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I Fratelli Sisters – Un Dramma Western Crepuscolare

L’obiettivo di rivestire il genere western di riflessioni emotive e sentimenti profondi non è certamente nuovo, ma spiazza sempre per la rarità del suo verificarsi. Nonostante il genere sia da esplorare, da ampliare e offra spunti potenzialmente infiniti, i registi contemporanei non riescono quasi mai a far respirare il proprio western solamente con gli umori dei suoi protagonisti.


Ultimamente ci ha provato Hostiles di Scott Cooper, ma cambiando strada in corso d’opera, ci è riuscito La Ballata di Buster Scruggs ma solo a tempi alterni, e non poteva essere altrimenti data la sua struttura. Bisogna tornare indietro addirittura al 2007, ovvero l’anno di uscita di quel capolavoro di Andrew Dominik che è L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Fordper ricordare un dramma western davvero impeccabile, se escludiamo i due exploit di pastiche del genere forniti da Tarantino con Django Unchained e The Hateful Eight.

L’autore francese Jacques Audiard esce dai suoi canoni e dalla sua lingua madre, e con I Fratelli Sisters riesce a dirigere un western molto atipico, nel quale i sentimenti dei personaggi vengono prima della corsa all’oro, in un film che, nonostante le ambientazioni che mostra e le azioni che racconta, riesce a mostrarsi delicato e riflessivo, senza disdegnare momenti di black humour.

Eli e Charlie Sisters (un eccezionale John C. Reilly e il grande Joaquin Phoenix) sono due fratelli criminali che rispondono agli ordini del Commodoro dell’Oregon. Il loro compito è trovare Hermann Kermit Worm, un cercatore d’oro fuggito verso la California, e ucciderlo; per scovare Worm, i fratelli assoldano John Morris, un esperto cacciatore di taglie. Quando Morris e Worm (interpretati perfettamente da Jake Gyllenhaal e Riz Hamed) si incontrano, però, scopriamo quale prezioso segreto nasconde il fuggitivo: grazie alle sue qualità di chimico, Worm è riuscito a creare una sostanza che riesce a rendere evidente l’oro nel letto dei fiumi, così da renderne la ricerca nettamente meno faticosa.

Morris, allora, deciderà di diventare socio di Worm. La prospettiva dei due non è quella di arricchirsi a dismisura, bensì quella di creare una collettività basata sulla parità, sulla fratellanza e su un’idea di condivisione che oltrepassi il concetto di proprietà. In altre parole, l’ideale che Worm trasmette a Morris è quello di una società a forte stampo comunista, un elemento sicuramente particolare e originale, se pensiamo al contesto western. I fratelli Sisters, però, troveranno i due fuggitivi prima che riescano a far perdere le proprie tracce.

Le due coppie

La prima parte di film è maggiormente incentrata sull’azione, sulle corse a cavallo e sulle pistolettate tra avversari. Queste sono le sequenze nelle quali Audiard abbraccia i canoni del cinema western, lo esalta, ponendo la ricerca dell’oro nello sfondo e presentandoci i fratelli Sisters da una parte e Morris e Worm dall’altra, seguiti in montaggio alternato.

Eli e Charlie hanno due personalità profondamente differenti: il primo, fratello maggiore, è il più responsabile e sensibile, prima di dormire odora lo scialle che apparteneva a una persona che ha amato ed è molto legato al suo cavallo; il fratello minore è molto più istintivo ed esagitato, ha il vizio dell’alcool e spesso agisce per puro impeto, senza farsi domande.

Le loro due anime opposte si incontrano nell’amore che nutrono uno per l’altro, un affetto fraterno che va oltre le differenze, che porta Eli a proteggere Charlie quando è ubriaco, ad esempio, oppure fa sì che Charlie trovi la forza di prendersi cura di Eli quando questo viene morso da un ragno. La relazione di sangue e il successo nel proprio lavoro è il segreto dell’unione dei fratelli Sisters, un cognome che significa ‘sorelle’ e che rimanda a un tipo di rapporto più femminile e dolce, se ragioniamo per mere generalizzazioni. Infatti, i due condividono un legame di profondo affetto.

Morris, invece, riesce a intercettare Worm abbastanza facilmente. Il ricercatore, come detto, una volta catturato confessa il suo segreto al cacciatore di taglie, impietosendolo prima e incuriosendolo poi. Una volta entrati in società, Eli confessa il suo ideale di comunione socialista e conquista definitivamente Morris. Il loro rapporto è a tutti gli effetti un amore platonico. Non lo esprimono mai in maniera fisica, ma si guardano come degli amanti, si cercano, collaborano, condividono un progetto di vita. Inoltre, la presenza proprio di Jake Gyllenhaal in questo ruolo è un richiamo troppo forte a Brokeback Mountain, la perla di Ang Lee che ha sovvertito le tipiche aspettative sulla figura del cowboy.

Con la costruzione di queste due coppie sembra proprio che Jacques Audiard voglia capovolgere la figura del macho da film western, reso famoso da uomini come Eastwood e Wayne, in favore di due legami, quello fraterno e quello basato su ideali, tra quattro uomini. Questo è certamente uno dei temi più originali de I Fratelli Sisters.

L’incontro

Dopo i primi tafferugli, i fratelli Sisters e la coppia Morris-Worm arrivano ad avere fiducia reciproca, grazie alla scelta dei Sisters di non lavorare più per il Commodoro e il patto tra i quattro che sancisce la divisione di tutto l’oro che troveranno grazie alla formula di Worm.

In questo frangente il film rallenta, i colpi di pistola cessano per far spazio alle nuove conoscenze, a una maggiore quiete, alla ricerca dell’oro nel letto del fiume, ai personaggi e ai loro pensieri. Eli parla spesso con Worm, i due sono molto simili perché sensibili e intelligenti, per il maggiore dei fratelli Sisters questa è l’occasione di confrontarsi finalmente con qualcuno che riesce a capire le sue preoccupazioni profonde. Eli confesserà così il proprio complesso di inferiorità nei confronti del fratello minore, legato a un doloroso episodio passato .

Contestualmente, Charlie e Morris superano le iniziali reticenze e stringono un buon rapporto; questa è l’occasione per vedere due mostri sacri di questo secolo, Joaquin Phoenix e Jake Gyllenhaal, che si dividono magistralmente la scena, e per capire il percorso di redenzione che i due uomini stanno iniziando a intraprendere dopo tanti spargimenti di sangue.
Forse il regista avrebbe potuto dedicare ancora più spazio a questi temi, concedendo più tempo all’esplorazione della psicologia dei personaggi, splendidamente adattati dal romanzo omonimo di Patrick deWitt.

La poetica

I Fratelli Sisters non ha grosse pecche dal punto di vista tecnico. Spicca la splendida regia di Jacques Audiard, la fotografia pulita di Benoît Debie e la divertente colonna sonora composta da Alexandre Desplat, la cui direzione musicale è ormai una garanzia di qualità.
Audiard crea un film di confine partendo da un genere che spesso racconta storie di frontiera. I confini della vicenda, però, non sono mai fisici, si tratta della sottile linea tra amore e odio nel rapporto fraterno, quella tra ideale e utopia nel progetto di Worm e Morris, quella tra desiderio e avidità nella ricerca dell’oro.
Questo concetto è reso visivamente dal regista attingendo ancora una volta da uno dei capisaldi del western: il crepuscolo. Con la sua opera, Audiard ci regala alcuni fotogrammi impressionanti.

I fratelli Sisters è un dramma western crepuscolare a tutto tondo, attraverso l’incertezza dei climi e l’alternanza delle fasi del giorno, il film suggerisce costantemente una mesta idea di tramonto. Non è solo evidente il tramonto della carriera di Eli e Charlie, investiti da una forte nostalgia di casa, ma il tramonto storico del selvaggio Far West e gli albori della società moderna, figlia della corsa all’oro e del sangue che in tanti hanno versato per averlo. E con la fine del West, forse, Audiard intravede il tramonto del Western puro, salutato con nostalgia e amore, in favore di un genere meno dinamico, più emotivo, e avvolto in un eterno crepuscolo fatto di tantissimi, impercettibili confini.

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