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Pain – il peso di colui che è diventato oltreuomo

Pain: il peso dell'oltreuomo

Vi sono personaggi che restano legati nell’animo di ognuno di noi. Protagonisti, per lo più, che grazie ai loro immensi poteri, alle loro illimitate capacità, alle loro abilità, diventano artefici di grandi ed epiche imprese. L’universo supereroistico ha abituato la nostra quotidianità a queste scenari, spingendoci, il più delle volte, a tifare per quelli che sarebbero poi diventati i nostri beniamini di sempre.

Ma da molti anni che la cultura occidentale, grazie soprattutto all’evoluzione generazionale, ha fatto si che nel proprio mondo entrassero tutti quei protagonisti che si annoverano, oramai, nell’Olimpo degli eroi. Sin dai tempi di Ken il Guerriero fino ad arrivare a Goku, gli adolescenti prima e gli adulti dopo hanno sempre inquadrato questi prodotti della fantasia come veri e propri miti, creando una culto che ha finito per renderli vere e proprie icone.

Chiunque di noi, almeno una volta nella vita, ha sognato di fare un Goshi Retsu Dan o di lanciare una Kamehameha. Siamo cresciuti con questi eroi votati interamente al bene, alla difesa dell’umanità, nonostante i loro poteri cosmici fossero in grado di distruggere l’intero mondo.

Eppure, come abbiamo accennato in un articolo di qualche mese fa, la stessa cultura occidentale (complice, forse, quel cambio generazionale) ha iniziato a strizzare l’occhio al cosidetto villain. Ed è così, infatti, che tra i vari fan è Vegeta ad aver conquistato notorietà e importanza, rivalutando, in positivo, la sua figura e la sua importanza nell’universo Dragonball.

Questi cattivi si autoeducano mediante quel bene che un tempo non gli apparteneva. Compiendo, tra l’altro, una strada di vera e propria redenzione. In qualche articolo fa parlammo di Madara Uchiha e della sua enorme complessità. In questo articolo tocca ad un’altra figura importante: Pain.

Pain: storia e antefatti

Pain: il peso dell'oltreuomo

Il personaggio di Pain è inserito all’interno dell’universo Naruto, scritto e disegnato da Masashi Kishimoto. È, insieme ai pochi protagonisti del manga/anime, uno dei più potenti in assoluto. Volendo tracciare una panoramica sulla sua vita, è giusto partire da un aspetto: la vita di Pain si intreccia profondamente con l’intera storia di Naruto. Ma procediamo con ordine, dal momento che attorno a questo personaggio vi sono diversi aspetti da segnalare.

Pain: il peso dell'oltreuomo

Primo fra tutti: il suo vero nome è Nagato Uzumaki. Veniamo a conoscenza di questo personaggio già durante l’episodio 128 della serie Naruto Shippuden (episodio 372 se guardiamo al manga). Egli restò orfano di entrambi i genitori durante la terrificante Terza Grande Guerra Ninja, triste sorte comune ai tanti che, come lui, risiedevano all’interno del Villaggio della Pioggia, il teatro di guerra più dilaniato dal conflitto.

Sin da piccolo conobbe e crebbe assieme a due amici, anche loro rimasti orfani: Yahiko e Konan. I tre cercarono di sopravvivere come meglio potevano, fronteggiando anche la povertà che la guerra tende a produrre con le sue devastazioni. Povertà che un villaggio inizialmente neutrale non aveva mai voluto. Tuttavia, un giorno, vengono trovati al freddo e sotto alla perenne pioggia, da uno dei tre ninja leggendari del Villaggio della Foglia: Jiraya. Vengono cresciuti e allenati da quest’ultimo, col solo scopo di vivere all’interno di un mondo sempre più difficile.

Pain: il peso dell'oltreuomo

Fin da subito il maestro Jiraya si accorse di una importante peculiarità: Nagato era possessore del Rinnegan, la più potente tecnica oculare, appartenente all’Eremita delle Sei Vie. Eppure, nonostante l’immenso potere, Nagato non sembra subire la forza e il peso di quell’occhio. Anzi, grazie ad esso migliorò sempre più le sue abilità, usandole per il bene dei suoi compagni e non sentendosi per niente diverso o inferiore.

Cresciuti, Jiraya decide di lasciarli al loro destino. E Nagato e compagni, facendo leva sulle terrificanti esperienze personali, decidono di fondare un’organizzazione, il cui obiettivo principale era quello di portare la pace nel mondo, senza l’uso della violenza…

L’Akatsuki.

Pain: il peso dell'oltreuomo

Ma si sa. L’uomo non impara mai, neanche all’interno di un mondo fantastico come quello di Naruto. Hanzo, il temibile leader del Villaggio della Pioggia, assieme a Danzo Shimura, uno dei “senatori” di Konoha, nonché acerrimo avversario di Hiruzen Sarutobi, timoroso dell’enorme consenso che dell’Organizzazione stava acquisendo e, inoltre, preoccupato di un eventuale colpo di Stato da parte di quest’ultimo, rapisce Konan.

Messa in ginocchio dal viscido gesto, Yahiko, per salvare la vita della sua compagna e i piani dell’Akatsuki, decide di compiere un gesto estremo: suicidarsi. E lo fa gettandosi sul kunai che in quel momento Nagato stringeva tra le mani, abbracciandolo, in una scena commovente, come ultimo gesto.

Pain: il peso dell'oltreuomo

Un urlo. Così Nagato strappa quel silenzio che si era creato dopo la morte del compagno. E gli insegnamenti di speranza e umanità che il maestro Jiraya gli ha lasciato cedono il passo alla furia cieca dell’odio e della vendetta. Infatti, l’Uzumaki, ormai privato del suo cuore, prende il possesso dell’Akatsuki, uccide il Hanzo e i suoi alleati e diviene il nuovo leader del Villaggio della Pioggia. Nasce Pain.

Nella seconda parte del manga, Nagato, sfruttando il potere del Rinnegan e usando i corpi di sei persone decedute, tra cui quello di Yahiko, per operare al meglio i cinque tipi di chakra che solo quel potente occhio può donare, comincia così ad occuparsi del suo piano: catturare le Nove Forze Portanti e usarle per portare dolore al mondo intero, unica strada percorribile per porre fine agli eterni conflitti.

Pain: il dolore che trascende

Pain: il peso dell'oltreuomo

Non siamo nient’altro che comuni esseri umani che cercano vendetta in nome di quella che essi chiamano giustizia. Ma se accettiamo la vendetta come giustizia, allora dobbiamo aspettarci che tale giustizia genererà inevitabilmente nuova vendetta. E questo è l’inizio di un nuovo circolo di odio.

(Pain)

Molte volte si è insistito sulla concezione per cui Naruto non sia un banale e semplice manga di intrattenimento. Teorie che trovano una loro conferma qualora osservassimo la serie nella sua intera profondità, dal momento che attinge a pensieri filosofici importanti, i quali, a loro volta, si adattano pienamente alle idee espresse dai vari personaggi.

Pain. Quello che sembrerebbe essere un semplice antagonista, uno dei tanti che Naruto deve affrontare, nasconde, in realtà, un mosaico di riflessioni. Tutto questo fuoriesce gradualmente, mostrando a noi spettatori un vero e proprio percorso come solo Naruto ci ha abituato. Egli si presenta come un essere freddo, cinico, calcolatore, impassibile dinanzi al mondo intero. È a capo dell’Akatsuki, un’organizzazione criminale, il cui obiettivo è quello di dominare il mondo. Insomma, una trama già nota.

Tuttavia è lecito porsi una domanda: è davvero così? Pain è il classico Lord Freezer che distrugge per il proprio piacere? Eppure, dietro ai quei Rinnegan, a quelle barre di chakra sparse per l’intero corpo; dietro al viso crucciato, triste, apatico, stanco per le numerose sofferenze, si nasconde una persona che da bambino, nonostante gli orrori, ha sempre nutrito una sensibilità, una timidezza e affetto verso il prossimo. Quei Rinnegan vedevano una luce nel buio pesto dell’umanità. Allora come si diventa Pain?

Nagato compie un processo lineare. Ciò che lui incarna, il dolore, è insito sia nell’uomo e sia all’interno di ogni creatura. Tutto è dolore. Tutto è sofferenza. È una condizione che prescinde all’interno dell’umanità. Per Pain siamo destinati a soffrire perché i nostri desideri sono votati all’insoddisfazione e all’essere offesi dai mali. Egli vede morire la famiglia, il Villaggio e gli amici. Il dolore lo plasma e capisce che è importante non solo perché esso è nel mondo, ma è il Principio stesso da cui il mondo dipende.

Pain: il peso dell'oltreuomo

Pain porta all’estremo il concetto stesso di dolore. Comprende che solo tramite una sofferenza universale l’umanità intera è destinata ad educarsi. L’uomo si autolacera. Ogni aspetto del suo animo è votato a perire in una catena di frustrazioni. Il dolore costituisce la legge profonda della vita. Ciò che distingue i casi e le situazioni umane è solo il diverso modo e le diverse forze in cui esso si manifesta.

Pain: il peso dell’oltreuomo

Pain: il peso dell'oltreuomo

Paradossalmente, Pain vede nel dolore l’unica via percorribile per educare. Si autoproclama portavoce di questa concezione, dal momento che il mondo intero debba soffrire affinché capisca la sua vera importanza ed essenza. Pain, così facendo, ascende. Infatti, durante un dialogo con il maestro Jiraya, dirà:

Il dolore mi ha fatto crescere. Persino un ragazzino ingenuo ed infantile come me è stato costretto a maturare tramite la sofferenza. Alla fine il dolore domina tutto: pensieri e parole […]. Mi scusi maestro, ma lei è e rimarrà sempre un uomo mentre io, invece, tramite il supplizio eterno sono diventato qualcosa di superiore… Mi creda, ora non sono più un uomo: sono una divinità. Raggiunto questo livello, i pensieri e le parole acquistano un significato assoluto[…]. In questo momento, il mondo è ancora in fase di crescita, non si è ancora stabilizzato, e il dolore lo aiuterà a maturare. Ma per agevolare il processo di crescita e di consapevolezza, c’è bisogno della mano di un essere superiore. Il mondo adesso è come un bambino che ha bisogno del mio aiuto per crescere bene.

Dichiara, senza troppi giri di parole, di essere diventato una divinità. Tuttavia, la sua, non è una banale presunzione. Vi è, senza dubbio, una rilettura superomistica nietzschana, per cui egli – da oltreuomo più che da divinità – è stato in grado di aver accettato la sua dimensione tragica dell’esistenza. Ha retto la perdita di ogni certezza e valore assoluto. Si pone come volontà di potenza. Procede oltre il nichilismo. È un uomo-oltre-l’uomo, il quale ricerca dall’esterno il proprio destino e il senso del mondo, capace di creare nuovi valori, rapportandosi in modo inedito alla realtà.

Non è un caso che egli sia possessore del Rinnegan, l’abilità oculare suprema che si sviluppa (o si evolve) solo dopo aver subito un altissimo grado di sofferenza.

Arrivati a questo punto è lecito porsi un grande interrogativo: a che prezzo Pain è diventato oltreuomo? Vi è intrinseca una rinascita. Ma questa è accompagnata da una completa rottura con il proprio precedente essere. Un atto di coraggio che consente la distruzione in sé di tutto il passato, della storia, delle tradizioni, di tutta la morale millenaria che costituisce il vecchio uomo e mondo.

Pain: riflessioni conclusive

Pain: il peso dell'oltreuomo

Tornando un attimo al manga, Pain ha sofferto e volutamente decide di soffrire. Egli, nella celebre “Saga della profezia del maestro e della vendetta”, avrà uno scontro contro il maestro Jiraya. A perire, purtroppo, sarà proprio il ninja leggendario, il quale resterà incredulo dinanzi alla sua potenza, consapevole ormai di aver perso del tutto quel timido e sereno ragazzo di un tempo.

Pain, inoltre, arriverà a compiere un ulteriore gesto estremo: radere al suolo Konoha usando lo Shinra Tensei, un’abilità in grado di usare la forza di gravità. Questo lo porterà indubbiamente allo scontro contro Naruto, il quale, però, ricorrerà sia al potere eremitico e sia (in parte) al potere della Volpe a Nove Code per sconfiggerlo. Ed è qui che tutto improvvisamente cambia.

In un dialogo con Naruto, Nagato, ridotto allo stremo, racconta la sua vita. Naruto resta impassibile, inerme dinanzi alle sue parole pronunciate con tanta sofferenza e rabbia. Eppure, all’interno di quella roccaforte di odio, Nagato si accorge di essere un umano come tutti. Inizia a rivedere il suo passato. Penetra nei suoi ricordi e nella sua coscienza, anche grazie alle risposte pungenti che Naruto stesso gli dà.

I nostri cuori possono sanguinare, provare quel dolore che Pain ha subito. Ma questo deve essere declinato e tramutato in una vera e propria speranza, garantendo al prossimo una esistenza priva di dolore. Pain, infatti, dona la sua vita e ripone tutto se stesso in quel ragazzo biondo perché, sebbene anche lui abbia sofferto, crede che il dolore possa servire da catarsi per salvare il mondo. E garantire quella pace che tanto ambiva.

I ricordi più preziosi sono tutto ciò che devono aiutarci a vivere la vita e l’intera esistenza. Anche ad affrontare i pericoli e le sofferenze più atroci, senza cedere all’abisso nero dell’odio. Questo è tutto ciò che Naruto ci insegna. Questo è tutto ciò che Pain ci trasmette.

 

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