ampliare i vostri orizzonti o volete prendervi un po’ di tempo per consolidare i vostri obiettivi? Quale sarà il futuro del festival?

Franco Calandrini: Abbiamo trascorso troppo tempo chiusi in quella comfort zone che deriva da quella scelta di campo netta, definita e riconoscibile, riconducibile al cinema horror e a tutte le sue declinazioni. Abbiamo capito e deciso che era giunto il momento di prendere il largo e di tuffarsi senza rimorsi o ripensamenti nel mare magnum del lato oscuro del cinema che, al contrario delle limitazioni che sono intrinseche definizione di genere, apre in modo definivo al cinema che amiamo e che è amato da milioni di spettatori come testimonia il successo planetario anche di alcune serie televisive che hanno stregato generazioni intere.

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Maria Martinelli inaugura il Nightmare film Festival durante l’Opening Night della XVI edizione

Maria Martinelli:  Il Festival è una macchina che si è avviata e non si può fermare: consolida gli obiettivi e si espande. Un meccanismo naturale che fa progredire entrambi gli aspetti che hai citato: controllare, verificare gli obiettivi raggiunti e esplorare nuovi sentieri. Sta sempre a noi capire come abbiamo lavorato. Se siamo stati efficienti, se siamo stati corretti, dove abbiamo sbagliato e dove abbiamo fatto un bel lavoro. Si tratta di analizzare quegli aspetti e proseguire verso un’ulteriore espansione.

I vostri film preferiti di questa delle scorse edizioni o anche quelli che vi sono rimasti particolarmente impressi?

Per non fare torto a nessun regista o film di film di concorso, in quanto essendo stati scelti da noi, amiamo allo stesso modo, cito tre film della sezione Contemporanea che a noi servono per tracciare le coordinate all’interno delle quali si muove il nostro festival: It Follows di David Robert Mitchell, Mon Ange di Harry Cleven e November di Rainer Sarnet, appena passato al Festival.

Maria Martinelli: È difficile dare un giudizio su ciò che si ha amato di più perché i film presenti al Festival sono tutti meravigliosi e la selezione è molto ristretta rispetto a un campione così ampio di film scartati. L’insieme dei film selezionati è la crema. Perciò io amo tutti i film presenti e che sono stati presentati. Sono tutti molto diversi fra loro Sono tutti molto particolari, anticonvenzionali, interessanti e invito sempre di più le persone a venire e a vederli tutti. Perciò non potrei dire che amo un film più di un altro.

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