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Come la prima volta – Recensione e Intervista a Emanuela Mascherini

Come la prima volta

Alla sesta edizione della Torino Underground Cinefest è stato presentato “Come la prima volta” (2018), cortometraggio italiano diretto dalla regista Emanuela Mascherini, con protagonisti Luciano Virgilio e Giusi Merli, nei panni di una coppia anziana che attraversa un periodo difficile a causa della malattia della donna.

Una storia di una drammaticità non indifferente che la regista mette in scena in maniera delicata ed elegante, senza eccessi di alcun tipo. La regia è splendidamente misurata in ogni movimento di macchina e le inquadrature sono studiate nei dettagli in maniera funzionale alla narrazione a alle tematiche trattate. Lo stile minimalista ed essenziale adottato dalla Mascherini è coerente con il soggetto del film e aiuta lo spettatore a capire le sensazione provate dal protagonista, il quale è il perno del cortometraggio stesso. Oscar, il protagonista, meravigliosamente interpretato da Luciano Virgilio, è un personaggio che suscita compassione ma mai pietà, un uomo che dimostra in continuazione l’amore per la moglie che sta per perdere e non si arrende mai, non cede di fronte al tragico destino.

La sceneggiatura è solida sia nei dialoghi sia nella costruzione narrativa e nella trattazione tematica: un film che tratta la morte e l’amore, la malattia e la perdita in modo naturale, magari poco approfondito in alcuni frangenti, ma sempre con la giusta grazia e il corretto garbo. Originale è la maniera di trattare il tema del ricordo, che contrappone la memoria digitale a quella fisica, reale, e tutto ciò ha un ruolo centrale anche per ciò che concerne la narrazione.

La fotografia rarefatta dai colori spenti ma intensi, eleganti grazie a ottimi giochi di luci e ombre, il montaggio pacato e i costumi: tutto è stato studiato e pensato per rendere il cortometraggio il più cinematografico possibile. A tratti mancano della potenza emotiva e della vera vicinanza ai personaggi, ma sono piccoli difetti per un film che dimostra il talento della Mascherini nel gestire un film dalla portata non indifferente. Un’opera da elogiare e stimare, realizzata con pochi mezzi ma con enorme cura e intelligenza. 

TORINO UNDERGROUND CINEFEST 2019

 

La regista e sceneggiatrice Emanuela Mascherini era presente al festival e ha cordialmente accettato di partecipare ad una breve intervista, riportata di seguito:

Innanzitutto, complimenti per il film che ho trovato molto delicato e coinvolgente. E’ un film che tratta di argomenti molto importanti come amore, dolore, malattia e morte, però il finale dà quasi un senso di speranza. Secondo te, si può considerare un lieto fine o comunque un finale non pessimista?

Io lo considero un finale aperto, di accettazione e di rielaborazione della realtà tramite il ricordo. C’è il tentativo del protagonista di mantenersi in vita attraverso la quotidianità, attraverso la ricerca quasi archeologica della ricostruzione di un ricordo che arriva attraverso della ritualità che riporta in vita il ricordo della persona scomparsa, che la fa essere sempre presente.

Prima si parlava della distribuzione in sala e di Netflix e volevo chiedere il tuo pdv su questo argomento così controverso e attuale.

Ben venga Netflix nel senso che è un’ulteriore opportunità distributiva importante. Penso allo stesso tempo che in maniera parallela vada protetta la sala, anche dagli stessi autori, che devono pensare delle opere che valorizzino il linguaggio cinematografico nel senso puro del termine, quindi dal punto di vista della sala, sennò non si capisce perché il pubblico dovrebbe uscire di casa per andare in sala a fare un determinato tipo di esperienza, che è un’esperienza unica, e un film che va in sala deve essere pensato per il grande schermo dal punto di vista del linguaggio. “Roma” di Cuaròn, che è uno dei più grandi esempi di distribuzione trasversale, è un film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia – e che l’ha vinta – e prodotto da Netflix, ma le sale hanno dovuto mostrarlo sempre di più perché il pubblico lo richiedeva. Penso che Cuaròn abbia fatto un’operazione intelligentissima perché ha dato vista ad un film dal punto di vista estetico e di contenuto raffinatissimo e Cinematografico nel senso più puro, quindi ha riportato le persone in sala.

Infatti, io ho avuto la fortuna di vedere “Roma” in sala e mi sarebbe dispiaciuto il contrario perché è un film molto curato ed elegante visivamente e sarebbe stato un peccato non vederlo sul grande schermo.

Esattamente, per questo dico che ha fatto un operazione molto intelligente riportandolo in sala e ben venga il dialogo tra la distribuzione classica e le nuove piattaforme. Sostengo però che la sala va protetta e ragionata per essere valorizzata.

Ho notato che il tuo film ha uno stile che tende al minimalismo. E’ stata una scelta pensata fin dall’inizio di attenersi a tale stile e, per esempio, di omettere flashback che mostrassero scene di vita di coppia passata dei personaggi?

Sì, assolutamente sì. Amo un linguaggio che è contaminazione tra finzione e realtà e questo minimalismo è la cifra che mi rappresenta e che, come spettatrice, mi arriva in maniera più efficace e quindi tendo a fare film che vorrei vedere. Come diceva Fellini: “dobbiamo essere i nostri primi spettatori”. Il mio obiettivo è quindi quello di restituire la mia idea di Cinema, e tutto è pensato in maniera minimale e tutto ha un significante, che va dal sound design alla scelta dei costumi e delle luci.

Un’ultima domanda, sempre parlando di “idee di Cinema”, le tue influenze principali quali sono?

Ti dico la verità, riferimenti diretti faccio sempre fatica a individuarli e se permetti preferisco non citarli. Sarebbero talmente tanti, a volte anche da cinematografie e registi che non amo e che mi aiutano a capire quello che vorrei evitare. Poi, ho registi che mi sono di riferimento e ho suggestioni che arrivano anche dalla video arte, dalla fotografia. Faccio sempre fatica a citare dei nomi perché sarebbe errato.

Ottimo, grazie per la disponibilità.

Grazie a te!

 

Si ricorda che la settima edizione della Torino Underground Cinefest avrà luogo nel capoluogo piemontese dal 22 al 28 marzo 2020. Un appuntamento imperdibile per gli amanti del buon Cinema!

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