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Il Segreto (di Pulcinella)

A Napoli c’è un detto, che recita: “Quanno ‘a furmìcola mette ‘e scelle, è segno ca vo’ murì”. Il riferimento letterale è ai moscerini estivi, vittime predestinate di ciabatte e insetticida; ma a margine, c’è anche un riferimento figurato, quello di un sogno: emanciparsi dalla vita da formica, smettere di vivere per lavorare e lavorare per vivere, e sognare di volare. Dire basta all’esistenza del formicaio, per sfrecciare liberi nella calura estiva, a cavallo dell’aria pregna di salsedine, tra luci di vetrine e lampioni di lungomare. Suggere l’essenza del mondo a cento all’ora, abbagliati dalla vita patinata, desiderosi di rischi e azzardi. I muschilli sembrano quasi ricordare quei ragazzi che volano sulla sella di un motorino nei vicoli di Napoli, tra addobbi natalizi e negozi festosi, alla ricerca di qualcosa. Proprio come i protagonisti de “il segreto”.

Nella metropoli partenopea l’epifania non porta via tutte le feste, anzi; apre le porte allo spirito più nascosto della città: o cippo ‘e Sant’Antuono. Il rito propiziatorio del fuoco, che scaccia demoni e malocchi, bruciando il vecchio per dare spazio al nuovo. Necessità antropologica antica di millenni, di fronte alla quale persino la religione ha dovuto chinare il capo, incapace di mettervi fine; tanto da doverla mutuare e intitolare a Sant’Antonio, il prometeo cristiano, pur di assecondare quello spettro pagano. E allora neanche il tempo di digerire cene e cenoni, si corre in sella ai motorini alla caccia di alberi di natale dismessi e spogli, ma anche mobili vecchi e quanto più legname possibile; tutto quello che serve, per dare vita al falò più grande della città. Perché il cippo è la festa del rione, è vero, ma è anche una sfida. Tra paranze o con la vita? Difficile dirlo.

Il segreto

Questo è “Il segreto”, una cronaca on-the-road di questa sfida che si ripete anno dopo anno. Un Truman Show in salsa partenopea che ha il merito, per una volta, di seppellire il tono etologico che assumono tutti i vari reportage che ritraggono le giovani lucciole delle metropoli. I protagonisti sembrano inconsapevoli; non recitano un ruolo, non sono foche da circo che ci dimostrano quanto lo stato brado sia solo una fase temporanea in attesa di un tendone in cui esibirsi. Si rivelano nella loro semplicità, nei giochi e nelle scorribande, ma soprattutto nei silenzi e nelle fragilità, più che nel folklore dei vicoli e dei motorini senza casco. Il segreto, il nascondiglio del cippo, diventa per qualche giorno un castello in cui giocare e stare insieme, ma anche per mettersi alla prova e confrontarsi con il mondo degli adulti. Con gli impegni, con le responsabilità, con il mondo di fuori.

Sant’Antuòno, dall’a ffuoco! – Antico proverbio napoletano

Il fuoco è rinnovamento, il fuoco è conoscenza, il fuoco è sopravvivenza. Questo è il significato nascosto del falò di Sant’Antonio, questo il segreto che nasconde il cippo: un rito di passaggio, la prova generale per diventare adulti. Per una sera la collettività tutta si stringe attorno ai suoi giovani e si affida alle loro mani per rifornire i bracieri, gli concede l’onere e l’onore di badare al calore delle alcove, in vece dei loro genitori. Questo il senso più antico della festa, fagocitato dai tempi che hanno distrutto il ruolo della comunità, lasciando i piu giovani e deboli in balia delle fiamme. Questi ragazzini hanno smesso di essere bruchi e fuchi, pronti per diventare farfalle; si sono tramutati in moscerini, estranei e fastidiosi.

Il segreto

Mano a mano che la città cresce, che acquista attrattiva per turisti, che aumenta il giro di soldi, viene meno lo spazio per questi archetipi identitari. Mentre la metropoli assume i connotati di un luna park a tema pizza e mandolino, i cui abitanti sono tanti pulcinella sempre allegri e festosi, non c’è possibilità per mostrare un altra napoletanità. Di fronte alla turistificazione del centro storico a botta di past’ ‘e patane e panni stesi, quale ruolo si immagina per queste generazioni? Che futuro per questi ragazzi che non hanno voglia di diventare stereotipi viventi? Il nulla, semplicemente. Sono corpi estranei, da espellere o estirpare: facendo leva sui fitti per spingerli lontani dalle vetrine e dai locali, attraverso lo spettro della gentrification; oppure avviando un processo di criminalizzazione di ogni espressione altra, tramutando il cippo in un problema di ordine pubblico e il “segreto” in un covo di terroristi.

Il segreto

Ed è così che la storia fa il suo corso, e la tragedia di tante vite precarie diventa farsa, palcoscenico in cui ogni napoletano recita il suo stesso retaggio culturale. Il segreto, il rito insito nella festa, il fuoco antropologico che ognuno si porta dentro, diventa segreto di pulcinella. Un quesito di cui tutti conoscono la soluzione, ma che deliberatamente scelgono di ignorare, per una tacita convenienza. La scelta di non vedere chi viene lasciato indietro, o chi viene condannato ad un’esistenza di sfruttamento nelle mani di un potere qualsiasi, criminale o legale che sia. Questi ragazzi orfani di un esempio da seguire sono il segreto scomodo di una metropoli che si sveglia sempre più affamata; piange lacrime di coccodrillo questo Crono urbano, mentre fagocita uno dopo l’altro i suoi figli, nascondendo nelle sue viscere il silenzio colpevole di un sacrificio aberrante.

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