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Hellboy – Il Sonno della Ragione genera Mostri

Abbiamo visto in anteprima (una manciata di giorni fa) il reboot di Hellboy firmato Neil Marshall, creatura semi-demoniaca partorita da Mike Mignola nel 1993 e divenuto personaggio di punta della casa Dark Horse. Il demone rosso che pizzicò già l’immaginazione di un autore come Guillermo Del Toro, che nel 2004 e in seguito quattro anni più tardi, decise di trasportarlo nell’universo cinematografico.

Vien da sé che essendo questa l’epoca dei supereroi, tutti vogliono la loro parte. Mamma Marvel (ovvero Nonna Disney) domina il settore essendone pioniera, la DC Comics e Warner Bros arrancano immediatamente dietro (nella speranza di un recupero tramite il Joker interpretato da Joaquin Phoenix), e dunque esiste una fetta ancora vacante del mercato che i più “piccoli” provano a far propria.

La Universal lascia le redini del mondo di Hellboy, e M2 Pictures (per la distribuzione italiana) si lancia appunto sul reboot. A questa parola solitamente un fan del fumetto cerca il cianuro in casa, ma gli istinti suicidi sono stati chetati dall’autore di Red in persona, che alla percezione dei primi mugugni affermò che la versione di Marshall era “l’unica versione originale del personaggio”, un’affermazione grossa come un macigno.

Nel valutare il film del 2019 che oggi esce in sala è inevitabile il confronto con le due opere passate e con il fumetto. I produttori Lloyd Levin, Lawrence Gordon, Mike Richardson e il regista hanno spergiurato che sarà l’esatta trasposizione di quel frullato Horror/Pulp/Mith che è stata l’opera di Del Toro. Scelta coraggiosa perché è l’esatto contrario di quello che fa la Marvel, ossia rendere fruibile a tutti il film, così che non sia necessario per lo spettatore profano leggere il libretto delle istruzioni, poiché difficilmente conquisterà folle di pubblico.

Hellboy (2019) è tratto principalmente dall’albo 9 dei comics su Red, “La Caccia Selvaggia” e costituisce una sorta di prequel, includendo spezzoni di altri racconti (tra cui le origini del protagonista), resi organicamente all’interno del filone. Ci troviamo ai giorni nostri ed Hellboy (David Harbour) si ritroverà coinvolto in una caccia alla strega che s’intreccia niente meno con la mitologia di Re Artù. La strega, da fermare su commissione del padre adottivo Trevor Bruttenholm (Ian McShane),  è Nimue (la femme fatale Milla Jovovich) detta Regina di Sangue, portatrice della peste e capace di spalancare le porte degli inferi ai mali più mostruosi. Hellboy avrà un ruolo fondamentale, un futuro da re pronto a scatenare l’Apocalisse. La fedeltà al fumetto è quasi maniacale, anche se alcuni personaggi vengono adattati e inseriti in nome della funzionalità dello script.

La narrazione è sì lineare, ma praticamente scritta su un vetro appannato: comica, triste, densa, horror, ridicola, splatter, gotico, esagerata. Certo, così è il fumetto, incorniciato dentro una serie di miti e di storie ormai immortali, ma il cambio di spartito è spesso troppo repentino, o senza senso, ed è capace di minare lo spessore solenne del fumetto (per questo fedeltà quasi maniacale). Mignola creò l’opera intendendola come fumetto di autore, e questo purtroppo manca nel film.

Un racconto lineare che sottopone lo spettatore alla sua abbondanza visiva, che punta su due elementi: Hellboy come implacabile macchina da guerra, cacciatore e preda, che agisce senza pensare, e su un truculente trionfo di violenza al limite della dinamica di un videogioco. Qui si va oltre lo splatter, tra corpi sventrati, arti che volano ovunque e cadaveri a cascata, ma alle volte non solo appare insensato questa orgia di sangue, ma pecca anche di qualità in alcune riprese, inconcepibile a questi livelli. A portare però fieno in cascina ci pensa una superlativa colonna sonora, seguendo qui le orme di film di genere come Iron Man e Guardiani della Galassia.

In un film che merita comunque la sufficienza (striminzita) si mantiene a buon livello David Harbour (Hopper in Stranger Things). Il suo diavolo rosso dribbla bene tutta la gargantuesca costruzione del film di Marshall, riuscendo a dare a Red versatilità, rendendolo empatico allo spettatore. Risulta meno malinconico, pur se alcolizzato, rispetto all’ Hellboy del predecessore Ron Pearlman. Il mostro di Del Toro celava un’aura più romantica, dovuta all’essere stato rigettato dal mondo e vivendo ai margini della società, contrariamente alla versione di questa pellicola che frequenta tutti i peggiori bar del pianeta.

Il Sonno della Ragione, Francisco Goya, 1797.

La storia di Hellboy, il dramma qui dipinto, porta a due riflessioni. La prima si ricollega ad un’inquietudine propria della vita e di altre storie con eroi/supereroi: la profonda paura di restare soli, di essere persi e di perdere le figure centrali, l’amore della propria infanzia e crescendo scoprire che il destino è misero e orribile. La seconda ci riconduce al titolo dell’articolo, ad una perenne paura insita negli uomini. Spesso la lucidità di giudizio umana è minata dalle apparenze, dalle sensazioni percepite dalla vista, per cui il diverso è temuto ed il mostro è per forza cattivo. Idee partorite dalla paura e fagocitate dalla stessa, ma prive di ragione.

Qui giace il collegamento con Francisco Goya e il suo dipinto di fine settecento “Il sonno della ragione genera mostri”. Secondo il pittore la fantasia era alla base di tutte le creazioni, se lasciata delirare in maniera incontrollata, senza il supporto della ragione, corrotta al contempo con altri elementi dell’animo umano, come la paura suggerirei, condurrà alla creazione di “mostri” ed altre inesistenti visioni, alterando il giudizio umano. Nel film questo tema è percepito ma mai affrontato: il mostro non può non esserlo, a mo’ di Frankenstein, il mostro che per Goya invece simboleggia le forme e quei processi mentali che, relegati negli abissi del subconscio, dopo il sonno della ragione hanno potuto finalmente palesarsi. Dunque è l’uomo che non solo passivamente scorge i mostri, ma spesso ne diviene inventore complice il sonno della ragione. Allora non temete Hellboy, anzi fatevi aiutare da lui a sconfiggere i vostri mostri.

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