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La Meglio Gioventù – La Poesia dell’Oblio

L’essenza del Mito è di riportare la vicenda umana al centro della Storia; come per la famiglia Carati, protagonista volente o nolente di oltre trent’anni di storia italiana. Dal boom economico fino a tangentopoli, le vicissitudini personali dei componenti di questa famiglia si accavallano alla cronaca regalando una prospettiva diversa, tendente alle sfumature di una realtà virtuale.

Il sogno da babyboomer nostrani di Angelo e Adriana Carati, sull’onda lunga del boom economico degli anni ’50; le lotte studentesche e la lotta armata nelle mani e negli occhi di Nicola, Giulia e Matteo, divisi dalle barricate in strada e da una torta in casa; la rivoluzione di Basaglia nel cuore di Nicola e nella mente di Giorgia; le stragi di mafia e il terrore nella vita imprigionata del giudice Giovanna Carati. Album di famiglia o collezione di ritagli di giornale, difficile dirlo. La meglio gioventù è quella che volente o nolente fa la storia; indossando l’onere delle istituzioni come Nicola, portando sulle spalle il peso dei morti e della guerra come Giulia, o aprendo una porta per lasciare la festa ed andare a dormire come Matteo.

La Meglio Gioventù

Matteo porta in sé la tragicità dell’eroe greco, quel coraggio e quella tristezza propri di Achille, parafrasando le parole di Nicola. Sa di essere condannato, sente addosso il marchio della propria mortalità, e questa angoscia di vivere lo guida nelle sue scelte. Tutto. A cominciare da quella che sarà la prima e l’ultima presa: l’oscurità. Perché il suicidio non è la follia di un attimo, un gesto sconsiderato; è un lavoro costante e certosino, come costruire una fortezza in cui nessuno possa entrare, o scavare un pozzo profondo.

Ogni urlo o litigio , è una badilata sul fondo; ogni treno preso o porta sbattuta, un mattoncino aggiunto. In attesa del momento giusto in cui rinchiudersi e dormire, per sempre. Come Pollicino, il paladino de “la meglio gioventù” ha seminato tanti sassolini lungo il percorso, preludio alla sua fine gloriosa; un lungo sentiero di gesti, parole, ma soprattutto poesie.

La Meglio Gioventù

“[…] Vagar mi fai co’ miei pensieri su l’orme / che vanno al nulla eterno; e intanto fugge / questo reo tempo, e van con lui le torme / delle cure onde meco egli si strugge; / e mentre io guardo la tua pace, dorme / quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.”

Ugo Foscolo – Alla sera

Quando si rende conto che il momento è arrivato, Matteo si libera prima di tutto della sua pistola, riposta in un cassetto dove custodisce la foto di Hemingway; una sorta di santino, protettore della meglio gioventù, custode dei suoi propositi e dei suoi progetti di autodistruzione. Quell’arma è il simbolo dell’inizio di tutto, del momento in cui lo studente decide di abbandonarsi a un tepore serale, che lo aiuti ad affogare il suo spirito indomabile. L’unico modo che trova per mettere ordine nel caos che alberga dentro di lui, è abbandonare l’università per entrare nell’esercito. Cerca regole, delle sicurezze; cerca strumenti per provare a domare la bestia che lo anima, la meglio gioventù che lo spinge a vivere da eroe, gridando in faccia alla Storia tutta la sua rabbia.

La Meglio Gioventù

“[…] Rapian gli amici una favilla al Sole / a illuminar la sotterranea notte, / perché gli occhi dell’uom cercan morendo / il Sole; e tutti l’ultimo sospiro / mandano i petti alla fuggente luca. […]”

Ugo Foscolo – Dei Sepolcri

Eppure non è mancato qualche barlume nella notte dell’anima; innumerevoli sono state le tentazioni in questo esilio volontario, come il calore di una persona cara respinto senza tanti complimenti. La rabbia, cieca e incompresa, è sempre il miglior modo per tenere lontani gli affetti; crearsi un bozzolo di mancanze e di offese, per evitare ritardi sui lavori della grande opera di solitudine. E allora l’eremita si nega l’ultimo saluto al padre; decide di andare a vivere da solo dopo il trasferimento nella sua città natale; evita ogni contatto diretto con fratelli e sorelle, pur condividendone il sentimento profondo che li lega. Ha già deciso Matteo, per questo non si lascia tentare dalla luce dei festeggiamenti in famiglia; apre la porta di casa, di nascosto, e scappa via. Lontano dall’amore che lo avrebbe salvato, ma che lo avrebbe derubato dell’utopia di sè stesso.

La Meglio Gioventù

“Naturae clamat ab ipso vox tumulo”

Ugo Foscolo – Ultime lettere di Jacopo Ortis

Non basta scappare sulle montagne, lontani dalla propria casa, per annullare la propria natura; il novello Jacopo Ortis non riesce a distruggere il suo inconscio desiderante. L’amore per quei libri, che sempre lo hanno accompagnato nella vita, spinge Matteo tra le braccia di Mirella; la condivisione delle loro passioni aprirà una crepa nella fortezza quasi terminata, che rischia di crollare al suolo sotto i colpi di un amore insperato. Questo sentimento sconvolgente vale un ultimo tentativo prima di andare: una telefonata. Affidarsi al caso e alla ricerca di una speculare solitudine da cui rinascere stretti insieme, in un unico corpo. Ma il destino è beffardo, e la fine è segnata. Negli astri che esplodono nel cielo, presagi di un’apocalisse interiore, è scritto l’epilogo del nostro Achille.

La Meglio Gioventù

“[…] E vi dico che la Vita è un giocatore / che ci sovrasta di testa e di spalle / […] Andatevene dalla stanza se perdete / -andatevene, quando il vostro tempo è finito. / E’ vile sedersi e brancicare le carte, / e maledire le perdite, con occhi cerchiati, / piagnucolando per tentare ancora.”

Edgar Lee Masters – Tom Beatty (da Antologia di Spoon River)

Il bluff è scoperto, si calano le carte ma sul tavolo non c’è neanche un misero punto. Matteo lo sa, la partita è persa, la meglio gioventù è sbiadita dentro un frigorifero pieno di cibo avariato e solitudine. Non vale la pena agitarsi in attesa di carte migliori, le mani giuste sono venute e andate via, per paura o forse per troppa impazienza; ma a cosa serve rimuginarci ormai? Meglio smettere di combattere contro le sofferenze cui è destinata la carne, abbracciare il dolce oblio del sonno mentre il mondo esplode di speranza e fuochi d’artificio. Un ultimo sguardo alle piante, prima di andare a letto. Manca anche la forza di spogliarsi al nostro Amleto, toglie giusto gli scarponi sporchi di fango per non sporcare le lenzuola. Un saluto veloce, e si butta sul letto oltre il muro. E così va a dormire, morire… forse sognare.

 

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