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Benjamin Linus – La Vulnerabilità del Villain Moderno

Si può rimanere affascinati da una persona che ha compiuto azioni terribili ? Come può un uomo egoista e manipolatore suscitare le simpatie di un pubblico? Sono finiti i tempi in cui tra “buoni” e “cattivi” esisteva un netto e invalicabile confine. Nella letteratura e nel cinema moderno, lo spettatore vuole identificarsi con i personaggi, cercare di cogliere umanità e realismo in ognuno di essi. Più un personaggio è complesso e sfaccettato, più viene amato.

Lost è una serie che ha sicuramente fatto della caratterizzazione dei personaggi un suo punto di forza. Personalità fragili e vulnerabili, in cui luce e oscurità lottano costantemente tra loro, ma nel momento dello scontro, si fondono, si mescolano, e unendosi e divengono indistinguibili. (leggi anche Lost e la fisica del Tempo)

Benjamin Linus è forse l’emblema del villain televisivo moderno. Cattivo, certo; ma dalla psicologia complessa e dannatamente umana. Da menzionare senza dubbio la performance dell’attore Michael Emerson: un interprete talmente espressivo e intenso da riuscire, in molti casi, a permettere di simpatizzare per uno dei più grandi manipolatori del piccolo schermo.

Capo degli Altri, Linus si presenta ai protagonisti sotto le mentite spoglie del disperato vedovo Henry Gale. Né il pubblico né i Losties (così vengono chiamati i protagonisti della serie) sanno se Gale stia effettivamente dicendo la verità, in quanto l’ambiguità psicologica è senz’altro la caratteristica principale di questo personaggio. Linus infatti possiede sempre un piano in mente ed è solito servirsi delle persone come fossero pedine di un gioco diabolico già organizzato nei minimi dettagli. Vuole ottenere ciò che desidera e non ammette ostacoli di nessun genere. Emblematica la sua influenza sul vulnerabile John Locke: per l’intera serie, Benjamin sfrutta la fede e la speranza di Locke per i suoi scopi di dominio e potere. Un vero e proprio oppressore dei più deboli, ma anche dotato di un’intelligenza e una furbizia tali da non indurci mai a detestarlo fino in fondo.

Una domanda sorge spontanea. Cosa ha reso Benjamin Linus… Benjamin Linus?

Con un efficace flashback (marchio di fabbrica di Lost), conosciamo l’infanzia di Benjamin. Quando nacque, sua madre morì dandolo alla luce. Dopo qualche anno, lui e il padre, membro del progetto Dharma, si trasferirono sull’isola. Non essendosi mai ripreso dalla morte della moglie, suo padre divenne un alcolista, trattando sempre più il figlio come un inutile peso. Il piccolo Benjamin aveva quindi bisogno di uno scopo, di persone che lo apprezzassero e lo facessero sentire importante.

Furono l’incontro con Richard e la conseguente alleanza con gli Altri a segnare la perdita della sua innocenza e umanità: da adulto, compì infatti una vera e propria strage dei membri del progetto Dharma, dando inizio a quella serie di terribili azioni che avrebbero contraddistinto la sua vita.

Ma questa perdita di umanità è davvero definitiva? Un piccolo, apparentemente insignificante dettaglio, ci dice che no, un briciolo di luce sopravvive ancora dentro di lui. Da bambino, Ben era molto legato ad Annie, una sua cara amica, che gli aveva donato una statuetta di legno. Un’ inquadratura, all’inizio di un episodio della terza stagione, ci mostra che Linus custodisce ancora gelosamente quel regalo. Anche la presenza della figlia adottiva Alex fa parte di quei frammenti di umanità della sua anima fredda e calcolatrice. L’uomo ha sempre voluto bene alla figlia, ma il suo più grande errore è stato di non essere riuscito ad anteporre questo sentimento alla sua brama di potere.

Questa dicotomia provocherà la morte della ragazza, in una delle sequenze più drammatiche dell’intera serie. La morte di Alex darà inizio alla sua lenta e, come vedremo, incompleta redenzione. Quando, inoltre, scoprirà di non essere stato che una pedina nelle mani di Jacob e dell’Uomo in nero, Benjamin si renderà conto della vanità delle sue azioni. Tutto il male che ha compiuto non è servito a nulla. Il potere, che bramava tanto da sacrificare indirettamente sua figlia, non gli appartiene. Ben prende consapevolezza della sua mediocritas ed è proprio attraverso questa presa di coscienza che comincia a pentirsi sul serio del male compiuto. 

In questa toccante scena, splendidamente recitata da Emerson, Benjamin Linus mette a nudo completamente la propria vulnerabilità. Ora è un uomo piccolo, debole, sopraffatto dagli eventi che invano ha cercato di controllare e governare.

Nel controverso e metafisico finale della serie, in cui i protagonisti si ritrovano in una chiesa per “andare avanti” e raggiungere finalmente la Luce dopo anni di sofferenze patite, Benjamin non entra con loro. Non è ancora il suo momento, in quanto la sua redenzione non è completa. E’ come se gli autori avessero investito lo spettatore del ruolo di giudice dell’anima di Linus. Merita il perdono? O ha compiuto azioni troppo terribili e crudeli per essere dimenticate?

Benjamin Linus possiede tutte le caratteristiche del villain memorabile. Intelligente, crudele, ma denso di quelle sfumature grigie che tanto amiamo nei personaggi contemporanei. A differenza di altri, però, egli prende consapevolezza della vanitas del potere. Nella realtà parallela, difatti, Benjamin ritrova se stesso nell’amore per Alex, dimenticandosi completamente dell’isola, di Jacob e di tutti gli anni sprecati a cercare qualcosa che non poteva avere. Alla fine del suo percorso, Benjamin Linus è sia vinto sia vincitore. La sua sconfitta terrena rappresenta l’incipit della vittoria della sua anima.

Leggi anche: L’enciclopedia del Villain: Pt.1 Il Calcolatore

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