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Game of Thrones – Al gioco del trono si vince o si muore

Game of Thrones

Le contingenze storiche hanno stimolato la riflessione di letterati, teologi e giuristi sulla natura del potere, sulla miglior forma possibile di ordinamento statale, sui limiti dell’azione del sovrano, sui suoi rapporti con i ceti, con i sudditi e con la religione. La riflessione sulle forme di governo e sul vivere civile accompagna l’uomo dagli albori della letteratura, della filosofia e delle scienze politiche ma non è stata formulata una risposta univoca, vi è solo la caleidoscopica multiformità dei punti di vista che cercano di sfiorare l’oggettività, ma avendo sempre come punto di partenza la propria singolare idea.

Tutti ambiscono a sedersi sul trono, tutti vorrebbero indossare la corona secondo i propri ideali, ma quali sono questi ideali? Quale forma di governo sperimenteremmo? Saremmo dei buoni sovrani?

Nella serie HBO Game of Thrones si avvicina il momento della fine dei giochi. Qualcuno -forse – siederà sul trono forgiato con le spade dei perdenti e governerà a modo suo Westeros. I pretendenti più agguerriti sono certamente Daenerys, Cersei e il Re della Notte ma anche altri personaggi potrebbero agire silenziosamente a tale scopo o magari rendersi conto, successivamente, di avere una certa “capacità di governo”.

Daenerys nasce come una piccola liberatrice di catene che vuole alleviare, fino ad eliminare, l’oppressione dell’aristocrazia sul popolo e successivamente di Westeros sul territorio di Essos. Dunque tenta un colpo di stato, una ribellione che guida per riacquisire quel potere che ritiene suo di diritto, un po’ come le colonie americane nel 1775 stanche dei soprusi di un’Inghilterra sorda alle loro richieste. La regina dei draghi si può ricondurre anche al Leviatano hobbesiano, una figura mitologica a cui è stato consegnato il potere e che dovrebbe por fine alle contese e alla violenza dello stato di natura (che vige ancora oltre la barriera), un depositario.

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Daenerys sul trono di Roccia del Drago, nella settima stagione di Game of Thrones

Pian piano, per paura di perdere il potere, Daenerys si incupisce, si insospettisce e si lascia andare ad una vera e propria forma di assolutismo malato, lei che aveva spezzato le catene ora lega a sé con quelle stesse catene i suoi seguaci, a più giri, per essere certa che vi sia obbedienza piena e indiscussa e qualsiasi ribellione alla sua autorità (si pensi all’esecuzione dei due Tarly) viene considerata lesa maestà e in quanto tale punita.

Negli Stark si potrebbe intravedere l’idea espressa da Jean Bodin in Les six livres de la Republique (1576) in cui la sovranità dello Stato vien vista come indivisibile, assoluta ma non illimitata, poiché fanno da argine al potere dispotico le leggi naturali, quelle divine e quelle fondamentali di un paese. Tutti i sudditi devono obbedienza al sovrano come i componenti di una famiglia lo devono al padre e nell’obbedienza risiede la felicità e l’armonia di una famiglia così come di uno Stato. Il Nord è fedele alla casata come ad un padre di famiglia, come vassalli che rispettano il proprio signore in una crudele società feudale in cui una guida, una sicurezza risultano indispensabili.

Attualmente Sansa tutela il Nord, cresciuta ed educata in questa società feudale di stampo paternalistico, la stessa Sansa che ha appreso il modo dispotico di governare di Cersei ad Approdo del Re e che ha guardato in faccia il proprio carnefice mentre veniva sbranato dalla sua stessa crudeltà. Ora che si è macchiata e nutrita di potere, ora che sa cosa vuol dire bere il sangue dei propri avversari/aguzzini e che ha la sorella come boia di corte, come si caratterizzerà il suo Regno? Sarà mansueta e giusta come scritto nei suoi geni, o troppo scottata dalla vita deciderà di ambire al potere assoluto come Cersei?

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La concezione di potere di Cersei non ha avuto un’evoluzione, il suo desiderio di gloria si è solo espanso, ormai è una donna a cui è stata tolta ogni cosa, le è stato sedato il cuore e ora la corona le cinge perfettamente il capo ed ella regge lo scettro senza alcun peso, necessita solo di potere, sempre più potere. La sua ambizione da primadonna non si può che raffrontare con personaggi del calibro di Maria la Sanguinaria o di Robespierre: ogni forma di dissenso viene soffocata nel sangue e il Terrore Rosso tinge Castel Granito di sangue fin nelle fondamenta.

La sua è una monarchia assoluta che non accetta remore, il suo potere è pieno e travolgente e non accetta i limiti che, in ogni caso, la tediano. Tyrion ha cercato in ogni modo di portare un po’ di buon senso nella casata dei Lannister, di illuminare l’assolutismo famigliare, ma essendo il suo genio scomodo, è stato costretto a lasciare la sua casa per cercare un posto come Consigliere, ma questa volta per la fazione opposta, per provare a dare un po’ di luce all’imbrunirsi delle azioni dell’ultima (forse) Targaryen.

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Oltre la Barriera, Game of Thrones

Tutti vogliono il trono e c’è chi propriamente non ambisce al governo ma in un qualche modo si ritrova sempre ad avere ruoli centrali, come nel caso di Jon Snow che da bastardo ha avuto un’escalation che l’ha portato ad essere Comandante dei Guardiani della Notte e ora Re del Nord e alleato di Daenerys nella danza verso il trono (o la morte). Un altro bastardo che nessuno ricorda è il figlio illegittimo di Robert Baratheon, Gendry, che appresa la propria discendenza sta probabilmente dirigendo i propri interessi verso le sconosciute e immense eredità paterne, per raccogliere le ceneri di una dinastia che Melisandre ha contribuito a lasciar bruciare.

Chi raggiungerà il trono? Quali saranno le strategie e le alleanze della nuova, ed ultima, stagione? Pochi giorni e tutto ci sarà più chiaro, poche settimane e il nostro sangue si raggelerà per la conclusione di Game of Thrones, come se un Estraneo ci avesse alitato sul collo.

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Giorgia Fanelli

"Nel Foscolo è visibilissima quell'aria di irrequieto dolore, quel desiderio di pace e di oblio, che fu sì comune agli uomini e agli scrittori della generazione romantica, e che trovò forse la sua espressione artistica più intiera nel Renato di Chateaubriand. Questo lettore di Plutarco, questo che più volte si professa stoico, quando si scopre senza posa a sé e agli amici è un ammalato dei mali profondi delle età di transizione: non molto dissimile in ciò dal Petrarca, di cui perciò comprese così bene gli spiriti". Eugenio Donadoni (critico letterario)

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