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Border- Al di là del bene e del male

Border

Border parla di Tina, doganiera scrupolosa, dalla corporatura massiccia e dall’olfatto incredibile. Tina non riesce solo a fiutare droghe e sostanze di qualsiasi genere, ma anche le emozioni delle persone: paura, rabbia, vergogna.

Tuttavia,  un giorno, quando Vore compare nella sua vita, i suoi sensi iniziano ad entrare in confusione. Improvvisamente non riesce più a sentire niente. I due si studiano, si esaminano come due bestie allo stato brado, seducendosi in un macabro rituale d’accoppiamento. Infatti, legati da una morbosa complicità, instaurano una relazione che li porterà al di fuori della frontiera che separa l’umano dal mostruoso, permettendogli di conoscere più a fondo la loro vera natura. E così si spingeranno lontano, al di là di ciò che pensavano di conoscere sul loro mondo.

Border è un film senza genere. Border è un film imperfetto, certamente, ma è un film che trasmette emozioni pure, senza sospensioni, senza remore, senza compromessi. Che intendo dire? Quali sono queste emozioni pure?

Mi piacerebbe partire da un paragone pittorico, per descrivere meglio questo film e cosa ho provato quando lo ho guardato.Border

La domatrice di serpenti fu dipinto da Henri Rousseau  nel 1907 ed è un quadro che, pur nascendo nel clima delle avanguardie del primo novecento, risente molto delle influenze del post impressionismo. Gauguin, Cezanne, Munch, questo è il sottosuolo da cui nasce il lavoro di Rousseau. Tuttavia il pittore, in parte, prende le distanze dai suoi predecessori, addentrandosi negli sconosciuti territori di quella che verrà definita arte naïf: un’arte, caratterizzata da una notevole semplificazione sia concettuale che esecutiva, nel disegno, nella stesura del colore e nell’impianto prospettico.

Ma non mi voglio soffermare troppo sullo stile, quanto piuttosto sul soggetto. In mezzo alla giungla, nascosta fra le fronde degli alberi, una donna dipinta di nero, a metà strada fra l’umano e il bestiale,  osserva lo spettatore. La donna è lì, nascosta e visibile allo stesso tempo, curiosa e affamata. Non si muove, se ne sta ferma, aspetta silenziosa come una pantera a caccia. Lei è lì e noi abbiamo paura. Lei è ferma e noi abbiamo paura. Lei non fa niente e noi abbiamo paura, perché è proprio questo la paura: la  costante presenza di qualcosa che non possiamo spiegare. 

Ed è proprio questo il concetto a cui voglio arrivare. Il film trasmette le stesse sensazioni del quadro e per certi versi poggia sulla stessa carica emotiva: spaventare costantemente lo spettatore con ciò che non conosce, mostrargli qualcosa di sconosciuto da cui non possa difendersi. D’altronde Lovecraft diceva

La più antica e potente emozione umana è la paura, e la paura più antica e potente è la paura dell’ignoto.

E in Border questa paura dell’ignoto viene espressa molto bene. In Border infatti, la sola presenza di Tina è inquietante. La sua faccia, la sua corporatura, i suoi gesti, è tutto spaventoso! Non sappiamo mai cosa aspettarci, la temiamo, abbiamo paura che possa aggredirci, perciò non siamo mai calmi in sua presenza, non abbassiamo mai la guardia. La telecamera di Abbasi segue sempre Tina da lontano, cercando di non farsi scoprire, cercando anche di tenerla fuori fuoco, per perderla di vista. Tina angoscia a causa della sua diversità, come il Nosferatu di Murnau terrorizzava il cinema degli anni 20’, con la sua lugubre ombra.Border

Tuttavia la paura, per quanto ancestrale possa essere, genera sempre anche un’altra emozione: la curiosità. L’umana curiosità di conoscere ciò che non si può indagare con la mente o con lo sguardo. La bramosia di colonizzare l’ignoto. E proprio quando Tina sembra più umana, compare Vore a rivelarle la verità sulla sua natura bestiale. Tina allora è incuriosita, si spaventa, ma non si fa sopraffare! Segue Vore, lo sfiora, lo bacia, lo ama e noi con lei, perché vogliamo arrivare fino in fondo, vogliamo scoprire la verità, squarciare il velo che separa la realtà dalla finzione.

Tuttavia, quando alla fine quella verità viene svelata, ci pentiamo di aver voluto andare fino in fondo, perché scopriamo che Tina e Vore non sono i veri mostri. No, i veri mostri siamo noi e loro, per quanto orrendi, sono solo semplici vittime. Vittime innocenti di una società che vede nel diverso il suo capro espiatorio, che usa il diverso come un mezzo per esprimere le sue pulsioni più oscure.

Quindi ancora una volta il quadro ci aiuta a capire il film e la storia ci fa da testimone. Di cosa dobbiamo avere paura quando guardiamo la Domatrice di serpenti? Di  cosa dobbiamo avere paura quando guardiamo Border? Dobbiamo avere paura dei mostri che ci osservano o di noi stessi che quei mostri li vogliamo uccidere?

I bambini diventano grandi quando non temono più i mostri, ma iniziano a temere gli esseri umani. E in questo film gli esseri umani sono più terrificante di qualsiasi cosa. Perciò Border è un film realista, perché in questo film la paura è la cosa più reale che si possa immaginare.

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