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After Life – Lasciarsi salvare

after life

Distribuita da Netflix, questa breve serie tv scritta e diretta dal comico inglese Ricky Gervais ha catturato in breve tempo l’attenzione di critica e pubblico. A distanza di qualche mese dalla distribuzione, sempre targata Netflix, del suo ultimo speciale di Stand up (Humanity). After Life è composta da soli sei episodi e racconta la vicissitudini di Tony, giornalista presso una piccola testata giornalistica inglese e soprattutto vedovo da qualche tempo. La serie si apre mostrandoci un uomo in preda ad una forte depressione, un uomo sulla via del suicidio che non trova più senso in ciò che lo circonda e nel mondo.

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L’atteggiamento che Tony decide di assumere è quello dell’irriverenza verso il mondo, la sua priorità sarà quella di dire la verità, ogni cosa dovesse pensare, a costo di risultare crudele agli occhi delle persone care. Notiamo infatti che attorno al nostro protagonista ruotano delle figure chiave, personaggi tipici dello schema che la serie segue per arrivare al punto prefissato e mostrarci l’iter interiore di un uomo tormentato dai suoi demoni.  Verremo a conoscenza del tentato suicidio del nostro protagonista e, sopratutto, del motivo per il quale esso non è stato portato a termine. Tony racconta a suo cognato, direttore della rivista per la quale scrive, che prima di compiere l’estremo gesto ha guardato negli occhi il suo cane e ha sentito il bisogno di dargli da mangiare. Qui veniamo ad un punto cruciale della serie.

 

In quasi tutte le puntate, specie nelle scene di apertura, vediamo Tony abbandonato a se stesso mentre guarda al pc dei video che sua moglie ha registrato per lui prima di morire, assieme a dei flashback sparsi nelle puntate e frutto della mente del protagonista. In questi salti temporali troviamo un Tony decisamente diverso dal burbero dissacratore che adesso è diventato. Troviamo un uomo scherzoso e allegro, il fantasma del Tony che nel presente dei fatti narrati sembra invece più essere un condannato a morte disprezzante della vita e degli esseri umani, preoccupato solo di giungere alla fine del suo supplizio.

I personaggi che Tony incontrerà sul suo cammino lo aiuteranno a ritrovare fiducia nelle persone, a vedere i colori in un mondo che sempre di più si stava riducendo a tenebra. Tony imparerà a non focalizzarsi sul male che lo tormenta, lo farà dando un occhio di riguardo all’altro, capirà quanto il bene che le persone provano per la sua persona sia la vera e unica ancora a cui aggrapparsi per ritornare a respirare. La salvezza della propria anima tormentata non la si trova facilmente nel proprio io, se quell’io è a pezzi qualcosa dall’esterno può ricomporlo. Ricky torna a vivere, torna ad inserirsi nel mondo che tanto odiava, torna alla vita. Si lascia salvare.

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La chiave del successo di questa serie? Sicuramente l’originalità sta nella figura di Ricky Gervais, ormai apprezzatissimo e riconoscibile nel suo dissacrante humor da cui After Life è avvolta e che risplende nei brillanti dialoghi scritti per essa. Tony usa l’ironia come arma, fa della tragedia più intima commedia grottesca, riallacciandosi al significato dell’ironia secondo il comico inglese, più volte ribadita durante i suoi spettacoli di stand up. Questa serie ha la capacità di suscitare un sorriso e anche delle risate, seguite dalle lacrime nel corso di poco più di venti minuti. L’iter interiore di un uomo che tenta di ritrovare il significato della vita ed una pace con il proprio io è un topos ricorrente nel cinema e in tutta l’arte occidentale. Nonostante ciò e nonostante la struttura abbastanza “semplice” di questa serie, il percorso del protagonista è quello che ognuno di noi si trova ad affrontare nella vita.

La morte di sua moglie ha messo Tony davanti all’obbligo di affrontare quell’enorme peso che è lo stare al mondo, in una società ipocrita e cinica pronta a chinare il capo davanti ad una richiesta d’aiuto. Il mondo è pieno di gente che tenta di trovare una pace interiore ed un proprio posto nella società, nella vita, e a volte capita che queste persone vengano colpite da calamità talmente nefaste da spezzare l’incantesimo della volontà di vivere.

Ricky Gervais usa After life per dissacrare questa società, ma allo stesso tempo mostra come sia infine riduttivo credere in un mondo esclusivamente maligno.

Stupido chiunque pensi che non ci sia male nel mondo, ma altrettanto stupido potrebbe apparire chi si limitasse a vedere soltanto ciò, senza contare che il mondo esiste e la vita va avanti fuori da noi, in maniera inesorabile, e solo per questo dovrebbe valer la pena dal mondo lasciarsi meravigliare.

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