Home I nuovi arrivati Noi - Il Doppio che cammina

Noi – Il Doppio che cammina

In letteratura è facile imbattersi nel tema del doppio, del sosia, del Doppelgänger. Il termine tedesco può essere tradotto letteralmente come “Il doppio che cammina”una versione alternativa del sé che cammina liberamente nel mondo, a nostra insaputa. È un elemento di disturbo della quotidianità, uno che distorce la realtà e la mente del protagonista, costretto a specchiarsi in un volto identico al proprio. Identico, esclusa l’espressione di confusione e shock sul proprio volto.
Autori del calibro di Dostoyevsky, Poe, Chaplin e Nolan hanno avuto la loro fantasia solleticata dall’idea dell’incontro con un sosia. A questi nomi altisonanti si unisce Jordan Peele, al suo secondo film dopo il successo di Get Out. Il regista afroamericano punta ora a raccontare un’inquietante storia riguardante Noi.

Il film vede protagonista la famiglia Wilson durante una vacanza alla casa al mare di Santa Cruz, California. Tra l’entusiasmo di Gabe, il padre di famiglia, il disinteresse della figlia maggiore Zora e le stranezze del più giovane Jason, in Adelaide, la matriarca, inizia a farsi strada un senso di disagio e paranoia. Anni fa, durante una sera al Luna Park, ebbe un incidente traumatico, e la spiaggia di Santa Cruz fa riaffiorare questi ricordi spettrali. Ricordi che sembrano manifestarsi per davvero quando una famiglia appare nel vialetto della loro villa, perfettamente identici a loro, ma muniti di forbici dorate, un singolo guanto di pelle ciascuno e tute da meccanici rosse. La famiglia Wilson si ritrova quindi costretta a cercare di fuggire o difendersi da questa minaccia, che getta un’ombra sempre più lunga su Santa Cruz…

Con Noi Jordan Peele riafferma lo stile che aveva definito Get Out nel 2017: regia curata e metodica, sceneggiatura ricca di piccole chicche e easter egg al limite dell’ossessivo-compulsivo, performance viscerali e un costante sotto-testo sociale e razziale tendente al cinismo. I pregi di Peele come sceneggiatore sono evidenti nella caratterizzazione dei personaggi: ogni membro della famiglia Wilson ha una personalità ben definita e originale, la quale viene riflessa e distorta nel comportamento dei propri sosia, in scene che vanno dall’alienante al raccapricciante. In particolare Lupita Nyong’o, nei panni di Adelaide e del suo Doppio, si impegna in una performance sfaccettata, complessa e ricca di sfumature, soprattutto durante il primo incontro tra le due famiglie, in una scena che gela il sangue nelle vene.

Da lì il film si sviluppa, cercando di mantenere un equilibrio tra una tensione costante, la curiosità dello spettatore e qualche iniezione umoristica per alleviare lo spirito. Sebbene il senso comico di Peele sia ben affinato, a volte rincara troppo la dose, premendo metaforicamente il freno in certe scene fortemente tese, laddove potrebbe anche continuare a tenere il piede sull’acceleratore. L’impressione finale lascia lo spettatore sull’attenti, nonostante qualche magnanima (o meno) tregua per rilassare i nervi.

A provare i suddetti nervi dello spettatore vi è anche la pressante assurdità degli eventi a schermo e la ricerca di spiegazioni. Il mondo creato dal regista è ben realizzato da un punto di vista estetico e dinamico, capace di intrigare lo spettatore e invogliarlo a esplorare la proverbiale tana del Bianconiglio.
Tuttavia, sebbene il film si basi su una serie di meccanismi narrativi solidi, qualche buco di trama o salto logico fa tristemente capolino.

Anche se forse è ingiusto come paragone, il precedente Get Out a distanza di due anni risulta ben più coerente nella sua logica interna. D’altro canto, Noi invoglia fortemente lo spettatore a discutere del film, cercando di trovare ogni indizio e osservando gli eventi da un altro punto di vista. Per poter parlare di buchi di trama, bisogna prima lodare il film per essere sufficientemente stimolante da meritare una dissezione approfondita.

Parte dell’atmosfera oppressiva creata da Jordan Peele nasce dal reparto audio. La colonna sonora composta da Michael Abels scandisce l’azione principalmente con strumenti ad arco, pizzicando le corde dei violini come fossero nervi a fior di pelle. A contrastare la tensione così creata vi è l’uso simbolico di classici del rap e hip-hop anni ’90, i quali però, come ogni personaggio nel film, si ripropongono in una nuova veste, un remix distorto e disturbante che sottolinea una delle migliori sequenze del film.

Noi si fa strada nella mente dello spettatore con passo deciso e spedito, testando la sua percezione e attenzione. La maniacale cura al dettaglio del regista passa permea ogni aspetto della produzione, anche quelli più superficiali, come una battuta fugace o il font scelto per i titoli di testa. Si tratta di un’opera altamente simbolica, ricca di significato, che seduce lo spettatore a più visioni per cogliere ogni sfumatura.

Nonostante la logica interna della pellicola non sia la più solida, il talento, la dedizione al concept e l’ambizione messi a schermo sono da ammirare.
La storia qui narrata è una che si insinua sotto la pelle dello spettatore, che occupa aggressivamente la sua mente e che invita l’apertura di occhi socchiusi, per vedere chiaramente ciò che Noi è, ciò che noi siamo e ciò noi potremmo essere.

Leggi anche: Trailer di “Noi” – Jordan Peele e l’Ombra del Sé

Enrico Sciacovelli
Un altro di quei tipi che parla troppo di film e vorrebbe essere pagato per farlo, anzichè lamentarsi dell'ultimo Transformers senza successo.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

Un giorno di pioggia a New York – Tra amore e nostalgia

Un giorno di pioggia a New York è il nuovo film di Woody Allen. Come una vecchia melodia piacevole alle orecchie, riassaporiamo il mondo...

Perchè il protagonista dell’ultimo film di Woody Allen si chiama Gatsby

"E così remiamo, barche controcorrente, risospinte senza posa nel passato." Così finiva il grande romanzo di Fitzgerald, stigmatizzando nel personaggio di Gatsby l'impossibilità contemporanea di...

Woody Allen – Perchè l’Amore?

Woody Allen, nome d’arte di Allan Stewart Konigsberg, nasce a New York nel 1935. Noto a tutti come uno dei più grandi registi che...

Vertigo – Il Simulacro

Vertigo - Il Simulacro "Se mi lascio trasformare come vuole, se faccio quello che dice, riuscirà ad amarmi?"   No, non ci riuscirà. Perché quello non è...