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Zauberer – Recensione e Intervista al Regista

Presentato con successo alla sesta edizione della Torino Underground Cinefest, “Zauberer” (2018) è l’esordio cinematografico del regista austriaco Sebastian Brauneis, anche sceneggiatore insieme a Nicholas Ofczarek. Un film drammatico che tratta il tema della solitudine e dell’incomunicabilità nel mondo odierno attraverso una storia corale che intreccia personaggi e situazioni diverse.

Di seguito una breve recensione del film:

Esordio incredibile per il regista tedesco Sebastian Brauneis, che firma un film immenso per temi trattati, grande per potenza e ottimo per messa in scena. Una storia corale legata al tema della solitudine e dell’incomunicabilità nella società odierna: il regista ci trasporta con mano sicura e sapiente all’interno del mondo oscuro vissuto dai protagonisti, i quali sono tutti persone perennemente in ricerca di contatto umano e infelici per la vita che vivono, percepita da loro come vuota e insensata.  I personaggi sono gestiti impeccabilmente da Brauneis: hanno tutti il giusto spazio all’interno del film e la loro descrizione è davvero eccellente. I dialoghi profondi e mai lasciati al caso, le situazioni sorprendenti e gli attori superbi sono la base di un’opera dal montaggio perfetto e dalla fotografia, dai colori spenti e cupi, ottima. Travolgente dall’inizio alla fine, “Zauberer”  è un lavoro personalissimo che tormenta la spettatore per giorni e lo fa riflettere sulla vita che noi tutti conduciamo in quanto esseri umani. Il miglior film presentato al festival, che non risente minimamente del budget bassissimo con cui è stato realizzato.

TORINO UNDERGROUND CINEFEST 2019

Il regista Sebastian Brauneis era presente alla proiezione del film al festival e si è dimostrato molto disponibile fin da subito per concedere un’intervista. Egli ha risposto molto cordialmente alla domande poste da me, riportate di seguito in forma scritta. L’intervista è allegata prima in inglese, lingua in cui è avvenuta la conversazione, e di seguita è tradotta in italiano:

So, first of all, congratulations for the film because I think it’s a though-provoking movie, extremely interesting under many aspects and I have to say that last night I slept three hours but it was involving from the first minute to the last one and I followed it beautifully.

Oh, thank you!

Some questions: it’s a movie with a lot of characters: for you, is there a lead character or are they all on the same level?

I think they are all on the same level because all those characters are an expression – or impression – that you, as a single person, had when you wrote the movie. So, all those character together are basically just one character. I think that if you make an ensemble movie it’s very important to see how the balance is, but the most important character in this kind of movie is the audience, because the audience is in the center of the movie.

Talking about characters, there is the man walking with five dogs. What does he represent?

At the beginning of the movie there is this guy behind the bar and he goes underground. It’s a symbol of what happens at the end of our lives. He is like a metaphor of an animalistic kind of existence in all of our lives and he is basically a witness: he knows of all those people together and he’s the only one who can make sense of everything.

The best aspect of the movie is that, once you’ve watched it, you think and think and think in continuation about it. There are some movies that are very haunting, like, for me, “Blow Up” by Antonioni, “Cachè” by Haneke, “Mulholland Drive” by Lynch, “Crash” by Cronenberg. I want you to say some titles that make this deep effect on you.

Ok, for examples “L’avventura” (Antonioni) and the works of Carlos Saura. Movies that give you a strong imprint are “Stalker” by Tarkovskij, “Shadows of Forgotten Ancestors” by Sergei Parajanov and “The Holy Mountain” by Jodorowsky. Of course also “The Discreet Charm of the Bourgeoisie” by Bunuel and “Hiroshima, mon amour” by Resnais. A lot of classics, milestones, that push the canon of filmmaking and I think we have to be more grateful to these masters, especially nowadays.

The movie is, as you said, about solitude, and it shows a negative aspect of the society. Would you like to direct an horror movie? Can it be in your style?

A story has to be told by itself because I strongly believe that function shouldn’t be dominated by form. The content of the movie has to be the direction for how you tell it.

Perfect, thank you for the answers!

Thank to you!

Di seguito, la traduzione dell’intervista con il regista:

Prima di tutto, congratulazioni per il film perché è un lavoro potente e coraggioso, estremamente interessante sotto molti aspetti e coinvolgente dall’inizio alla fine. L’ho seguito perfettamente nonostante abbia dormito solo tre ore la scorsa notte.

Oh, grazie!

Alcune domande: è un film con molti personaggi: secondo te si può identificare un protagonista o sono tutti sullo stesso livello di importanza?

Credo siano tutti sullo stesso livello perché tutti quei personaggi sono un’ espressione – o  un’impressione – che io, come singolo, ho avuto quando ho scritto il film. Quindi tutti quei personaggi sono sostanzialmente un personaggio unico. Credo che quando si realizza un film corale sia molto importante l’equilibrio del tutto, ma il personaggio più importante è il pubblico, perché esso è al centro del film.

Parlando sempre di personaggi, c’è un uomo che passeggia con cinque cani. Cosa rappresenta?

All’inzio del film si può vedere si può vedere questo personaggio che va sotto la superficie, sotto il terreno. Egli simboleggia cosa accade alla fine delle nostre vite. E’ una metafora di un tipo di esistenza bestiale che è presente in tutte le nostre vite ed egli è fondamentalmente un testimone: egli conosce tutti i personaggi ed è l’unico che può dare un senso a tutto.

Il miglior aspetto del tuo film è che, una volta visto, rimane in testa e ci si pensa e ripensa continuamente. Ci sono film che rimangono a lungo nella memoria e tormentano lo spettatore, come, per me, “Blow Up” di Antonioni, “Niente da nascondere” di Haneke, “Mulholland Drive” di Lynch e “Crash” di Cronenberg. Voglio sapere alcuni titoli che hanno avuto questo indelebile effetto su di te.

Ok, ad esempio “L’avventura” di Antonioni e i film di Carlos Saura. Film che lasciano un’impronta molto forte sono anche “Stalker” di Tarkovskij, “Le ombre degli avi dimenticati” di Sergei Parajanov, e “La montagna sacra” di Jodorowsky. Ovviamente anche “Il fascino discreto della borghesia” di Bunuel e “Hiroshima, mon amour” di Resnais. Molti classici, pietre miliari, che stabiliscono i canoni del Cinema, e credo che dovremmo essere molto grati a questi Maestri, specialmente oggi.

Il film è, come hai detto anche tu, riguardo la solitudine, e mostra un lato negativo della società. Ti piacerebbe dirigere un horror? Sarebbe nelle tue corde?

Una storia deve essere raccontata indipendentemente dal genere e credo fortemente che la forma non deve sovrastare il contenuto. Quest’ultimo deve dare la direzione di come la storia verrà raccontata.

Perfetto, grazie per l’intervista.

A te!

Si ricorda che la settima edizione della Torino Underground Cinefest si terrà nel capoluogo piemontese dal 22 al 28 marzo 2020. Un appuntamento imperdibile per gli amanti del buon Cinema!

 

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