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Il Sacrificio del Cervo Sacro e Come as You Are – Morte umana, Morte divina

Ascoltando Come as You Are è inevitabile avvertire un peso sulla bocca dello stomaco, l’atmosfera si incupisce, come se una strana vibrazione pervadesse ogni singolo suono trasmettendo dolore, disarmo e una quieta rassegnazione. È questo ciò che si prova nell’assaporare l’indecifrabile incantesimo di cui Kurt Cobain ha rivestito uno dei suoi capolavori, impregnandolo in ogni singolo accordo, in tutti i suoi versi criptici ma sinceri, di una brezza tanto soffusa quanto solenne.

La stessa brezza soffia con insistenza ne Il Sacrificio del Cervo Sacro, perla di Yorgos Lanthimos. Questo vento percorre tutta la pellicola fin dalle prime battute, proprio come nel brano dei Nirvana, e la sua inspiegabile autorevolezza è associabile alla sua natura, perché tanto nel film, quanto (probabilmente) nel brano, si parla del soffio della morte che aleggia sull’individuo.


Un vento come quello che i troiani cercavano per tornare in patria nell’Ifigenia in Aulide, la tragedia di Euripide che Lanthimos ha riadattato in chiave moderna, inserendo il cervo sacro nel titolo per esplicitarne ancor di più l’ispirazione. Nel suo impianto tragico, quindi, il film ci fa conoscere due personaggi che incarnano in maniera diversa la duplice natura della morte.

Il primo è Martin, un ragazzo che ha di recente perso il padre anche per via della non brillante operazione del dottor Steven Murphy, sul quale ha attivato una sorta di incantesimo: tutti i componenti della sua famiglia (i figli Kim e Bob e la moglie Anna) verranno colpiti da una patologia incurabile che prima inibirà il loro sistema motorio, poi li ucciderà, a meno che Steven non sacrifichi volontariamente uno di loro. Martin è la morte nella sua natura più divina e certa, un’entità che agisce per pura volontà, non si fa mai sopraffare dall’emotività anche se il suo trauma deriva dalla perdita del padre, è implacabile e ineluttabile, come il corso degli eventi da quel lutto in poi.
Steven, invece, è il lato più umano della morte, ne incarna la natura aleatoria e caotica; è la vittima della vicenda, ma anche l’artefice della morte del padre di Martin per colpa di un’operazione eseguita in stato di ebbrezza; è il martire della tragedia, ma in fin dei conti è l’unico a uccidere, a picchiare e a torturare.


Per Kurt Cobain queste due nature si congiungono in una all’interno del testo di Come As You Are:

Come as you are, as you were
As I want you to be
As a friend, as a friend
As an known enemy
Take your time, hurry up
The choice is yours, don’t be late
Take a rest, as a friend
As an old memoria, memoria

Come doused in mud, soaked in bleach
As I want you to be
As a trend, as a friend
As an old memoria, memoria

And I swear that I don’t have a gun
No I don’t have a gun
No I don’t have a gun

Nella prima strofa, il poeta di Seattle descrive qualcosa che è sempre esistito, un’entità mai vista e quindi costruibile nella propria mente a piacimento, un amico e nemico che conosciamo da sempre, che si presenta nelle nostre paure, nel nostro inconscio e, inevitabilmente, nella nostra arte. Questa prima sezione, quindi, parla della morte divina, parla di Martin, un ragazzo che sembra fare da tramite tra il mondo umano e un altrove dove tutto è già stato deciso. Infatti, più volte il ragazzo ribadisce di non poter rimuovere il sortilegio, né di poter fare qualcosa di utile perché l’intera famiglia Murphy possa salvarsi: il loro destino è questo, qualsiasi cosa accada.

Nella seconda strofa, incredibilmente, sembra quasi che Cobain sussurri dei consigli a Steven: prenditi il tuo tempo, muoviti, la scelta è tua, non fare tardi. Il protagonista deve scegliere quale membro della sua famiglia uccidere, come farlo e soprattutto non ha molto tempo a disposizione perché questo accada, dato che le condizioni dei suoi figli peggiorano giorno dopo giorno. Cobain tratta la morte in maniera ancor più umana in questo passaggio, consigliandole delle semplici azioni per poter affrontare meglio le proprie incombenze.

La terza strofa porta a una sorta di fusione tra le due figure, affaticata e sporca (immersa nel fango, imbevuta nella candeggina), ma comunque ancora modellabile nella propria immaginazione poiché sconosciuta all’uomo, nonostante sia per noi un ancestrale ricordo.

And I swear that I don’t have a gun

Questo è indubbiamente uno dei versi più significativi della carriera dei Nirvana. Ancora oggi si dibatte su chi sia l’interlocutrice di Come as You Are; nonostante sia più facile pensare che le parole del brano siano rivolte a una donna, è sicuramente più efficace credere che siano state scritte per la morte in persona.

Proprio a gun, una pistola, un fucile, è il tramite tra l’universo della morte divina e l’universo della morte umana, lo strumento del quale Steven si avvale per determinare chi della sua famiglia sarà il cervo che si trasformerà in sacro, perché sacrificato per volontà di Martin, che di armi non ha bisogno. Anche Cobain giura di non averla con sé durante il brano, forse perché sarebbe inutile, o forse perché voleva provare a non essere quel risvolto umanamente catastrofico che la morte sa diventare. 
Una benda sugli occhi di Steven, dei sacchi sul viso dei suoi tre affetti più cari, i giri su se stesso, il fucile in mano: il protagonista non potrà mai essere in grado scegliere. Nella potente scena di chiusura, il fato divino incontra la casualità umana, la morte diventa unica e unificata, così come nel brano scritto da Kurt Cobain, che con quella morte ha giocato, l’ha raccontata, l’ha cercata.

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