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Monster – l’Amore vince su Tutto?

Omnia vincit amoret nos cedamus amori, letteralmente: “L’amore vince tutto, e noi cediamo all’amore”.

Non potrebbe esserci citazione migliore per parlare di un personaggio complesso quale quello di Aileen Carol Pittman, conosciuta al mondo come Aileen Wuornos, e del film basato sulla sua vita: Monster (regia di Patty Jenkins).

Questo film ci mostra una donna dal passato contorto e oscuro che arriva, infine, a trovare, la felicità, grazie al sentimento più primordiale e intenso tra tutti: l’amore.

Una donna di nome Aileen che, dopo aver passato l’infanzia tra casa sua e dei nonni, tra un padre mai conosciuto, schizofrenico e violento, morto suicida in carcere, un nonno alcolista che l’aveva buttata fuori di casa e un amico di famiglia che aveva abusato di lei facendola rimanere incinta, è alla ricerca di un modo per sopravvivere. È alla ricerca di un lavoro che le consenta di guadagnare abbastanza per mantenere sé stessa e il fratello minore, così decide di prostituirsi, nella speranza che qualcuno possa notarla e farla diventare la star del cinema che ha sempre voluto essere.

Ed è proprio così che si apre il film: con una bambina che cresce pensando di poter coltivare i suoi sogni, ma ben presto capisce di doverli tenere nella sua testa, perché gli altri l’avrebbero solo giudicata e avrebbero solo cercato di dissuaderla da quei pensieri ingenui che la spingevano ad andare avanti. Avendo però capito che i sogni non sarebbero bastati ad assicurarle la sopravvivenza, nei primi anni dell’adolescenza abbandona la scuola per iniziare a fare quello che sarà il suo lavoro di tutta una vita, segnata da alcol, arresti e violenza. Questo la porta, a soli 30 anni, a essere pronta, con una pistola e 5 dollari in mano, a suicidarsi. Ma è proprio quella banconota che la fa desistere… quella, e la voglia di una birra!

Cosa sarà mai stato a farle lasciare la pistola, a farla alzare e a farla arrivare proprio in quel bar? Per Aileen (interpretata dalla meravigliosa, anche se in questo film meno, Charlize Theron, ingrassata di oltre 15 chili, truccata, con le sopracciglia rasate, che vincerà l’Oscar come miglior attrice protagonista per questa interpretazione) è forse una coincidenza divina. La ragazza, in quel bar, troverà Selby, (interpretata da Christina Ricci), seduta al bancone a bere da sola.

Si crea subito un distacco tra le due, che tuttavia, in poco tempo, sarà annullato dall’alcool, portandole a chiacchierare per tutta la sera. Selby, così, la invita a passare la notte a casa sua, ma senza secondi fini.

Da quel incontro casuale nasce una profonda amicizia tra le due, subito legate da qualcosa di molto forte, che solo poco dopo si rivelerà essere amore: un amore tra due donne fragili, che reagiscono in maniera diversa alla vita. Una rozza, spavalda, dall’orientamento sessuale non definito e con il fare da donna vissuta e l’altra, omosessuale, insicura, rinnegata dai genitori, che si ritrova a vivere in casa di una famiglia rigidamente cattolica e che, con la sua timidezza, cerca di nascondere e reprimere la sua sessualità, pur sapendo di non riuscire a farcela.

Inizia, quindi, una relazione e una convivenza tra le due che, senza soldi, si affidano alla professione di Aileen, che promette di mantenere e far sopravvivere entrambe nel migliore dei modi possibile.

Io volevo solamente una birra. Ma il giorno in cui ho conosciuto Selby avevo passato quasi tutto il pomeriggio sotto la pioggia, sull’orlo del suicidio; quindi potete capire, avevo una certa elasticità. Voglio dire, tutti dobbiamo avere fiducia in qualcosa, a me non restava altro che l’amore. Stavo arrivando alla conclusione che non avrei mai più amato un uomo, quindi stavo per suicidarmi. L’unico motivo per cui non l’ho fatto è stato un biglietto da cinque dollari. Sapevo che presumibilmente avevo fatto un pompino a qualche stronzo per quei soldi, per cui mi faceva incazzare parecchio l’idea che mi ammazzavo senza spenderli, perché così in pratica glielo avevo succhiato gratis… così ho fatto un patto: “Dio, devo spendere questi cinque dollari, ma quando sono spariti sparisco anch’io. Quindi se hai qualcosa di bello per me in questa vita ti consiglio di farmela vedere”. Ed eccola qui: lei. (Aileen Wuornos)

Un giorno, però, Aileen, si imbatte in un cliente violento, che, dopo averla picchiata fino a farle perdere i sensi, le lancia dell’acido e abusa di lei. Una scena molto forte, straziante, che provocherà nello spettatore la reazione di voler staccare gli occhi dallo schermo, ma che, allo stesso tempo, inevitabilmente gli farà tenere lo sguardo ben fisso sulla scena, per capire fino a che punto si potrà mai spingere la brutalità di quell’uomo.

E poi, nel giro di pochi secondi ecco che arriva. Boom. Aileen spara al suo aggressore e poi di nuovo, per altre 7 volte. Quando, poco dopo, ne brucia il cadavere, vediamo un fuoco ardere anche negli occhi scuri e vuoti della donna, la voglia di combattere per la propria vita e l’istintualità animalesca dell’uccidere per sopravvivere: rispondere all’attacco, nonostante le ferite e l’atroce dolore, sia fisico che mentale.

La violenza subita crea nella donna una profonda frattura: Aileen torna a casa facendo finta di niente, tenendo nascosto l’accaduto persino alla sua compagna.

Il film prosegue con una serie di azioni quasi ripetute: Aileen che cerca un cliente, lo trova e poco prima di fare quello per cui viene pagata lo uccide a sangue freddo; torna a casa come se nulla fosse successo e quando la compagna comincia a sospettare, vedendo delle macchine nuove e i soldi in più, lei confessa di aver rubato il tutto a uno dei clienti che ha ucciso.

La docile Selby non vorrebbe rimanere con una donna del genere, ma alla fine lo fa. Un po’ perché pensa che la sua compagna sia più forte di lei e che stia solo vivendo un momento di debolezza. Una debolezza tale da averle fatto perdere per un attimo la ragione. E un po’ perché Aileen, resasi conto di essere perdutamente innamorata di Selby, si convince di non poterla perdere per nessuna ragione e la supplica di rimanere.

Aileen arriverà a desiderare di diventare una persona migliore, lasciarsi alle spalle la sua vecchia vita e crearne una nuova con una bella casa, un lavoro stabile e i soldi necessari per prendersi cura di Selby, ma la mancanza di curriculum e i suoi modi poco raffinati non la portano da nessuna parte. Qui, però, possiamo vedere un breve, ma intenso, percorso di maturazione del personaggio, che inizia a far intravedere la luce in fondo al tunnel.

Luce che non arriverà mai e che spegnerà l’entusiasmo che noi tutti, abituati al lieto fine, stavamo iniziando a provare.

Siamo stati tutti lì, davanti alla tv (allo schermo), a fare quasi il tifo per quella donna, poiché nonostante sapessimo, in fondo, che non avrebbe ottenuto quei lavori per via del suo aspetto e del suo atteggiamento, speravamo che qualcuno vedesse qualcosa in lei e andasse oltre le apparenze e i pregiudizi, dandole una seconda chance. Forse Aileen ha condiviso il nostro stato d’animo in quel momento ed è arrivata alla conclusione che, come quando era piccola e tutti le dicevano di smettere di sognare perché non l’avrebbe portata a nulla, così da adulta c’era ancora qualcuno pronto a tarparle le ali e a condurla nel mondo reale, portandola via dal mare dei sogni in cui navigava, via dal suo mondo.

Da ragazzina pensava che sognare fosse bellissimo, ma in seguito realizzò di dover mettere per un po’ da parte i suoi sogni di bambina per crescere e affrontare quel mondo crudele in cui era destinata a vivere.

Adesso invece, da adulta, dice: “Sognare era bellissimo… Un giorno è finito tutto, così. È finita e sono finita anch’io”.

Perché, dopo aver ripreso temporaneamente in mano i suoi sogni, e in particolare quello di condurre una vita diversa, aveva definitivamente compreso che i sogni doveva proprio abbandonarli, facendo dunque morire una parte di sé. Quella Aileen romantica e speranzosa che si portava dietro da sempre, adesso non parlava più. Le avevano tappato la bocca, soffocandola. E reprimendo quella parte, non si poteva far altro che dar spazio alla Aileen più oscura, l’assassina seriale.

IL FINALE

La storia si conclude con l’arresto di Aileen e il suo processo per omicidio. Utilizza la sua unica telefonata per chiamare Selby, ma presto, dalle risposte che sente all’altro capo, si rende conto che la conversazione era stata intercettata e che la polizia era lì, in ascolto.
Aileen, così, decide di confessare tutto e di addossarsi ogni colpa, pur di mettere in salvo la sua amata, che rischiava di essere accusata di complicità.

Ed è in questo momento, alla fine del film, che vediamo come questa donna, instabile mentalmente ed emotivamente, voglia dare tutta sé stessa all’unica persona che l’aveva resa felice dandole una ragione per vivere; l’amore della sua vita, che aveva fatto scattare in lei un meccanismo di dipendenza e ossessione. Nel corso del film assistiamo a una relazione tossica, fatta di molti bassi e pochi alti, di un prendersi, lasciarsi e riprendersi, ma senza abbandonarsi mai veramente, a dimostrazione che solo quando stiamo per perdere definitivamente qualcosa capiamo quanto realmente valga per noi.

In questo caso, però, non c’è stato il lieto fine e il fine non ha giustificato i mezzi.

Aileen si è fatta giustizia da sola, togliendo letteralmente di mezzo coloro che potevano intralciare il suo cammino nel tunnel che conduceva alla luce.

Quel tunnel, dall’altra parte, era già stato chiuso, il buio aveva già pervaso ogni cosa e Aileen, come noi, da quell’oscurità era terrorizzata.

La vita di Aileen si è spenta con un’iniezione letale nel 2002 e, nonostante fosse fermamente convinta di aver subito un’ingiustizia, era contenta di aver fatto la cosa giusta e di aver trovato e dato spazio ad un sentimento che non era mai stato presente nella sua vita: l’amore.

Ma ora: Aileen era realmente un “mostro”, come dal titolo del film, oppure, più semplicemente, una ragazza per la quale il vissuto difficile aveva costituito un ostacolo insormontabile, impossibile da superare, che l’ha lentamente portata verso un’inesorabile autodistruzione?

La risposta, come sempre, probabilmente sta nel mezzo. Esperienze difficili mai possono giustificare azioni atroci, ma è anche vero che una società satura di pregiudizi e un sistema sbagliato possono portare una donna sola a sentirsi esclusa e priva di difese, sino a tramutarla, da vittima, in carnefice.

Aileen è senz’altro un personaggio estremamente umano, di un’umanità interrotta e compromessa da esperienze tragiche: la cosa giusta sarebbe stata allertare le autorità immediatamente dopo la violenza subita, ma lei, nella sua fragilità mascherata da forza, ha avuto bisogno di ricorrere alla violenza sfrenata per riprendere in mano la sua vita.

L’amore vince su tutto. Non tutto il male viene per nuocere. La fede smuove le montagne. L’amore trova sempre una strada. C’è una ragione per ogni cosa. Finché c’è vita c’è speranza. Qualcosa devono pur dirti. (Aileen Wuornos)

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