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Corazon – Il Silenzio dell’Umanità

Nel silenzio si mostra l’altro lato della condizione umana, perché, se da una parte l’uso del linguaggio ha primariamente garantito l’evoluzione della civiltà, è nella sua assenza che si riscoprono emozioni dimenticate. Nell’intensità degli sguardi, nella dolcezza dei gesti, nelle risposte involontarie del corpo, nell’ineffabilità degli attimi rubati si disvela un modo di esistere alternativo, genuinamente autentico.

Il silenzio aiuta a dissimulare ciò che si è veramente. Lo sapeva bene Don Quijote Rosinante (alias Corazon), fratello minore di Do Flamingo e alto ufficiale dei Pirati di Don Quijote. Da quando si era ricongiunto con suo fratello, Corazon non aveva mai pronunciato una sola parola, tanto che tutti ne dedussero il suo mutismo, probabilmente sviluppato in seguito all’evento traumatico che aveva vissuto da piccolo insieme al fratello.

In realtà il silenzio lo aiutava a nascondere ciò che era veramente: un capitano della Marina. Quando da piccoli si erano separati, in seguito ad un turbinio di violenza che si era concluso con l’assassinio del padre da parte di Do Flamingo, i loro destini avevano imboccato strade opposte. Mentre il futuro Demone Celeste fu avviato alla pirateria e sarebbe poi diventato il boss del mondo criminale del Nuovo Mondo, nonché sovrano di Dressrosa, Rosinante entrò a far parte della Marina, per poi infiltrarsi, in seguito, come talpa nella ciurma di suo fratello maggiore.

Anche il potere derivante dal suo frutto del diavolo (Taci Taci) sembrerebbe una perfetta estensione della sua personalità. Grazie al suo potere era in grado di annullare qualunque suono emesso da una persona e creare campi insonorizzanti invisibili all’interno dei quali nessun suono poteva uscire né entrare. Ed è proprio dentro uno di questi che lo sentiamo parlare per la prima volta, nel tentativo di mettere in guardia il piccolo Trafalgar D. Law da suo fratello.

La sua natura profondamente votata alla bontà e alla giustizia, diametralmente opposta a quella del Demone Celeste, aveva avuto la meglio sulla razionalità, minando il suo ruolo di infiltrato. Difendere un bambino, che suo fratello avrebbe ucciso una volta saputo della ‘D.’, era più importante del rischio che avrebbe corso di farsi scoprire.

Dicono che le parole siano d’argento, ma il silenzio sia d’oro. Una regola di antica saggezza che Corazon aveva sempre seguito, ma che tuttavia non avrebbe seguito a costo di compromettere la propria umanità. Per lui non era il silenzio ad essere d’oro – poiché solo un mezzo – ma la volontà di fare del bene al prossimo, ad ogni costo, argenteo, aureo o bronzeo che fosse.

Così Corazon prese con sé Law con la scusa di cercare una cura per la malattia quasi-incurabile di quest’ultimo, il morbo del piombo ambrato. Quasi non si rese conto che la volontà di salvare il bambino da Do Flamingo si tramutò nella volontà di salvare il bambino in assoluto, che altrimenti sarebbe morto in poco tempo a causa di quella malattia.

Girando città su città, ospedali su ospedali, senza successo, cresceva l’ammirazione e l’affetto di Law verso quello strano personaggio dal buffo sorriso, specialmente quando scoprì che, esattamente come lui, anche Rosinante aveva perso la sua famiglia da bambino. Al piccolo non interessava più se sarebbe sopravvissuto o meno, era sufficiente che qualcuno gli avesse offerto una flebile speranza, ricolma dell’amore che aveva perso con la propria famiglia.

Tuttavia un giorno, dopo mesi e mesi di viaggio, furono contattati da Do Flamingo che li avvertiva dello scambio che si sarebbe compiuto all’indomani tra un gruppo di pirati e il Governo Mondiale: in ballo c’era il frutto del diavolo Ope Ope, capace – dice la leggenda – di rendere il possessore in grado di curare qualunque malattia. Corazon decise di anticipare tutti e di rubare ai pirati il frutto che avrebbe permesso a Law, se l’avesse mangiato, di guarire dal morbo del piombo ambrato.

Non senza aver accumulato molte ferite, Rosinante riuscì nel suo intento e, dopo essere tornato dove Law lo stava aspettando, gli fece mangiare il frutto Ope Ope. La sua volontà si era compiuta, richiamo simbolico di un frutto che aveva la forma di un cuore, non solo in quanto funzione vitale della salute umana, ma perché dava sostanza all’amore che provava verso il piccolo.

Consapevole del destino a cui sarebbe andato in contro, Corazon continuava a sorridere a Law, perché era così che voleva lo ricordasse. Sempre sull’onda dei detti popolari, si dice spesso che un sorriso vale più di mille parole. Tuttavia non ci sofferma mai a pensare al perché.

Le parole possono guidare le sensazioni dell’animo umano – lo sapevano bene i sofisti dell’Antica Grecia – creando persuasione, collera, ammirazione, amore e molto altro. Ma un sorriso sincero abbatte la barriera dell’anima, perché, trafiggendola, raggiunge la sua più fragile intimità e si deposita per sempre in quel limbo di interiorità.

E così sarà; l’ultimo sorriso di Corazon si adagerà nell’insenatura più profonda della dimensione interiore di Law, andando a costituirne un ineliminabile tassello. Quel sorriso sarà parte della sua anima e determinerà la sua più autentica essenza. Un silenzioso sorriso del quale è irrilevante sapere da quale metallo sia costituito, perché il valore che rappresenta non può essere stimato.

Drammaticamente significativa la scena in cui Law assiste mentalmente alla morte di Corazon per mano di Do Flamingo. Il futuro ‘chirurgo della morte’ era stato nascosto dal suo salvatore in un baule ed era stato inibito della possibilità di emettere suoni, in modo tale che non potesse essere scoperto dal Demone Celeste.

Nel momento dello sparo, quello a cui si trova davanti il lettore/lo spettatore è letteralmente un silenzio assordante, perché, nonostante non emetta suoni, la disperazione che investe Law è tangibile, viene assorbita dall’esterno attraverso un processo di osmosi empatica. Un pianto che viene soffocato sul nascere, ma che dà origine ad una ferita profonda, una di quelle dalle quali non si può guarire, nemmeno con il frutto Ope Ope.

Ancora una volta, l’umanità di Corazon gli darà la forza di trattenersi dall’esalare l’ultimo respiro il più a lungo possibile, in modo da permettere al piccolo Law di sfuggire al pericolo di far sentire il suo tragico pianto, denso di dolore – una volta che il possessore del frutto muore, cessano i suoi effetti.

L’Umanità si mostra nel silenzio in modo duplice. Perché non solo questa si rivela con una forte carica emotiva senza che ci sia bisogno di parole o suoni, ma anche perché è in questo ultimo dono che si scorge l’atto più umano e, allo stesso tempo, meno umanamente scontato che ci sia: il sacrificio.

E quello di Corazon è un sacrificio nel sacrificio. Egli non sacrifica solo la propria vita, ma anche il suo obiettivo di fermare la caotica e folle malvagità di suo fratello. Quello che non poteva sapere è che Law avrebbe ereditato quella volontà e si sarebbe fatto carico di un fardello enorme, perché quel sorriso, ricordo muto di un’intensità assordante, faceva ormai parte della sua anima.

L’uso del linguaggio può modellare le emozioni umane. Ma il silenzio è in grado di plasmare la volontà.

Le parole sono degli uomini. Il silenzio è dell’Umanità.

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Edoardo Wasescha

- Laurea magistrale in Filosofia e Forme del Sapere - Aspirante giornalista - Nerd da prima che diventasse una moda

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