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Uuquchiing – Recensione e intervista a Kevin Noguès

Cortometraggio francese sulla vita di un giovane ragazzo malato, che passa le giornate tra il lavoro in fabbrica e le visite ai nonni. “Uuquchiing” dell’autore francese Kevin Noguès lascia a bocca aperta per la classe e la naturalezza della messa in scena: il regista dirige una storia profondamente drammatica con leggerezza invidiabile, che non si traduce mai in superficialità, ma anzi riesce a coinvolgere dall’inizio alla fine. I movimenti di macchina sono eleganti e non scadono mai nel mero e futile virtuosismo, ma regalano al film un aria sognante e sospesa nel tempo irresistibile e coerente con ciò che viene raccontato.

Fotografia dai colori intensi, montaggio mai invasivo e sonoro impeccabile sono i segni di un’opera realizzata con grande cura e perizia. L’attore protagonista regala una prova di bravura encomiabile e il personaggio è delineato in maniera precisa e approfondita da Noguès, anche autore della sceneggiatura. Il film parla della solitudine dell’uomo, costretto a contare solo su se stesso, in un mondo sempre più alla deriva. Ciò è ancora più difficile per il protagonista, perché malato e per questo debole, non fisicamente, ma mentalmente perché la sua memoria vacilla e le relazioni con i cari non sono per niente facili a causa di ciò.

La vicenda si chiude con un finale commovente a livello narrativo e superlativo a livello di messa in scena. “Uuquchiing” si basa su un’idea di Cinema solida, che il Kevin Noguès porta avanti dal primo all’ultimo secondo grazie alla sua abilità registica e tecnica e alla capacità umana di parlare al cuore e al cervello dello spettatore.

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Di seguito l’intervista al regista Kevin Noguès, realizzata durante il festival. Domande e risposte sono riportate in forma scritta, prima in inglese e successivamente tradotte in italiano:

I have to say that when I watched your movie I felt uncomfortable, because I thought the protagonist was living a kind of nightmare. Was it your intention to be so obscure and, let’s say, dark?

I wanted the people who watch the movie to be the main character, so to feel uncomfortable, yes.

When you began the filming, the script was already completed or you’ve write also during the shooting?

I was thinking about many things during the shooting because it can add some great ideas, and that was the case during the shooting.

If a person asks you what’s the main theme of the film, what would be your answer? This because I can find different themes, like relationship, memory, illness, solitude, but what’s the most important theme?

I would say staggering. It’s the same when you make a movie, you are always staggering. As the main character, maybe my life at the time was staggering too.

Which are your inspirations for this movie? I mean, the directors you had in mind when you were writing and also filming the movie?

I think it’s always difficult to say it, because I don’t know the reason why I’m making this movie or the previous one. It happens, you start writing and then you shoot. The time I began to understand my own movie was when it was completed, because I’ve discovered things that were not present at the beginning.

Perfect, thank you for the time and again congratulation for the film!

Thank you!

Di seguito la traduzione in italiano dell’intervista al regista:

Devo dire che durante la visione del tuo film ho percepito una sensazione di disagio, perché ho pensato che il protagonista stesse vivendo una specie di incubo. Era tua intenzione essere così oscuro e cupo?

Volevo che le persone che guardavano il film diventassero il protagonista stesso, quindi che si sentissero a disagio, sì.

Quando hai iniziato le riprese, la sceneggiatura era pronta o hai scritto anche durante lo shooting?

Pensavo a molte cose durante le riprese perché il processo creativo è sempre in evoluzione e possono nascere nuove idee, e questo è stato il caso.

Se una persona ti chiedesse qual è il tema principale del tuo film cosa risponderesti? Questo perché posso intravedere molti temi, come le relazioni umane, memoria, malattia, solitudine, ma qual è il più importante per te?

Direi  l’instabilità. Lo stesso accade quando fai un film, esiti di continuo. Come per il protagonista, forse la mia vita al tempo stava barcollando.

Quali sono le tue ispirazioni per il film, ovvero i registi che avevi in mente quando hai scritto e diretto il film?

E’ sempre difficile rispondere a questa domanda, perché non conosco il motivo per il quale ho realizzato questo film o il precedente. Succede e basta, inizi a scrivere e poi a girare. Ho iniziato a capire il mio film quando questo era finito, in quanto ho scoperto aspetti diversi che non c’erano all’inizio.

Ottimo, grazie per il tempo e ancora congratulazioni per il film.

Grazie!

Ricordiamo che la settima edizione della Torino Underground Cinefest avrà luogo nel capoluogo piemontese dal 22 al 28 marzo. Un appuntamento imperdibile per gli amanti del buon Cinema!

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