News

Avengers: Endgame – La fine è parte del viaggio

avengers endgame

“Non potevate sopportare il peso del vostro fallimento. Dove vi ha condotto? Di nuovo da me”.

Lo temi, lo sfuggi, il destino arriva ugualmente, e alla fine eccolo: Avengers: Endgame è finalmente arrivato e ci travolge come un uragano, in un turbine di emozioni che ci fanno lasciare la sala stonati, in parte increduli, per tutto quello che abbiamo appena visto. La fine di 11 anni di film (anche se formalmente a chiudere la Fase Tre sarà Spiderman – Far From Home) arriva celebrando se stessa, senza cadere nel banale, e soprattutto rispettando l’evoluzione dei protagonisti e di ciò che hanno dovuto subire in Avengers Infinity War. In questa analisi cercheremo di capire cosa ci ha lasciato questa epica conclusione e, eventualmente, dove ci conduce: niente sarà più come prima.

Attenzione: seguono spoiler su Avengers Endgame!

avengers endgame

Inevitabile partire da un dato statistico: Avengers Endgame è il film del Marvel Cinematic Universe più lungo in assoluto. Le tre ore e due minuti sono davvero tante, e forse risulta essere l’unico vero dettaglio parzialmente scomodo del prodotto. Non abbastanza, comunque, da rovinarlo. Infatti, i fratelli Russo, dimostrano ancora una volta di essere dei maestri dell’equilibrio: se in Infinity War la principale difficoltà era gestire l’interazione tra gruppi di supereroi senza che il tono di ogni gruppo divorasse o amplificasse quello dell’altro, in Endgame il discorso è più complesso. Da gestire, in questo caso, non c’è solo l’interazione tra gruppi (più gruppi ma composti da meno eroi), ma soprattutto l’alternanza dei toni nel corso del film.

Ecco come ci si collega alla durata di 3 ore: il film ha un inizio tragico, logicamente lento, perché ciò che rimane degli Avengers non solo ha a che fare con la sconfitta di Infinity War, ma anche con la consapevolezza che non si può più tornare indietro. Thanos, infatti, ha distrutto le gemme, e l’unica reazione plausibile è ucciderlo mozzandogli la testa, paradossalmente simbolo del fallimento di Thor, autore prima dell’errore fatale e poi dell’ormai inutile eliminazione del Titano Pazzo.

La parte centrale del film, invece, cambia inevitabilmente il tono: sono passati 5 anni, siamo nel 2023, aleggia ancora la sofferenza della sconfitta, ma gli Avengers devono provare ad andare avanti. In particolare, è Tony Stark quello che apparentemente è andato più avanti di tutti: ha avuto una bambina, Morgan, ma una mente come quella di Tony non può arrendersi, e quando scopre (grazie al ritorno di Ant Man e alla tecnologia Pym) che può esserci una possibilità per cambiare le cose, decide di rimettere insieme la squadra. Il viaggio nel tempo per recuperare le sei gemme è, paradossalmente, il momento più divertente del film, ma al tempo stesso il più importante. Esso diventa l’escamotage narrativo per permettere alla pellicola di omaggiare 11 anni di film, un intero universo: torniamo alla Battaglia di New York ma troviamo l’Antico di Doctor Strange; torniamo al giorno in cui muore la madre di Thor, che riesce a motivare il figlio ormai diventato l’ombra di se stesso, ma soprattutto la fotocopia de Il Grande Lebowski.

avengers endgame

Il viaggio nel tempo, tuttavia, non rinuncia alla profondità narrativa e sentimentale, e riesce ad emozionarci in due modi. Prima mettendo Tony di fronte a suo padre nel 1970: un incontro toccante, tra due persone che non sono mai riuscite ad amarsi veramente ma che, senza poter dire ciò che avrebbero voluto, riescono a chiudere un cerchio proprio quando non si conoscono ancora. Poi, quando la missione più tragica sviluppa la sua trama: su Vormir, per ottenere la Gemma dell’Anima nel 2014, i condannati a un destino tragico sono Natasha e Clint. Il disperato tentativo di sacrificare se stessi per salvare l’altro si conclude con la morte della Vedova Nera, in un picco emozionale simile, ma contestualmente diverso, a quello della morte di Gamora in Infinity War.

L’ultimo atto del film assume nuovamente caratteri drammatici, nonostante gli Avengers riescano a schioccare le dita grazie alla forza del Professor Hulk (ossia Banner che ha imparato a convivere con il mostro) e a rimettere le cose al loro posto, facendo tornare tutti i polverizzati. Questa drammaticità ve la racconteremo parlando di due personaggi che, tra Infinity War ed Endgame, risultano essere i più importanti: Thanos e Iron Man.

Grazie ad Avengers Endgame riusciamo ad ammirare due diverse versioni del Titano Pazzo: la prima, a inizio film, che avevamo già conosciuto in Infinity War, accanto alla follia (molto velata) e alla sfrontatezza associa un certo tipo di saggezza. La ricerca delle Gemme, infatti, quasi come un percorso catartico lo aveva portato a comprendere il concetto di sacrificio e di sofferenza, al punto da (quasi) perdere la vita per distruggere le Gemme: sia perché era stato fatto ciò che voleva fare, sia per non cadere nella tentazione di usarle di nuovo. Un essere spietato, ma a suo modo saggio.

La seconda versione di Thanos, primaria in Endgame, è quella del 2014: è un personaggio spregiudicato, privo di scrupoli e crudele. Non ha ancora iniziato il suo percorso di ricerca e conquista delle Gemme, non sa ancora cosa significa perdere qualcosa. Lo vede, grazie alla Nebula del 2014 prima e del 2023 poi, e la scena è potentissima: Thanos vede la sua vittoria nel futuro, e osserva compiaciuto il momento in cui Thor lo decapita:

È il destino che si compie”, dice con fierezza a Fauce.

avengers endgame

Quando quindi attacca la base degli Avengers, andando avanti nel tempo grazie all’infiltrata Nebula del 2014, lo vediamo in tutta la sua follia: vedendo il futuro, ha compreso che lasciare la memoria dei sopravvissuti è un errore, e spiega che la sua intenzione è usare le Gemme che gli Avengers hanno collezionato per disintegrare l’intero Universo, quindi crearne un altro ignaro dell’esistenza di quello precedente. Thanos, anche senza Guanto, è più forte di ogni singolo Avenger, persino della potentissima Capitan Marvel: quindi non è con la forza che lo possono battere. È qui che arriviamo ad Iron Man.

Ciò che fa Tony Stark, fin dal momento in cui dimostra di essere pronto a sacrificare se stesso per il bene dell’umanità a partire dal primo Avengers, è un percorso di crescita che porta Robert Downey Jr. a dare la sua migliore interpretazione nel Marvel Cinematic Universe. La rabbia di inizio film, la speranza della parte centrale, il sacrificio di quella finale: con la genialità della sua tecnologia, Tony strappa le Gemme a Thanos e schiocca le dita. Gli Avengers hanno vinto, ma per citare Captain America, hanno perso “il loro miglior difensore”.

Un essere umano non può sopportare la forza sprigionata dalle Gemme: “io sono solo un uomo di latta”, aveva detto Tony in Iron Man 3, dopo aver visto alieni e dei nella Battaglia di New York. Il suo sacrificio, come quello di Natasha, incarnano perfettamente il tema portante di questo film: a qualunque costo. Siamo lontani dall’uomo che lotta solo per se stesso. Siamo davanti a un uomo che decide di sacrificare se stesso nel momento della sua vita in cui ha più da perdere di sempre: ha una figlia. Questo è Iron Man, questo è Tony Stark, e Avengers Endgame gli rende omaggio come meglio non si poteva fare.

A conclusione del suo percorso arriva anche Steve Rogers: dopo aver dimostrato di essere l’unico, a parte Thor, degno di poter sollevare il Martello, e dopo aver riportato le Gemme tutte nel loro preciso spazio-tempo, decide di dare seguito alla visione che aveva avuto in Avengers – Age of Ultron, come Tony ha dato seguito alla sua. Decide di provare a vivere quella vita che non ha potuto mai vivere, con la sua amata Peggy, amandosi nel dolce e nostalgico ballo che non avevano mai potuto concedersi. Stanco e anziano, nel presente cede il suo scudo all’amico Falcon, passando di fatto il testimone da una generazione alla successiva.

avengers endgame

Cosa ci rimane dunque di Avengers Endgame? Tante, troppe cose. Parola chiave è nostalgia, dal greco “dolore del ritorno”, la sofferenza che si prova verso qualcosa che è stato e non sarà più. Ma noi ci siamo stati. Noi abbiamo visto la scena più epica di sempre, con tutti i supereroi finalmente uniti all’urlo di Captain America. Abbiamo lottato con loro, abbiamo riso, abbiamo pianto, abbiamo viaggiato con loro. Adesso è giusto così. Del resto, come dice Tony Stark:

“La fine è parte del viaggio”.

Leggi anche: Avengers: Infinity War – Il peso dei sacrifici

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.