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Avengers Endgame – Noi vendichiamo, noi non preveniamo

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Ci siamo. Un anno dopo i distruttivi eventi di Infinity War, gli Avengers sono decimati e rappresentano la fragile difesa di un pianeta, di un Universo già duramente colpiti. Thanos è arrivato, adempiendo alla promessa di una devastazione senza precedenti, impossessandosi come un’inesorabile macchina della Morte di tutte le Gemme dell’Infinito, viaggiando tra le Galassie come un Angelo del Terrore e concludendo in Wakanda la sua letale opera. Solo due volte, e in gruppi diversi, gli eroi hanno affrontato questo superiore nemico: sul deserto pianeta Titano prima e proprio sulla Terra poi, dove il famoso schiocco ha avuto luogo e tutti gli sforzi di Thor, Cap, Scarlet Witch e gli altri sono stati vanificati.

Nel percorso, tanto è andato perduto, ma come ci ricorda Steve Rogers, c’è tanto altro che va protetto. L’attesa dei poster, delle immagini e dei trailer è stata interminabile, ma ora ci siamo, il destino dell’MCU sta per essere svelato: è curioso che l’unico custode di questo futuro sia Strange, una delle vittime di Thanos. La sua meditazione sui 14 milioni di percorsi possibili è la vera svolta della battaglia contro il Titano, l’unica speranza alla quale i restanti Avengers possono aggrapparsi per formulare un piano d’azione: da dove partire, allora, per superare il potere del Guanto dell’Infinito?

Il segreto è nel tempo

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L’uso che lo Stregone fa della Gemma del Tempo è segretamente prezioso perché ci offre la possibilità di speculare su ciò che potrebbe avvenire durante Avengers Endgame; il primo dato curioso consiste nel fatto che il film conclusivo della “Fase 3” avrà una durata record di 181 minuti, nei quali gli eroi sopravvissuti dovranno ritrovarsi, superare il lutto, pianificare e agire contro Thanos.

Abbiamo lasciato il villain, al termine di Infinity War, solo in una generica campagna, senza la sua armatura, a contemplare soddisfatto il desolato tramonto che il suo schiocco ha provocato. A parte la tristezza legata al sacrificio di Gamora, ci sembra nella piena consapevolezza della sua forza, per niente impensierito da qualcosa che potrebbe avvenire e annullare le sue azioni: una condizione in cui il Tempo non esiste, perché è lui stesso a governarlo.

Una solitudine simile ma diversa avvolge Tony Stark, di ritorno da Titano con Nebula su una navicella alla deriva nello spazio, in condizioni pericolosamente avverse. Il leader morale degli Avengers contempla il suo casco rotto da Iron Man, riflettendo sulle ferite esterne e interne che Thanos ha inferto a tutti loro. Il Tempo lo ha cambiato irrimediabilmente.

Una parte del film sarà dedicata al suo ritorno al quartier generale, all’incontro con Cap e gli altri, e alla presentazione di Captain Marvel. Proprio l’assemblaggio della nuova squadra impiegherà buona parte delle energie degli eroi, e riconoscere il ruolo che ciascuno di loro assumerà nel piano d’azione è difficile. Quello che possiamo ipotizzare è che, se Strange l’ha salvato, sicuramente Tony ricoprirà come sempre un ruolo decisivo.

I Vendicatori si trovano di fronte ad un’ultima missione, una che probabilmente assumerà i contorni di un’azione suicida per impensierire un nemico potente come Thanos; come spaventare il portatore del Guanto dell’Infinito e annullare il suo schiocco?

Quale, quante realtà possibili?

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Non è chiaro se questa scena sarà o meno nel film. I registi ci hanno scherzato, prima negandolo e poi confermandolo

181 minuti, abbiamo detto: pregustare cosa avverrà è l’unico modo per rievocare lo stato d’animo che avevamo un anno fa, mentre scena dopo scena Thanos e l’Ordine Nero distruggevano le speranze degli Avengers; oggi mancano ancora alcuni giorni all’uscita del film-evento, e quest’attesa è una sofferenza dolcissima.

Con ogni probabilità, durante questi 181 minuti i nostri eroi rifletteranno su un primo piano d’azione, ma questo fallirà: non sembra plausibile che l’intera durata del film venga dedicata alla realizzazione di un singolo scontro. Quello che sembra più in linea con lo stile dei Fratelli Russo è la realizzazione di un primo grande scontro che avrà esito negativo, in seguito al quale gli Avengers saranno emotivamente distrutti.

Ant-Man conosce bene il Regno Quantico, con il quale ha dovuto interagire un paio di volte; Captain Marvel ha dalla sua l’energia della luce, che le dona il potere di una stella; Wong custodisce segreti legati al Multiverso, e in assenza di Strange lui potrebbe essere un’arma valida per realizzare un’azione nei confronti di Thanos.

Non sappiamo come si svolgerà la partita a scacchi, ma siamo sicuri che ogni mossa sarà ponderata e possibilmente revisionata in ragione degli strumenti di cui i nostri eroi dispongono.

Il Marvel Cinematic Universe non è mai stato così in bilico: tutto ciò che è stato costruito in più di 10 anni messo in crisi da un unico, letale schiocco. Ma se c’è ancora qualcosa che si può fare per sconfiggere Thanos, gli Avengers lo faranno. A qualunque costo.

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Ciò che accomuna come Steve, Tony, Thor o la più recente Carol Danvers, è stata sempre la capacità di rialzarsi. Non è vero che non hanno mai deluso, anzi lo hanno fatto molte volte, non ultima su Titano, dove Quill ha perso le staffe, o in Wakanda, dove una collaborazione diversa avrebbe potuto preventivare una sconfitta così drastica.

Sempre, tuttavia, hanno dato una risposta sul campo: da soli, grazie all’aiuto di Nick Fury, o semplicemente grazie a un telefono, gli eroi che il compianto Stan Lee ha dato alla luce ci piacciono perché combattono fino alla fine.

E siamo sicuri che anche stavolta, magari dopo un’altra battaglia persa contro il Titano Pazzo, si riorganizzeranno per il bene della Terra, dell’Universo e della vita. Nel primo capitolo è stata la volontà di Thanos ad affascinarci; stavolta, chi lo sa, toccherà al ritorno di Hulk, o alla collaborazione tra Thor e Carol, all’amore-odio tra Cap e Tony. Tutti sanno quanto sia alto il prezzo da pagare, eppure tutti sono pronti a rischiare. Che Endgame sia, dunque.

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Gianluca Colella

Ho 24 anni, studio psicologia clinica a Napoli e quello che amo della mia esperienza con la Settima Arte è la possibilità di legare ciò che studio agli show e ai film che amo; lo spazio culturale soggettivo e oggettivo nel quale possiamo emozionarci riconoscendo l'evoluzione di storie, personaggi ed affetti è una delle cose più preziose che abbiamo e secondo me l'arma più preziosa del cinema. Un po' la Forza di Star Wars.

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