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Game of Thrones – Bran Stark è la chiave di volta

Game of Thrones

Quello che segue è un approfondimento più o meno speculativo su Bran Stark, il Corvo con Tre Occhi di Game of Thrones. Le riflessioni avanzate qui potrebbero essere confermate o meno dagli ultimi, attesissimi episodi dello show che ci ha emozionato negli ultimi dieci anni.

La sua storia è lo stesso fatidico principio dell’intera vicenda, con quella caduta dalla torre, con il primo sogno e il trasferimento di coscienza nel metalupo Estate; per questo, la tela che ricamerò da un lato cercherà di evidenziare le tappe decisive della sua evoluzione, dall’altro mostrerà cosa potremmo attenderci nell’ultima stagione di Game of Thrones.

Già il fatto di appartenere alla famiglia Stark, con la mistica cornice che il Nord e gli antichi Dei forniscono, ci porta a prendere contatto con lui come se fosse prezioso, etereo ed irraggiungibile. In qualche modo Bran Stark è questo, ma anche concreto, materiale, reale.

Costruire una connessione tra i due piani è un compito difficile ma non impossibile, nella misura in cui ci muoviamo tra essi in una maniera simile a quella consentitagli dai suoi poteri telepatici, grazie ai quali osserva il futuro e il passato e sogna situazioni non ancora attuali. Il suo agire tra atto e potenza, tra reale e ideale affascina gli spettatori, che grazie a Bran Stark possono evadere dagli intrighi del potere, che in Game of Thrones la fanno da padrona.

Caduta verso l’ignoto: l’idealizzazione

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Insieme al fratello Rickon, Bran è il più piccolo degli Stark; dalla sua posizione apparentemente marginale, cerca costantemente l’approvazione del padre e dei fratelli maggiori, determinato a diventare anch’egli un bravo cavaliere. In questa prima presentazione affrontiamo una norma culturale diffusa nel Medioevo e che sappiamo essere radicata nel retroterra storico di Game of Thrones.

Oltre a spezzargli la schiena, la spinta di Jaime Lannister al termine del pilot gli spezza anche i sogni di diventare un grande guerriero. Quando assistiamo all’evento, un profondo senso di orrore e di empatia ci pervade, e proseguiamo il viaggio attraverso la storia consapevoli che questo non è il tipico show.

No, non potrai più camminare, però potrai volare.

La prima apparizione del Corvo con tre Occhi in sogno è rivelatoria perché è a partire da quel momento che si avvia un profondo processo onirico caratterizzato da misteriose idealizzazioni. Per Freud e per la psicoanalisi, l’idealizzazione è il processo psichico attraverso il quale l’Io sostituisce al proprio ideale dell’Io una figura esterna, riferendosi ad essa per qualsiasi azione.

Seppur usata in maniera impropria in questa sede, l’idealizzazione operata da Bran Stark qui riguarda il modo in cui le sue azioni si riferiranno sempre al veggente, che sia attraverso le visioni degli Alberi-diga o quelle del Corvo con tre Occhi.

Il desiderio che spinge un soggetto ad idealizzare è la speranza di ricongiungersi con il proprio perfetto, onnipotente ideale narcisistico infantile: dopo il trauma subito, comprendiamo perché tale aspirazione sia così forte in Bran. Il mistero è legato al fatto è che la sua semplice nostalgia è capace di sbloccare precocemente i suoi poteri da metamorfo e da veggente.

Il potere di vedere tutto: i Sogni Verdi

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A partire dal momento in cui la sua casa viene invasa dai Greyjoy, la vita di Bran diventa una fuga continua, e solo grazie all’aiuto dei suoi compagni di viaggio Osha, Hodor, Jojen e Meera riesce a superare ostacoli altrimenti insormontabili e a proseguire la sua ricerca del Corvo.

Rispetto alle guerre e ai complotti che coinvolgono i grandi Lord di Westeros, il suo percorso dà sempre la sensazione di essere marginale, quasi addirittura superfluo. Tale sensazione viene trasmessa fino alla fine della quarta stagione, quando finalmente parte delle sue visioni si avverano e trova l’Albero del Cuore sotto al quale il Corvo con tre Occhi dimora.

Ritornando all’idealizzazione e al rapporto tra le fantasie oniriche e la realtà, il momento in cui Bran incontra il suo mentore e il suo percorso di apprendimento inizia rappresenta una fase di adattamento tra le due dimensioni: da un lato egli continua a fantasticare grazie alla sua risorsa creativa, dall’altro è costretto a controllarsi per scoprire come combattere gli Estranei e il Night King.

Trattare la complessità del rapporto di Bran con se stesso è difficile perché grazie ai suoi poteri egli è molteplice, come molteplici sono i risvolti delle sue abilità: può prendere possesso della coscienza di Estate e Hodor, può immergersi in visioni del passato che riguardano la sua famiglia o assistere ad eventi drastici che stanno avvenendo nei Sette Regni, rimanendo intrappolato nel suo danneggiato corpo.

Dopo una stagione di assenza, la sesta è decisiva perché accompagniamo Bran verso il controllo quasi totale delle sue abilità e la scoperta di alcuni fatti importanti avvenuti a Westeros in passato: la nascita del primo Estraneo, le origini di Hodor nel loop temporale e la battaglia di Torre della Gioia per Rhaegar e Lyanna Stark.

Cosa attenderci dagli ultimi episodi di Game of Thrones, consapevoli del fatto che la sua conoscenza delle origini di Jon Snow rappresenta un drastico sconvolgimento per coloro che aspirano al Trono di Spade?

Burn them all: corrompere il passato per salvare il futuro

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Questo percorso tra l’introspezione e l’evoluzione di Bran Stark è ora giunto alla sua fase speculativa; il riassunto delle innumerevoli, celebri teorie sul personaggio è il punto di partenza per comprendere le nostre aspettative per gli ultimi episodi.

C’è chi sostiene che l’abilità di Bran gli consenta di impersonificare tutti i Brandon Stark del passato, incluso quindi il Costruttore della Barriera; una teoria sostiene che nel tentativo di impedire ai Figli della Foresta di creare il Night King, Bran diventi il primo Estraneo, incapace di ritornare nel presente; un’altra, suggestiva ma concreta, ipotizza che egli sia la causa della follia di Re Aerys Targaryen.

Sussurrandogli di bruciare i corpi dei morti per impedire ai morti di resuscitare, Bran causerebbe il delirio del Re e parte della colpa per gli eventi che portano al Grande Inverno ricadrebbe su di lui.

Non siamo a conoscenza dei piani dei produttori, nè vogliamo affezionarci troppo a una teoria specifica; quello che possiamo fare è soltanto sottolineare quanto in ogni caso questo personaggio rivesta un ruolo importantissimo nella mappa di Westeros, per certi versi decisivo.

I gironi che mancano alla prossima stagione sono sempre meno, e come Bran Stark, pensiamo così intensamente a ciò che potrebbe succedere che quasi alluciniamo gli eventi; il Corvo con tre Occhi non ha l’ambizione di Daenerys o il cinismo di Cersei, ma siamo certi che buona parte degli esiti finali di Game of Thrones dipenderanno da lui.

Per il trono e per la battaglia finale contro gli Estranei.

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Gianluca Colella

Ho 24 anni, studio psicologia clinica a Napoli e quello che amo della mia esperienza con la Settima Arte è la possibilità di legare ciò che studio agli show e ai film che amo; lo spazio culturale soggettivo e oggettivo nel quale possiamo emozionarci riconoscendo l'evoluzione di storie, personaggi ed affetti è una delle cose più preziose che abbiamo e secondo me l'arma più preziosa del cinema. Un po' la Forza di Star Wars.

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