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Sherlock Holmes: Gioco di Ombre – La Ragione Perduta della Condizione Umana

Cascate di Reichenbach, dove scorre la spuma tempestosa dei flutti tra le rocce del ricordo e della morte, nelle memorie di Sherlock Holmes. Tra queste impervie alture della Svizzera si tiene una partita a scacchi, lo zenit di un gioco di ombre, i cui contendenti erano il Criminale più pericoloso e il più grande Detective della loro generazione.

Il problema finale ha visto trionfante il campione della legge e sgominato il genio ambizioso e spietato di Moriarty. Tuttavia, nell’indagine di un’apparente vittoria è possibile notare il dettaglio della sconfitta; aguzzando sguardo e orecchie la realtà prende una piega diversa. Nella matassa incolore del successo di Sherlock Holmes scorre il filo scarlatto della ragione di James Moriarty.

In Sherlcok Holmes – Gioco di Ombre (Guy Ritchie, 2011) dallo scontro di intelletti e psicologia che avviene tra il Detective e il Criminale dipende l’inizio di una guerra mondiale ante litteram (di fatti, il film è ambientato nel 1891). Le tensioni tra gli stati d’Europa sono state alimentate dalla logica perversa di Moriarty, ma i suoi piani sono intralciati, ovviamente, da Holmes. La catastrofe viene evitata, le capacità razionali dell’ispettore sconfiggono la genialità corrotta.
Eppure, l’ultima linea di dialogo lascia molto a desiderare sulla verità dell’esito finale.

Vede, celato nell’inconscio risiede un insaziabile desiderio di conflitto. Quindi lei non sta affrontando me… piuttosto, la condizione umana.

– James Moriarty

La strategia del professore criminale si basa su una logica impeccabile: la caduta della logica stessa. L’osservazione e il pensiero razionale guidano Holmes nel risolvere i casi, ma l’arma infallibile di Moriarty è l’inconscio degli individui, la certezza della fenomenologia dell’irrazionale umano.

Per cui il detective di Scotland Yard si avvale di senso e logica in un mondo che di senso e logica non ne ha. È destinato alla sconfitta di fronte al mostro dell’irragionevole e, infatti, l’amara verità è che Sherlock Holmes è un personaggio inventato; pur essendo basato su di un dottore realmente esistito, che però agiva su di un aspetto limitato del reale (la medicina, appunto), non confrontandosi con l’umano universale.
Holmes non esiste perché rappresenta l’incarnazione della pura ragione e non potrebbe sopravvivere nella nostra assurda e contraddittoria realtà.

Inoltre, la storia ci ha già raccontato della disfatta della ragione contro le creature dell’illogico e del folle. Ulisse nel suo errare ha affrontato giganti, belve, maghe e sirene, tutte le possibili manifestazioni del selvaggio e dell’irrazionale. Tuttavia, a conti fatti, l’eroe omerico non ne ha mai uccisa una; grazie alla sua astuzia è sempre riuscito a fuggire, non senza un qualche aiuto celeste, ma non ha mai sconfitto i mostri.

L’evoluzione ha reso gli animali ciò che ora chiamiamo uomini, e da tempo immemore sono state le capacità razionali a distinguere gli esseri umani dalle bestie. Eppure, tra guerre, tirannie e razzismo, il confine si assottiglia sempre di più; nel proclamarsi paladina della logica, l’umanità ha mostrato il peggio di sé.

La guerra su scala industriale è inevitabile. La scateneranno da soli in pochi anni, io non devo fare altro che aspettare. 

– James Moriarty

Le vicende fittizie della pellicola si svolgono nel 1891, ventitre anni più tardi l’impero austro-ungarico dichiarerà l’attacco al regno di Serbia; era il giorno 28 Luglio 1914, l’inizio della Prima Guerra Mondiale. Il giorno in cui il genio malvagio di Moriarty trionfò sulla ragione ormai perduta del bene. Fu proprio il secolo del positivismo e del mito del progresso a provocare una reazione a catena irreversibile, che deflagrò nell’annientamento assoluto. Tutti quei valori di patria, commercio, di vanagloria intellettuale ed elevazione spirituale, degenerarono nello sterminio.
Per ogni battaglia combattuta, per ogni vittima di omicidio, ogni volta che il pensiero razionale soccombe, è Moriarty ad avere ragione su Holmes.

Per concludere, c’è stato un personaggio dell’iconografia contemporanea, tale Joker, che si è spesso definito come un agente del caos, delle forze dell’irrazionale. Invero, sarebbe stato un degno avversario di Sherlock Holmes.

La loro moralità, i loro principi, sono uno stupido scherzo. Li mollano appena cominciano i problemi. Sono bravi solo quanto il mondo permette loro di esserlo. Te lo dimostro: quando le cose vanno male, queste… persone “civili” e “perbene”, si sbranano tra di loro. Vedi, io non sono un mostro; sono in anticipo sul percorso.

– Joker ne Il Cavaliere Oscuro (Christopher Nolan, 2008)

Noi tutti esseri umani lasceremo che i villain abbiano la meglio, gliela daremo vinta, o cercheremo il giusto mezzo tra la passione e la logica, tra l’emozione e la ragione? Sarà mai possibile avere il cuore di John Watson e il cervello di Sherlock Holmes? 

Leggi anche: Joker – La Logica del Caos

 

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